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Nuova Zelanda e cinema, si teme la concorrenza

Lo chiamano il 'tocco' di Peter Jackson, ma potrebbe ben presto perdere efficacia. La Nuova Zelanda, importante centro per l’industria cinematografica mondiale, grazie anche al successo del regista del Signore degli Anelli, potrebbe presto perdere in appetibilità, a favore di altre location più economiche.

Indubbiamente il visionario regista neozelandese, proiettato al successo internazionale per la trasposizione cinematografica della trilogia di Tolkien, ha messo Wellington nella mappa delle location cinematografiche più richieste al mondo. A parte la natura incontaminata e i paesaggi mozzafiato, il Paese oceanico, e la sua capitale in primis, offrono anche strutture logistiche all’avanguardia per la produzione di film d’azione e cartoni animati.

Questo primato duramente conquistato, però, potrebbe essere facilmente perso perché sempre più Paesi cercano di attirare le grandi produzioni cinematografiche, promettendo condizioni di favore e, spesso, bassa manodopera. Per il momento Steven Spielberg ha confermato che il secondo film di 'Tin Tin', a cui seguirà probabilmente un terzo, sarà diretto da Jackson. Le riprese cominceranno non appena il regista kiwi avrà terminato la produzione dello 'Hobbit', il film tratto dal romanzo di Tolkien che vede Ian McKellen e Martin Freeman tra i suoi interpreti e che verrà inaugurato proprio a Wellington il prossimo novembre. Proiettata nelle sale lo scorso anno, la prima avventura cinematografica di 'Tin Tin', intitolata 'Il segreto dell’unicorno', ha finora incassato 371 milioni di dollari in tutto il mondo e il secondo episodio promette di essere un altro hit. La posta in gioco è alta. Più di 360 milioni di dollari neozelandesi (224 milioni di euro) sono stati spesi in Nuova Zelanda (di cui almeno 100 nella sola città di Wellington) e 1500 persone sono state impiegate per la produzione della prima puntata di 'Avatar', il blockbuster fantascientifico di James Cameron che ha stracciato il record di utili registrato dal Titanic. Centinaia di animatori digitali hanno lavorato per anni sulle complesse immagini generate al computer. Il gruppo Weta ha anche prodotto il disegno concettuale, i costumi, le armi e le attrezzature per il film ecologista.

Dal 2003 il Governo di Wellington ha versato 189,4 milioni di dollari (118 milioni di euro) alle produzioni straniere. Sforzi che hanno contribuito alla generazione, per la produzione cinematografica locale, di profitti esteri per 542 milioni di dollari (338 milioni di euro) nel solo 2009, ponendo il Paese al terzo posto mondiale dopo Canada e Gran Bretagna in questo settore di business.

Molti Paesi hanno fiutato l’affare e sono ora messi sul mercato con pacchetti concorrenziali. La Corea del Sud, per esempio, ha recentemente annunciato che investirà 178 milioni di dollari Usa nell’industria computer graphics, con un focus sulla tecnologia 3D, in un chiaro tentativo di inserirsi in un business altamente profittevole, riportato in auge proprio da Avatar. Incentivi fiscali sono stati anche promessi dallo Stato della California, che ha annunciato crediti per almeno il 20% delle spese, e quello della Florida che lanciato nei giorni scorsi un pacchetto di incentivi fiscali dal valore di 300 milioni di dollari per varie industrie, quella dell’intrattenimento compresa. Molti Stati statunitensi stanno approntando pacchetti simili per riportare l’industria cinematografica entro i confini americani, dopo l’esodo di massa degli ultimi anni a causa degli alti costi di produzione interni. Altri Paesi in prima linea sono il Canada, la Repubblica Ceca, Irlanda e Messico.