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Senegal, a spasso per il delta del Sinè-Saloum

Palme da cocco a perdita d’occhio, baobab secolari e mangrovie che rivestono interi bracci di mare: una vegetazione unica al mondo racchiusa in 180.000 ettari di acqua, sabbia e sale.
È' questo il Delta del Siné-Saloum, il più famoso fiume senegalese che sfocia nell’Atlantico. Tutta la zona a sud della penisola di Capo Verde è considerata una delle più belle dell’Africa Occidentale, dove migliaia di canali creano un arcipelago di isole in parte incontaminate e in parte abitate da tradizionali villaggi di pescatori e dove è conservato uno degli ecosistemi più ricchi e vari del continente africano.
Non stupisce che dal 1976 l’area sia per la maggior parte protetta con l’istituzione del Parco Nazionale del Delta del Saloum e che ben 145.811 ettari del territorio siano stati designati Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO nel 2011.
Una regione unica che è riuscita a conservare le tradizioni di un tempo come la pesca, la coltivazione di arachidi e la costruzione di piroghe. Queste piccole imbarcazioni oggi sono utilizzate per escursioni turistiche che da villaggi come Ndangane - attraverso stretti bolong (canali) - portano alle isole; o per la pesca turistica, di cui uno dei centri principali è Foundiougne, un tempo avamposto coloniale francese ed oggi meta imperdibile per gli appassionati di questo sport.

È nel Delta del Siné-Saloum che sono conservate almeno due delle attrazioni principali del Senegal. La prima è il Baobab sacro, il secondo albero più grande dell’Africa. Il suo tronco ormai cavo può ospitare fino 15 avventurosi che, passando da una stretta apertura, potranno arrivare nel cuore dell’albero. I Baobab sono alberi importantissimi nella cultura senegalese: le sue foglie hanno proprietà curative che solo i marabuot, gli “stregoni” dei villaggi conoscono e i suoi frutti (chiamati 'pane delle scimmie') sono deliziosi.
Sono alberi dal forte valore anche religioso: quasi ogni villaggio ha il suo albero sacro a cui rendere omaggio e rivolgere le proprie preghiere; molto spesso si tratta di baobab secolari.
Addirittura nelle cavità dei baobab fino al 1960 venivano sepolti i Griot, i tradizionali suonatori che ancora oggi animano le feste dell’Africa Occidentale. Questo perché non erano considerati degni di essere sepolti nella terra che si erano rifiutati di lavorare in vita.
L’albero millenario è oggi gestito da una cooperativa di villaggi locali, organizzati per guidare i turisti all’interno del maestoso tronco e per vendere i bellissimi manufatti locali ai piedi delle sue enormi radici.

Imperdibile è anche una visita a Joal e Fadiouth due villaggi collegati da un ponte e che condividono il municipio e un florido commercio di pesce e prodotti agricoli. Mentre Joal si trova sulla terraferma, Fadiouth è interamente costruito su un’isola di conchiglie che raggiungono gli 8 metri di profondità e che creano vere e proprie strade su cui è vietato ogni trasporto motorizzato. Le conchiglie, trasportate lì centinaia di anni fa dal mare, sono oggi utilizzate anche per l’architettura delle case e per l’artigianato locale. Fadiouth, caratterizzato anche da bellissimi granai costruiti su palafitte per scongiurare i danni dell’alta marea, è inoltre noto per essere un esempio di convivenza pacifica tra cristiani e musulmani, che insieme governano il villaggio e che addirittura condividono il cimitero. Le mezzelune rivolte a La Mecca e le croci cristiane si alternano su tutta una collina di conchiglie in un’armonia perfetta.

I numerosi lodge della zona - situati soprattutto a Ndangane, Dijfere e Palmarin, i centri più turisticamente attrezzati della zona e raggiungibili da Dakar in 3 ore di auto - organizzano escursioni per visitare entrambe le attrazioni. Non solo, un soggiorno in Senegal riserva ogni giorno un’attività diversa: una gita in barca, una battuta di pesca, o una visita ai villaggi dell’etnia sérèr. Sono mete imperdibili per scoprire la ricchissima cultura senegalese: dalle feste al ritmo dei balli tradizionali e della musica dei tam-tam ai ricchi mercati di prodotti tessili e artigianato. O ancora, per assaporare la cucina del posto che, a detta degli africani, è la migliore di tutto il continente Nero.

Con un clima fresco e secco, il periodo migliore per visitare il Delta del Siné-Saloum va da novembre a marzo, mesi ideali anche per il birdwatching, l’osservazione delle centinaia di specie di uccelli durante la stagione migratoria.

Marco Besana e Ilaria Brusadelli