Skagway, la porta per l'oro del Klondike

Anni ’90 dell’Ottocento. Tre amici, un californiano e due mezzi indiani, stanno da tempo cercando l’oro in una zona del Nordamerica non proprio ‘friendly’ dal punto di vista climatico e ambientale, ma ricorrente nelle narrazioni che sulla frontiera passavano da un cacciatore all’altro, per via che ogni tanto qualcuno si imbatteva in qualche frammento d’oro: il Klondike River.
Il tempo passa senza grandi risultati quando un giorno, a causa di una lite con un altro cercatore ‘vicino’ (80 km), pensano bene di spostarsi verso un posto fuori mano, il Rabbit Creek. Neanche a farlo apposta, appena il tempo di insediarsi, che uno di loro pesca nel fiume una pepita di dimensioni giganti: è il 16 agosto 1896.
I tre si precipitano per farsi registrare la concessione e sulla strada raccontano della scoperta a tutti quelli che incontrano. E’ l’inizio della più gigantesca, folle, disperata e ricca ‘corsa all’oro’, una storia che finì per coinvolgere gente di tutti i generi, compreso un romanziere come Jack London, che la rese immortale. Oltre 100.000 persone si riversarono nel Klondike, si mischiarono cercatori e delinquenti, sorsero (e poi sparirono) città intere, una fiumana di abbacinati che avevano una sola cosa in testa, l’oro, e per raggiungerlo non esitavano a sostenere le prove più dure, immersi nel clima disumano e rischiando ogni giorno la vita.
Solo in 40.000 riuscirono a farsi registrare una concessione e di essi una parte minima ottenne la ricchezza, o almeno l’agiatezza, che aveva cercato con tanta determinazione. Nel 1899 tutto era concluso, si spegnevano le luci sull'oro del Klondike. (cv)
Skagway, lo scalo più settentrionale della rotta navale di sud-est da Seattle e Vancouver, era in origine una stazione commerciale nata in gran fretta nel 1897 per soddisfare le esigenze dei pionieri della corsa all’oro del KIondike, in procinto di partire verso l’ignoto e bisognosi di tutto, dalla vanga alla carne secca.
Passata da insediamento costituito da una sola baracca a città di 20.000 abitanti nel giro di soli tre mesi, dove dilagavano malattie e violenti fuorilegge, Skagway fu definita un “inferno in terra”. Vantava più di settanta bar e centinaia di prostitute ed era sotto il controllo di bande di criminali, come quella che faceva capo al famigerato Jefferson Randolph Smith, detto 'Soapy' che truffava gli ingenui cercatori d’oro, convincendoli a giocarselo o sottraendo loro tutto il prezioso metallo.
La corsa all’oro terminò nel 1899, ma la contemporanea realizzazione della linea ferroviaria White Pass and Yukon Route Railroad da Skagway a Whitehorse, la capitale dello Yukon, assicurò a Skagway la sopravvivenza. Oggi, gli ottocento residenti della cittadina, che vivono soprattutto di turismo, si sono dati una gran pena nel cercare di mantenere (o di ricreare) l’aspetto originale delle loro case e nel valorizzare l'epopea della corsa all'oro. Con un flusso regolare di visitatori e numerose navi da crociera che fanno tappa, ne hanno tratto un benessere meno luccicante, ma certo più solido di quello dei loro antenati.