Australia, avvertenze per chi vuole tentare la sorte

La crisi globale, ammesso sia questo il termine più adatto per definire un periodo intriso di malesseri laconici e la voglia di modernità reale, ha portato alla nascita di una nuova diaspora italiana negli ultimi cinque anni. Sempre più laureati e professionisti, la famosa fuga dei cervelli per intenderci, decidono di abbandonare il Bel Paese per cercare fortuna all’estero.
Parte di questi finisce in Australia. Secondo l’ultimo censimento del 2010, circa un milione di persone hanno ascendenze italiane e rappresentano il secondo gruppo etnico, dopo quello britannico. La maggiore densità di immigrati italiani è concentrata nell’area metropolitana di Melbourne.
Tuttavia, non è da tutti emigrare nel Down Under. Se si hanno meno di trenta anni, il modo più semplice è ottenere un “working holiday visa”, è un visto di un anno per una vacanza di lavoro, in cui si ha la possibilità di lavorare solo nell’industria agricola (di solito, come raccoglitori di frutta, un lavoro molto pesante) e per diversi datori di lavoro. Molti giovani colgono l’occasione per poi trovare qualcosa di più duraturo, professionalmente parlando, oppure per iscriversi all’università, molto costosa. Il vantaggio, rispetto agli Stati Uniti per esempio, è che non è necessario tornare in Italia per convertire o estendere il proprio visto.
Avviso ai giovani lettori: non è l’Italia, guadagnate molto di più (circa 500 dollari a settimana come cameriere o altri lavori nei ristoranti) ma ne spendete altrettanti. Inoltre, scordatevi di fare i classici “lavoretti” in nero: se vi scoprono, e vi scoprono in Australia, vi accompagnano gentilmente all’aeroporto. Del resto, se emigrate è per migliorare la vostra condizione, non certo per finire in qualche call center, ancora.
Per chi invece non è, ahimé, cosi giovane, può tentare di ottenere uno student visa, un classico visto per motivi di studio, il quale, previa iscrizione a un corso di inglese, consente di lavorare per venti ore alla settimana. Non è male, se ci si accontenta e non si conosce la lingua inglese.
Le pratiche per il visto si possono avviare comodamente online, viene rilasciato in forma elettronica, e non impiega più di un mese. Inoltre, se si vuole aprire una attività, bisogna dimostrare di avere una certa somma in capitale da investire, il quale differisce a seconda delle categorie. Ottenere l’ABN, la partita IVA australiana, è facile: si fa richiesta online al consiglio di zona e la otterrete in 24 ore, il tutto per la modica cifra di 200 dollari. Non ci vogliono più partite IVA se deciderete di diversificare le vostre attività.
Appena arrivati, oltre a richiedere il Tax Number File, (il corrispondente del codice fiscale, con la differenza che qui viene utilizzato veramente per fini fiscali, non si può lavorare senza averlo), fate domanda per l’assistenza sanitaria gratuita. Per un accordo bilaterale tra Italia e Australia, i rispettivi cittadini hanno diritto a usufruire gratuitamente dell’assistenza medica e ospedaliera per sei mesi. Terzo passo, aprire un conto in banca: facilissimo e non ci sono spese di apertura, mantenimento e chiusura. Questi tre semplici accortezze vi porteranno via, al massimo, mezza giornata e sarete così preparati per ogni eventuale colloquio di lavoro.
Matteo Preabianca