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Ritrovata la Santa Maria? Pare proprio di sì!

I ricercatori dell’Underwater Science Office dell’Indiana University (IU, Bloomington, USA) stanno verificando la possibilità che il relitto della Santa Maria, (caravella del primo viaggio di Cristoforo Colombo nelle Americhe) possa trovarsi al largo della costa di Haiti.
Il professor Charles Beeker ha dichiarato che, dopo le immersioni, le prime ispezioni della zona, la valutazione dei dati di telerilevamento e lo studio della documentazione storica, i riscontri sembrano decisamente promettenti: “La prova sembra convincente; tanto che l’Indiana University è pronta ad intraprendere un’indagine completa per determinare se questo relitto è effettivamente quello della Santa Maria. Forse l’indagine avverrà proprio quest’estate”.
Barry Clifford è stato l’esploratore subacqueo che, nella zona vicina a Cap-Haitien, per primo ha intercettato la “probabile” Santa Maria. La scoperta del reperto troverebbe in effetti corrispondenza con la zona vicino la quale Colombo aveva riferito di essersi arenato nelle prime ore del mattino, il giorno di Natale del 1492. In un’esplorazione precedente del luogo, Clifford aveva anche fotografato quello che sembrava essere un cannone lombardo in ferro battuto (che però è stato in seguito trafugato).
Il naufragio della S. Maria è il primo naufragio europeo nelle Americhe storicamente documentato: un evento significativo e parte di quel momento storico cruciale che ha stabilito un contatto permanente tra il vecchio e il nuovo mondo. L’equipaggio di Colombo e la popolazione locale degli indiani Tainos riuscirono a salvare gran parte della nave, inclusi i materiali utilizzati per costruire la fortezza di La Navidad (dove l’esploratore lasciò 39 persone del suo equipaggio prima di tornare in Spagna con le altre due caravelle, Niña e Pinta).
Le ricerche in atto sulla scoperta del relitto includeranno una spedizione di subacquei scientifici e scavi archeologici sottomarini, in modo da determinare se i materiali rinvenuti sono effettivamente riconducili a navi della fine del XV secolo. La prossima fase del progetto si concentrerà quindi sul recupero dei manufatti e sulla loro analisi. Se i risultati della ricerca avranno esito positivo saranno avviati scavi più completi.
Geoffrey Conrad, professore emerito di antropologia presso l’Indiana University e socio di Beeker nella sua attività di ricerca archeologica nell’area caraibica, è praticamente certo che la scoperta sia autentica. Beeker, che si trova attualmente a Bayahibe (Repubblica Dominicana) per condurre la ricerca, ha realizzato diverse esplorazioni archeologiche nella regione per oltre 20 anni.
In qualità di specialista delle aree marine protette, il suo contributo è stato determinante per la creazione di numerosi “Musei Vivi Subacquei” patrocinati nella Repubblica Dominicana da USAID per proteggere le risorse culturali sommerse e la biodiversità di queste aree, ricche di reperti (da ricordare: il relitto del Quedagh Merchant del 1699 – sulla costa di Catalina Island, al largo della città turistica di La Romana, nel sud-est del paese – che risulta essere l’ultima nave del pirata Capitano William Kidd).
Beeker mira a coniugare la ricerca archeologica e storica di Santa Maria con l’istituzione di un altro “Museo Vivente” ad Haiti. La ricerca in corso da parte dell’Indiana University include anche l’esplorazione del possibile sito archeologico riguardante la “Flotta Perduta” di Colombo nella Baia La Isabela, sulla costa nord della Repubblica Dominicana (molte delle navi di Colombo andarono infatti perdute nel 1495, durante il secondo viaggio di esplorazione delle Americhe). (TTC) (Foto Indiana University)