- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 850
Si è consolidata da parecchio tempo una singolare forma di turismo – collezionismo delle capitali europee, ma nulla togliendo all’importanza di queste città, non bisogna trascurare che spesso e poco lontano da esse esistono realtà meno note che nascondono comunque patrimoni artistici e turistici, curiosità e attrattive che nulla hanno da invidiare alle capitali stesse. Un esempio tra i più classici è rappresentato dall’Olanda e da tutte quelle cittadine "minori" che ne compongono lo scenario. L’Olanda è uno stato relativamente piccolo se paragonato a colossi come la Francia e la Germania e questa caratteristica facilita enormemente gli spostamenti da una regione all’altra, consentendo anche viaggi mordi e fuggi se il tempo a disposizione è poco. Un itinerario imperdibile alla scoperta dei simboli olandesi si può costruire nella provincia dello Zuid-Holland poco a sud di Amsterdam e che a pieno titolo viene promossa dal progetto "Face of Holland", curato dall’ente del turismo per ricordare al mondo le tante icone orange. Un viaggio in un’atmosfera d’altri tempi e con la magia che solo il nord Europa può evocarealla scoperta di mulini, fiori, maestri della pittura, biciclette e formaggio.
E se si dice formaggio si dice Gouda. Questa cittadina con il suo centro storico circondato da un canale che l’avvolge come in un liquido abbraccio è famosa proprio per il prodotto che porta lo stesso nome. La vecchia pesa pubblica oggi ospita il museo del prelibato prodotto caseario e la vendita al dettaglio nelle varie stagionature. Pochi passi in centro per passare dal profano al sacro: la Chiesa di San Giovanni. Nata come chiesa cattolica e convertita al protestantesimo è la struttura ecclesiastica a pianta a croce più grande d’Olanda. Le sue 64 vetrate sono considerate tra le più belle al mondo, più di 2000 pannelli di cui recentemente sono stati ritrovati anche molti disegni originali. Verrebbe spontaneo muoversi col naso all’insù per ammirarle dall’esterno ma, la raccomandazione in Olanda è la stessa ovunque: attenzione alle biciclette. Un esercito di biciclette tanto numeroso da non poter essere evitato in nessun modo e che ribadisce la sua supremazia in modo tutt’altro che discreto. Per cercare di combatterlo ad armi pari si può anche cedere alla tentazione di noleggiare una due ruote; in Olanda esistono migliaia di chilometri di piste ciclabili e il panorama è completamente pianeggiante ma, rispetto alle nostre, le biciclette olandesi sono enormi e con i freni a contropedale. Differenze che almeno all’inizio possono creare non pochi problemi, ma possedendo una certa dose di temerarietà …
Non si può dire di aver vissuto l’Olanda se non la si è guardata dall’acqua. I canali sono un’altra prerogativa del Paese e ovunque è possibile navigarli godendosi spettacoli altrimenti perduti, come a Dordrecht, la città più antica della nazione. Nata come centro degli scambi commerciali via nave (persino la Compagnia delle Indie Occidentali aveva sede qui), oggi conserva la sua tradizione ospitando in un singolare dedalo dove fiumi e mare si mescolano, 10 porti turistici e 3 commerciali. Il traffico sull’acqua a Dordrecht è assolutamente paragonabile a quello delle principali arterie delle grandi città nell’ora di punta. La bellezza di Dordrecht ha ispirato molti artisti, ma basta spostarsi a Leiden, a meno di un’ora di strada, per camminare nelle stesse vie calpestate dai passi di un gigante della pittura olandese: Rembrandt. La sua casa natale è stata rimpiazzata da una costruzione residenziale, ma la piazzetta antistante è la stessa; una statua che lo ritrae sorge là dove il piccolo figlio di un mugnaio giocava con i suoi coetanei, ignaro della fama che avrebbe raggiunto. Un museo nella cittadina espone alcune delle sue opere, vero miracolo del chiaroscuro grazie al sapiente uso di luci e ombre. Salvate da guerre, calamità naturali e usura del tempo, dopo 400 anni, le tele trasmettono tutta l’emozione che accomuna i capolavori.
Anche questa è Olanda, vicina e allo stesso tempo lontana dal clamore di Amsterdam. Per raggiungerla dall’Italia esiste un collegamento aereo operato da easyJet; la compagnia lowcostbritannica collega Milano Malpensa ad Amsterdam 4 volte al giorno. Lowcost ma anche the best nel suo segmento, la compagnia è stata eletta nel giugno 2011 Best Low-CostAirline in Europa, al World Airline Awards Air Show di Parigi. Grazie all’impiego di una flotta giovane un passeggero easyJet produce il 22% di CO2 in meno rispetto a chi vola con una compagnia tradizionale. Un occhio di riguardo all’ambiente non guasta mai.
Paola Drera
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 904
Bayreuth è da sempre un centro della creatività, dell’arte e dell’inventiva: qui ogni giorno regna un’atmosfera speciale. Infatti il festival di Richard Wagner non è l’unico evento di livello mondiale organizzato in città, il calendario è fitto di manifestazioni dedicate ai generi più disparati. Ma gli ospiti che giungono a Bayreuth si aspettano tutti la stessa cosa: intrattenimento della massima qualità.
Le personalità che hanno influito sulla vita culturale della città, e continuano a farlo ancora oggi, sono quattro: la margravia Guglielmina di Prussia, che fece edificare straordinari edifici barocchi, Jean Paul, poeta e romanziere, Richard Wagner, reso immortale dalle sue straordinarie composizioni e il pianista Franz Liszt, la prima popstar della storia della musica che fece furori in tutta Europa.
Dall’opera al festival: Bayreuth e Wagner
Il centro culturale della città fu a lungo l’opera del margravio, il teatro barocco più bello d’Europa giunto fino ai giorni nostri e il più grande della Germania fino al 1871. Questo tempio della musica, costruito per volere della margravia Guglielmina di Prussia e realizzato dagli architetti bolognesi Giuseppe e Carlo Bibiena, fu molto apprezzato da Richard Wagner, allora alla ricerca di un luogo adatto per rappresentare le proprie opere. Anche se non soddisfaceva completamente tutte le sue esigenze, Wagner decise di stabilirsi a Bayreuth e nel 1872 cominciò a costruire il proprio teatro. Nel 2013 si festeggeranno i duecento anni dalla nascita del compositore e Bayreuth si prepara a rendergli omaggio in maniera ancora più pomposa di quanto non avviene già durante il festival. L’Anello del Nibelungo verrà presentato in un nuovo allestimento, sulla piazza Volksfestplatz si affolleranno molti spettatori per seguire le opere sul grande schermo e otto concerti si aggiungeranno al programma, attirando a Bayreuth un numero ancora maggiore di appassionati di musica. Probabilmente alcuni di essi visiteranno Bayreuth per la prima volta, infatti è previsto un concerto del gruppo finlandese heavy metal Apocalyptica.
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 1017
Negli ultimi dieci anni, l’impatto del turismo sull’Islanda è cresciuto velocemente, contribuendo a quasi il 7% del PIL nazionale. Più di 600 mila turisti nel 2011.
Perché visitare una terra così lontana e desolata dall’Italia? La risposta è semplice: la natura incontaminata e il suo silenzio accattivante.
Di solito, la maggiore parte dei visitatori segue il tragitto del Ring Road, ovvero da Reykjavik, la capitale dell’isola nonché unica 'vera' città (su una popolazione di 318.000 persone, due terzi vive qui), percorrendo la Strada 1 da ovest verso est. Sicuramente, in questo itinerario classico, si possono ammirare diversi spettacoli naturali: il Golden Circle, il quale comprende la cascata Gullfoss, i Geysir e il Parco Pingvellir, punto in cui nel 2007 un terremoto ha spaccato letteralmente la terra in due, portando in evidenza l’incontro della placca nordamericana con quella euroasiatica.
Proseguendo, si possono vedere diversi ghiacciai come il Mydalsjokull e il più grande Vatnajokull, dove si trovano gli iceberg della laguna di Jokulsarlon.
Tuttavia, se volete fare una esperienza originale, il consiglio è quello di gettare la mappa al vento e uscire dal Ring Road, visitando le isole Vestmannaeyjar e Sprengisandur. Le prime, si possono raggiungere con 25 minuti di aereo dalla capitale, oppure con un traghetto (30 minuti di crociera) dal paesino di Landeyjahofn. La seconda opzione è decisamente la migliore, poiché potete scorgere chiaramente il famigerato e impronunciabile vulcano Eyafjallajokull, le cui eruzioni hanno bloccato il traffico aereo nel marzo 2010, dando visibilità mondiale all’isola scandinava.
Una volta arrivati a Heimaey, l’isola principale e l’unica abitata dell’arcipelago delle Vestmannaeyjar, le attività sono numerose: giro in barca con la speranza di vedere balene e orche, passeggiare lungo la costa meridionale per avvistare le pulcinelle di mare, contemplare la conformazione della parte orientale, formatasi dopo l’eruzione del vulcano Eldfell nel 1973, il quale distrusse numerose abitazioni. 'Pompei del nord' è il nome dato al progetto per riportare in luce le case sotterrate, dando l’opportunità ai visitatori di vedere con i propri occhi il progredire dei lavori e l’entità del disastro.
L’ultimo weekend di luglio si tiene qui uno dei più grandi festival islandesi, per commemorare i primi abitanti del luogo. Inoltre, l’arcipelago ha una storia affascinante di per sé. Le isole si chiamano così dopo che gli irlandesi catturati e ridotti in schiavitù dai nordici gaelici, i quali si autonominavano 'Eastmen', uomini dell’est, per evidenziare la netta contrapposizione con gli 'Westmen', quelli dell’ovest, corrispondenti agli allora irlandesi, anche se geograficamente l’Irlanda è più a est della stessa Islanda. Nel 1627, arrivarono persino dei pirati algerini, attaccandola.
Sprengisandur, invece, il secondo luogo fuori dalla mappa classica, è più difficile da raggiungere, meglio noleggiare una jeep. Si trova nel centro-est dell’Islanda, uscendo dalla Strada 1 in prossimità di Fjallabaksleid: le strade cominciano a non esistere più, solo sentieri sempre più piccoli, tanto da essere costretti, alla fine, a camminare per circa 15 minuti. Se avete già visitato il deserto australiano, preparatevi a qualcosa di simile, ma più estremo. Il paesaggio è decisamente lunare: desolazione e panorami infiniti di terra nera e rimasugli di lava antica. Indescrivibile a parole. Non per tutti.
Certo, dopo delle giornate così impegnative, meglio approfittare delle numerose piscine geotermiche sparse per la capitale (la più famosa è la Blue Lagoon, troppo turistica ma ne vale la pena per il paesaggio circostante) e l’isola per rilassarsi tra le calde acque.
Ricordate: il tempo ha un ruolo molto importante in Islanda, non a caso gli islandesi credono che una loro tipica giornata contiene tutte e quattro le stagioni, quindi è inutile pianificare nel dettaglio il proprio viaggio.
Matteo Preabianca
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 838
La Costa Brava è una destinazione che ha molto da offrire, che va oltre l’affascinante paesaggio naturale, il clima gradevole e le spiagge nascoste fra i dirupi, poiché d’estate la zona ribolle di vita e ci sono moltissime attività alle quali partecipare.
Arte a Cadaqués –
Questo tipico paesino di pescatori pieno di casette bianche è uno degli angoli più affascinanti della Costa Brava. Situato a fianco del parco Naturale del Cap de Creus, il suo agreste paesaggio ha ammaliato numerosi artisti, tra i quali Salvador Dalí. Se state pensando di intraprendere una rotta per conoscere l’opera del pittore, Cadaqués è indubbiamente una delle tappe obbligatorie. Qui potrete visitare la Casa Museo di Dalí ed iniziare il vostro percorso nel cosiddetto "triangolo daliniano" che include anche il celebre Teatro Museo di Figueres ed il Castello Gala Dalí nel paesino di Púbol.
Immersioni nell’ Estartit -
L’ Estartit è un piccolo paesino situato di fronte all’arcipelago delle isole Medas, una riserva naturale protetta per l’interesse ecologico della sua fauna, della sua flora e per i suoi spettacolari fondali. Questa zona è un paradiso per praticare il sub a livello professionale o per iniziarsi a questa disciplina sportiva. Escursioni, sentierismo, passeggiate in barca e altre attività nautiche sono solo alcune delle altre allettanti offerte che vi propone.
Le spiagge di Roses –
La baia di Roses, con le sue ampie spiagge dalle acque tranquille, incastonate fra i faraglioni e la sua romanica cittadina, è uno dei luoghi più turistici e dinamici per le vostre vacanze nella Costa Brava. È la destinazione ideale per prendere il sole, praticare lo sci nautico la navigazione a vela e godere dell’ambiente notturno. Nella località ci sono numerosi ristoranti, bar, locali con dehor da quali godere delle incantevoli viste, dell’atmosfera e della cucina locale.
Passato medioevale a Pals -
Pals è un incantevole paesino medioevale dalle massicce mura e splendide case di pietra, che alberga una gran ricchezza culturale e architettonica. Il casco storico di Pals si alza su una collina dalle quale potrete ammirare l’affascinante panorama. È un luogo ideale per esplorare gli altri paesi limitrofi che attestano l’importanza storico- culturale della zona, come la villa di Peratallada con la sua splendida piazza maggiore porticata o le rovine e il giacimento iberico di Ullastret. E se fosse poco, nelle zone circostanti ci sono numerosi campi da golf nei quali potrete esercitarvi con il vostro swing dopo una giornata di visite culturali.
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 684
Passeggiare lungo le sue strade e pensare: "Vorrei vivere qui". Solo questa riflessione vale un viaggio ad Amsterdam. Indossare i panni di un turismo slow, e sentirsi, come si dice in olandese, ‘gezelling’, questo è il trucco per assaporate a pieno il gusto di questa città tanto libertina da sembrare naif, ma al contempo così classica da non sembrare quella calamita che attrae ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo e per tutto l’anno. ‘Gezelling’ è l’atmosfera accogliente, conviviale, il lento immergersi nel clima che questa città trasuda che crea un flusso turistico che non conosce stagionalità. Più apprezzata d’estate, ma amatissima anche d’inverno dove si gode a pieno l’offerta cittadina indoor.
Ad Amsterdam, nonostante l’efficiente rete di mezzi pubblici, è bello percorrere a piedi o, da vero olandese, in bicicletta, le vie che fiancheggiano i suoi canali, dal 2010 diventati patrimonio dell’Unesco, e lasciarsi suggestionare dagli aromi che escono dai koffieshop, una delle tipicità, e vero e proprio polo attrattivo, della città. Nei koffieshop, distribuiti diffusamente dal centro alla periferia, si possono acquistare e consumare marijuana e hashish. Tante le qualità che si trovano sul bancone esposte con i differenti prezzi. In questi locali vigono regole ferre: si possono comprare o consumare droghe leggere, si può bere, non si mangia se non qualche snacks, rigorosamente a base di marijuana, e non si possono consumare droghe pesanti né, tanto meno, fumare tabacco. Perché in Olanda, complice una legge dell’omologo Sirchia olandese, non si può fumare nei luoghi pubblici. Chi prova ad accendersi una sigaretta è sollevato di peso e portato fuori dal locale. L’eccessiva attrattiva esercitata dal consumo libero di droghe leggere ha indotto quest’anno il governo centrale a promulgare una legge che vieta agli stranieri l’ingresso nei koffieshop, per arginare, si dice, il degrado cittadino.
Il comune non è d’accordo e ad oggi continua il braccio di ferro tra governo centrale e locale. Un accordo non è ancora stato trovato e l’ingresso nei koffieshop è ancora consentito a tutti i maggiorenni. Altro elemento folcloristico, oggetto di polemiche e diatribe, è il quartiere a luci rosse, situato in pieno centro storico. Nel cuore medioevale della città, intere vie sono occupate da vetrine dalle luci rigorosamente porpora, dove giovani donne mettono in mostra ed in vendita il proprio corpo. Pare siano libere professioniste che paghino tasse ed affitto dei locali. Il governo vorrebbe ridurne il numero e chiudere soprattutto quelle vicino alle scuole o alle zone di grande interesse pubblico, ma anche qui al momento niente da fare e, giorno e notte, le vie del centro sono percorse da curiosi che passeggiano proprio per dare un’occhiata a questo quartiere pittoresco.
Imperdibile meta cittadina è il museo di Van Gogh dove si trova la collezione più grande al mondo di opere del tormentato artista olandese. Oltre duecento dipinti, tra le quali alcuni celeberrimi come i ‘Girasoli’, ‘La casa gialla’, ‘I mangiatori di patate’ o la ‘Camera di Van Gogh’, si trovano esposti qui.
Anche il Museo nazionale merita una visita, purtroppo visibile al pubblico, a causa di lavori di restauro che dovrebbero terminare nel 2013, c’è solo un’ala della struttura, dove comunque è possibile ammirare oltre 200 capolavori dei principali maestri fiamminghi tra cui Vermeer e Rembrandt con, tra le altre, la sua tela di oltre 3 metri per 4 ‘La ronda di notte’.
Oltre un milione di visitatori l’anno arrivano in città per visitare la casa di Anna Frank, oggi museo. Per 2 anni, dal 1942, a causa delle persecuzioni naziste, la giovane Anna e la sua famiglia, olandese di origini ebraiche, vissero in un appartamento segreto situato all’ultimo piano di un palazzo nella zona ovest della città. Superata la libreria girevole si entra nel mondo clandestino della famiglia Frank ed in particolare in quello della quattordicenne Anna, descritto con semplicità e pathos nel suo diario, diffusamente letto dagli studenti di tutto il mondo. Il diario fu rinvenuto da alcuni amici della famiglia e pubblicato da Otto Frank, padre di Anna, e unico sopravvissuto ai campi di concentramento. Nel 1945 a pochi giorni dalla Liberazione, la stessa Anna morirà nel campo di Bergen Belsen, dopo che l’anno prima, a seguito di una soffiata, fu scoperto il nascondiglio della famiglia e furono tutti deportati.
Mentre si gironzola per la città, una visita al Palazzo Reale, situato nella piazza centrale Dam, dimora ufficiale della regina Beatrice, permette di avere un’idea dello sfarzo che la monarchia voleva ostentare al momento della sua costruzione nel 1665. Oggi la monarchia ha un ruolo quasi esclusivamente cerimoniale e ogni sfarzo pare abbandonato. L’unica ostentazione che permea la città è quella di una libertà, quieta, effettiva e non presenta, in una parola: gezelling.
Sara Rossi
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 700
Si tramanda che l’origine di questa pittoresca "battaglia" di pomodori, si ispira a una singolare zuffa scoppiata tra alcuni ragazzi nel lontano 1945; da allora, l’originale battaglia si è ripetuta annualmente, guadagnando, anno dopo anno, sempre più popolarità.
L’ultimo mercoledì di agosto si svolge nella località di Buñol la Tomatina. Ogni anno l’originalissima festa richiama manipoli di entusiasti, alla ricerca di momenti di esilarante divertimento a base di colpi di pomodori. Durante l’allegra battaglia campale, gli indomiti partecipanti si divertono come bambini lanciando pomodori a chiunque capiti a tiro.
La giornata comincia alle 9 di mattina, nella piazza della città, dove ci si rifocilla con i panetti distribuiti dal Comune. Poco a poco si aggregano sempre più persone. Prima dell’inizio della battaglia, si pianta un enorme palo sormontato da un prosciutto. Nel bel mezzo del tripudio generale, i più intrepidi cercano di arrampicarsi fino alla vetta per aggiudicarsi l’appetitoso premio. Intanto dai balconi si gettano secchi d’acqua sui partecipanti che si apprestano a darsi battaglia. Alle undici un colpo dà il via alla contesa; contemporaneamente, dal fondo della strada sbuca un camion, carico di rosse "munizioni", che annuncia il suo arrivo facendo echeggiare il clacson. Coloro che si trovano nel rimorchio aprono il fuoco, lanciando i primi pomodori. Finalmente il veicolo si arresta e lascia cadere il prezioso carico, su cui si scaglia la folla ansiosa di procurarsi le "pallottole": pochi secondi e tutto si tinge di rosso. Molti camion, stracolmi di pomodori, si succedono senza sosta, fino a quando si ode un secondo sparo che chiude le ostilità. Ed è proprio a questo punto che comincia l’attività più onerosa e faticosa: pulire con la manichetta i valorosi combattenti, il cui pensiero già si volge all’anno a venire, alla prossima Tomatina.
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 680
Il Queens College di Cork, distaccamento del Trinity College di Dublino, venne istituito dal Parlamento britannico nel 1845, un pò in riconoscimento dello sviluppo che la città stava vivendo, un pò per piazzare un ulteriore marchio di proprietà su questo importante scalo marittimo, che col suo avamporto di Cobh rappresentava la principale via d’imbarco in direzione delle Americhe.
Quell’anno il raccolto non fu buono: in particolare, le patate furono colpite dalla peronospera, un malanno noto, di cui i contadini avevano conoscenza dalla tradizione orale, ma che sembrava avere effetti ancora più disastrosi che nel passato. Ma se il 1845 andò male, i due anni successivi furono peggio, la produzione di patate risultò praticamente nulla e per l’Irlanda fu la fame e la morte per fame.
Non è facile comprenderlo oggi, ma nei secoli scorsi, la patata era per larga parte dell’Europa settentrionale un alimento basilare come lo era il pane per altre regioni, un prodotto della terra che era facile coltivare e che non richiedeva grandi investimenti. In più non era abbastanza appetibile per farne lievitare il prezzo e costituiva quindi la principale fonte alimentare delle classi umili: in Irlanda i poveri vivevano di patate, i miserabili delle bucce. Queste due categorie sociali rappresentavano il 90% della popolazione in un paese rigidamente diviso tra protestanti inglesi e cattolici indigeni, dove le ricorrenti rivolte non avevano nemmeno scalfito lo stato di sudditanza di questi ultimi, dove la proprietà terriera era latifondista e dove l’odio e il disprezzo erano la regola.
La metà Ottocento fu un periodo tragico per l’Irlanda che ha lasciato segni indelebili e ancor oggi quell’epoca viene semplicemente ricordata come ‘the famine’, la carestia senza aggettivi, come se mai si fosse patito la fame prima e dopo. Il mancato raccolto ridusse i contadini sul lastrico, mentre i padroni non dimostravano particolare comprensione: si assistette a quasi 800.000 sfratti, le capanne fatte con rami d’albero divennero la regola ai bordi dei campi e delle città; famiglie sempre numerose si muovevano verso i maggiori centri sperando nella carità privata, essendo i soccorsi dello Stato scarsi e centellinati. Se la situazione non degenerò in rivolta non fu per fare dispetto a Marx che in quegli anni teorizzava a Londra l’ineluttabilità del trionfo proletario, bensì perchè la prostrazione fisica e psicologica delle classi povere era tale da non contemplare la prospettiva della riscossa.
Gli Irlandesi scelsero quindi la via della fuga dalla fame e dalla prigionia, indirizzandosi verso il paese della libertà per eccellenza dove i compatrioti erano già parecchi: fu l’esodo. Centinaia di migliaia di uomini, donne, bambini si trascinarono verso sud, verso il porto di Cork, da dove partivano le navi per New York e Boston, verso il sogno che per la maggior parte di essi sarebbe rimasto tale. La contea di Cork, da Kinsale a Bantry Bay, all’estrema punta di Mizen Head, divenne un immenso campo profughi, dove ogni giorno si raccoglievano i morti: a Skibbereen, il ground dell’antico monastero di Abbeystrewery venne trasformato in fossa comune e sulla riva di un mare che non li aveva voluti, trovarono riposo migliaia e migliaia di persone.
Il boom irlandese dei nostri anni Novanta, quelli che hanno introdotto il Nuovo Millennio, comincia anche da qui, dal cimitero della secolare abbazia, dove un’iniziativa locale che trova molto seguito, sta tentando di dare un nome ai ricordi: e pare incredibile, ma dopo centocinquant’anni di oblio, sono migliaia le segnalazioni che piovono da tutto il paese e dall’estero, per ricostruire storie individuali e familiari e tributare loro almeno l’omaggio della memoria.
Nel 1801 gli Irlandesi erano circa otto milioni e mezzo, nel 1901 quattro; gli altri se ne erano andati, almeno un milione per gli stenti, gli altri in America: in cent’anni, dall’antica terra dei Celti vi arrivarono sei milioni di persone. A distanza di un secolo gli Irlandesi sono più o meno gli stessi quattro milioni, ma, da remissivi e un pò fatalisti, si sono trasformati in tigri, Tigri Celtiche per l’appunto, che per un decennio hanno stupito l’Europa per i tassi di crescita economica e per la vivacità della loro iniziativa.
L’area di Cork, cioè il sud est dell’isola è una delle zone dove questo sviluppo è più visibile e la città, che da sempre è la seconda dell’Irlanda, oggi più che mai rivaleggia con Dublino. Il paese, che ha praticamente saltato la fase dell’industrializzazione spinta, non ne ha nemmeno subito gli svantaggi e oggi può vantare un territorio che non ha uguali in Europa per qualità dell’ambiente. Non solo, ma la tradizione agricola ha consentito di dedicarsi a una produzione d’avanguardia sia nelle coltivazioni, sia nell’allevamento: le pecore continuano a fornire maglioni e i cavalli a vincere le corse.
In più, l’Irlanda ha dato della sua adesione all’Europa un’interpretazione da manuale, che ha rappresentato il vero jolly nel suo progresso di questi ultimi dieci anni. Le parole chiave si chiamano investimenti (i soldi comunitari sono stati votati alle infrastrutture e a all’istruzione), burocrazia ridotta al minimo (per fare la patente basta chiederla), poche tasse (sugli utili d’impresa si arriva al massimo al 12%). Oggi il panorama è senz'altro cambiato e il vento della crisi mondiale sta soffiando impetuoso anche qui, anzi soprattutto qui, dove si stanno ora tirando le conseguenze per qualche ebbrezza che ha sconvolto un paese abituato ad avere i piedi per terra. Ma credo che vincerà alla fine l’ottimismo di un paese giovane che sa di giocarsi una partita storica: il 38% della popolazione ha meno di 25 anni e nessuna voglia di guardarsi indietro.
La modernità si sposa peraltro con la difesa della tradizione e in particolare della lingua: i 760.000 irlandesi che trent’anni fa ancora parlavano abitualmente il gaelico sono quasi tutti di queste parti, della costa sudoccidentale del paese. Oggi l’antico linguaggio dei Celti ha perso ogni significato aggressivo di contrapposizione all’inglese, perchè non ve ne è più bisogno, così come gli irlandesi hanno smesso ogni complesso di inferiorità. Il gaelico è diventato quindi il simbolo di una storia complessa che viene poco a poco recuperata, un lavoro in cui si scrostano le mani di vernice sassone per riportare alla luce l’affresco di una comunità millenaria.
Cork, che in questa operazione di archelogia culturale è punta di diamante, è una città di 236.000 abitanti, con tutte le carte in regola per continuare la sua gara con la capitale. Se Dublino esibisce Temple Bar, Cork ha fatto rifiorire l’English Market, quartiere di acquisti ma anche di sosta e di socializzazione; al Patrick Guilbaud della capitale, l’unico due stelle Michelin in Irlanda, Cork affianca una ‘quattro-giorni-quattro’ di ottima cucina nazionale con il pantagruelico e raffinato Festival internazionale di Kinsale, primo porto irlandese per il vino fin dal 1569; agli itinerari di Joyce, dubliner per eccellenza, Cork contrappone una tradizione di film maker e di studi sull’Decima Musa (curati per decenni dall’Università) che ne fanno una delle capitali europee in questo campo.
Cork è anche città molto bella, vivace, ricca di manifestazioni di ogni genere che si tengono per lo più alla City Hall e al Triskel Arts Centre, ma anche per strada e nelle Chiese.
Uno di questi edifici, St. Anne’s Church, tiene un posto speciale nel cuore della gente. Nel dicembre 1891 Annie Moore, quattordici anni, di Cork, salì sul piroscafo assieme ad altre migliaia di compatrioti e arrivò a New York un mese dopo, dove ebbe l’onore di essere la prima immigrata a dover sopportare l’esame che le autorità americane avevano appena introdotto per selezionare l’ondata di arrivi. Riuscì nella prova, fece fortuna e cominciò a mandare soldi in patria perchè vi costruissero una chiesa, tutt’oggi imponente per l’altezza, con i suoi campanili che svettano sopra la città: ancora adesso, chi parte per mare in direzione Atlantico si porta dietro le guglie di St.Anne come ultima immagine dell’Irlanda.
Carlo Vezzoni
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 839
Le vie per scoprire l’Irlanda sono infinite ed uno degli itinerari più originali da seguire è sicuramente quello di esplorare l’isola visitando le distillerie irlandesi, depositarie di una forte tradizione locale, che si sono distinte in tutto il mondo per l’eccellenza dei propri prodotti.
Raggiungere l’Irlanda per scoprire le sue distillerie ed entrare in contatto con la tradizione culturale, enogastronomica e soprattutto l’accoglienza dei suoi abitanti, è semplicissimo grazie ai voli diretti Aer Lingus. Nonostante la data di nascita esatta del whiskey irlandese sia incerta, con sicurezza è ben noto come la pratica della distillazione giunse in Irlanda verso il sesto secolo d.C. grazie a monaci missionari; pratica che ben presto gli irlandesi tramutarono in un’arte vera e propria, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo e che ha fatto dell’Irlanda una meta prediletta per gli intenditori di whiskey.
Le rigide ma semplici regole di realizzazione che vanno dal lungo processo di invecchiamento della durata minima di tre anni, alla tripla distillazione, rendono il sapore del whiskey più deciso e vellutato. Oggi le distillerie, grazie all’apertura delle proprie porte al pubblico, consentono ai visitatori di scoprire i procedimenti che concorrono alla produzione dei finissimi prodotti.
Qui di seguito alcune tra le più celebri distillerie irlandesi che meritano assolutamente una visita.
Old Jameson Distillery
La Old Jameson Distillery, situata al celebre numero 7 di Bow Street dove è stata fondata nel lontano 1780, è una delle distillerie più famose d’Irlanda e una delle attrazioni turistiche più importanti di Dublino. Nel 1971 la distilleria è stata trasferita a Cork mentre la conservazione del whiskey in tini avviene ancora nella capitale irlandese.
Nonostante la distilleria di Bow Street sia stata abbandonata per un lungo periodo, recentemente è stata adibita a moderno centro turistico, facilmente raggiungibile a pochi minuti dal centro della città. Durante tutto l’anno è possibile partecipare a visite guidate, degustazioni di whiskey e ammirare il processo di distillazione che è stato ricreato su piccola scala per illustrarne l'arte.
Inoltre da aprile ad ottobre la Old Jameson Distillery ospita gli eventi della serie Notti Irlandesi che includono musica irlandese e spettacoli di danza.
Info: www.jamesonwhiskey.com
Old Bushmills Distillery
L'Irlanda del Nord è molto orgogliosa della sua storia nel settore della distillazione e in particolare del proprio patrimonio Bushmills. Il nome Bushmills trova origine dal piccolo villaggio dell'Irlanda del Nord - situato sulla costa settentrionale dell'Antrim nel distretto di Moyle - che ospita questa distilleria locale sin dal 1608, un’istituzione per ogni fan del whiskey. Visitare questa antica distilleria consente non solo di conoscere il celebre processo di distillazione che è rimasto invariato per oltre 400 anni, ma anche di intraprendere un emozionante viaggio nel passato della storia d’Irlanda.
Info:www.bushmills.com
Old Midleton Distillery
Nel 1975, dopo aver operato per oltre 150 anni, il vecchio sito della distilleria Midleton, situato nei pressi di Cork, è stato trasformato in un museo che attrae moltissimi visitatori. Il museo organizza dei tour guidati che prevedono la proiezione di un film che ripercorre la storia del whiskey in Irlanda e un tour che mostra i metodi con cui il whiskey veniva realizzato allora.
Info: www.visitcorkcounty.com
Cooley Irish Whiskey Distillery
La distilleria indipendente Cooley, fondata nel 1987, è la più recente distilleria irlandese. Ubicata nella pittoresca penisola di Cooley, contea di Louth, gode di una posizione geografica di straordinaria bellezza, ideale per il processo di distillazione grazie all’accesso facilitato ad un fiume dall’acqua purissima, che scorre accanto alla distilleria. E’ possibile riservare tour privati.
Info:www.cooleywhiskey.com
Dimenticate i musei silenziosi e le venerande sale: quest’autunno tuffatevi nell’esplosione di vitalità rappresentata dalla Dublin’s Festival Season.
Dall’inizio di settembre fino al tardo ottobre, Dublino scintilla di colori e creatività. Al chiuso e all’aperto, offre il meglio dell’arte contemporanea, celebra i suoi eroi locali, mette in scena alcune delle piece teatrali più famose del mondo e spalanca, letteralmente, le sue porte per accompagnare i visitatori alla scoperta dei suoi meravigliosi gioielli architettonici.
The Absolut Fringe
Primo tra i vari appuntamenti imperdibili, l’Absolut Fringe è il più grande festival interdisciplinare d’Irlanda, comprendente teatro, danza, musica, commedia, arte internazionale, spettacoli di strada, e che si impadronisce della città dall’8 al 23 settembre.
Si svolge in oltre 40 sedi diverse e rappresenta una formidabile vetrina di talenti creativi provenienti dai quattro angoli della terra, nella quale tutta la città è chiamata a celebrare il nuovo e il futuro.
Il 2012 segna il 18° anniversario dell’Absolute Fringe Festival e tra i momenti di maggior richiamo di quest’anno ci saranno il gruppo danese indie rock Efterklang e l’importante lift orchestra.
Solo per una notte…
Una notte da non mancare è quella del 21 settembre, quando l’annuale Dublin Culture Night invita visitatori e dublinesi ad affollare le strade per visitare oltre 150 tra gallerie, chiese, parchi, teatri, musei, case storiche e centri culturali in tutta la città, approfittando sia dell’orario d’apertura prolungato che dell’ingresso gratuito.
Descritta dai dublinesi come "la migliore notte dell’anno a Dublino", la Culture Night vede migliaia di persone (fino a 160.000) sciamare per le strade cittadine e nei luoghi in cui si fa cultura in tutte le sue forme, da minuscole gallerie fotografiche alle celebri attrazioni della città, quali il James Joyce Centre o il Trinity College, sede del meraviglioso Book of Kells.
Tra i vari avvenimenti, reading letterari, proiezioni cinematografiche, incontri e perfino un po’ di ballo per le strade.
Arthur’s Day
E certamente ci saranno altri balli in strada il 27 settembre, quando si celebra l´Arthur’s Day.
Qui si festeggiano due cose molto amate dagli irlandesi: una pinta di Guinness e un buon party. Con concerti e sessioni musicali, organizzate e no, nei pub, nei club e nelle strade della città, l’unica decisione richiesta è quella di sapere dove si è alle 17.59, momento in cui si brinderà all’uomo che inventò la "black stuff" nel 1759, il leggendario Arthur Guinness.
Regina del teatro
Gli irlandesi sono per natura dei raccontatori di storie e molto amanti del teatro, perciò non stupisce che il più importante evento della Dublin’s Festival Season sia il prestigioso Dublin Theatre Festival.
In programma dal 27 settembre al 14 ottobre, è il più antico festival teatrale d’Europa.
Quest’anno il festival presenta un incredibile insieme di produzioni teatrali irlandesi e internazionali. Classici di giganti letterari affiancheranno opere nuovissime, mentre produzioni su vasta scala si alterneranno a squisiti monologhi: in breve, più di 500 spettacoli in poco più di due settimane.
Il programma comprende l’attesissimo Druid Murphy di Tom Murphy, uno dei più rispettati drammaturghi viventi d’Irlanda, che sarà in scena al famoso Gaiety Theatre.
Druid Murphy è un’intensa storia sull’emigrazione irlandese, raccontata attraverso tre delle più grandi piece di Murphy: Conversation on a Homecoming, A Whistle in the Dark e Famine.
Si può assistere agli spettacoli in tre serate diverse, oppure a tutti insieme in una singola giornata per un’immersione totale nelle toccanti storie di chi fu costretto a lasciare l’Irlanda.
Dublin Theatre Festival presenta inoltre una multitudine di eventi speciali, tra cui masterclass dei più celebri professionisti mondiali, programmi artistici, proiezioni di film, incontri, laboratori e dibattiti.
Turismo Irlandese
Ufficio per il turismo dell’isola d’Irlanda
Piazzale Cantore 4 - 20123 Milano
(L’ufficio è aperto al pubblico dal Lunedì al Venerdì, dalle 14 alle 17) - Tel 02 4829 6060
www.irlanda-travel.com
– www.facebook.com/turismoirlanda www.youtube.com/turismoirlandese-
http://blog.irlanda-travel.com
Se stai organizzando un viaggio in Irlanda consulta www.irlanda-travel.com, il sito ufficiale di Turismo Irlandese. È' anche possibile richiedere informazioni e guide sull’Irlanda chiamando Turismo Irlandese allo 02 48296060.
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 688
Dopo avere prodotto whiskey irlandese per 150 anni, la vecchia distilleria di Midleton ha cessato la sua attività nel 1975 a seguito dell’edificazione di un nuovo complesso di distillazione nelle vicinanze. La vecchia distilleria fu fondata dai fratelli Murphy; nel 1867 questi unirono le proprie forze con quelle di quattro distillerie di Cork dando vita alla "Cork Distilleries Company". Al giorno d’oggi la distilleria originale, restaurata con cura e amore, è l’unico complesso industriale autosufficiente del XVIII secolo nel suo genere in Gran Bretagna e Irlanda.
Il complesso, costituito da 11 acri di terreno, è davvero unico sia dal punto di vista architettonico che storico. Tutti i principali edifici sono stati massicciamente ristrutturati e riportati all’antico splendore.
È’ qui che è conservato il più grande alambicco discontinuo del mondo: realizzato in rame, ha una capacità di 144.000 litri. Il residuo di fermentazione veniva immesso nel primo distillatore, detto "wash stili", sotto cui veniva acceso il fuoco: il whiskey irlandese è unico nel suo genere perché viene distillato tre volte. Il prodotto risultante è particolarmente puro ed è caratterizzata do un contenuto alcolico per volume pari all’80% (160° di gradazione alcolica).
Altrettanto spettacolare, la ciminiera, che fu costruita nel 1845; era alta 30 metri e serviva a trasportare il fumo dei fuochi accesi nell’edificio di distillazione.
Dopo la tripla distillazione, l’alcol è praticamente incolore e inodore, ma diventa whiskey solo dopo avere trascorso almeno 3 anni maturando in botti di rovere. Le botti venivano importate dall’America, dalla Spagna e dal Portogallo, dove erano state precedentemente utilizzate per la maturazione dello sherry, del porto o del bourbon. Questi diversi prodotti conferivano caratteristiche differenti ai whiskey durante la maturazione.
Le botti venivano infine conservate in cantine buie e aromatiche e lasciate maturare per 5-7 anni nel caso dei marchi standard, anche se la legge irlandese stabilisce che per una adeguata maturazione del prodotto, sono sufficienti anche solo 3 anni.
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 602
A metà strada della valle dell’Inn, tra Kufstein e Innsbruck, si trova la regione turistica dell’Alpbachtal Seenland, che propone per ogni fascia d’età una vacanza estiva tutta da scoprire e ricca d’avventura. Gli abitanti della valle danno il benvenuto ai loro ospiti, senza però perdere la propria originalità e facendo sentire l’ospite subito come a casa propria. Nei tradizionali paesini immersi nella natura sono ancora mantenuti vivi usi e i costumi autentici.
Ogni luogo della valle possiede il proprio fascino caratteristico, ma tutti mostrano la tipica identità tirolese: Alpbach, premiato come più bel paese dell’Austria per il suo omogeneo stile architettonico in legno; il paese per le famiglie di Reith im Alpbachtal con il suo centro per bambini Juppi Kid’s Club; Brandenberg con le sue affascinanti gole; Kramsach, punto d’incontro per il campeggio estivo e per le escursioni intorno ai laghi e la più piccola città dell’Austria, Rattenberg, dall’atmosfera medioevale e con i famosi soffiatori del vetro.
Cinque laghi balneabili, 900 km di sentieri, 33 baite e oltre 20 percorsi per mountain bike sono la base per una vacanza attiva ed emozionante.
In tutto il territorio è presente il legno nelle sue diverse forme: si possono fare passeggiate nelle estese foreste, ammirare le 14 antiche case contadine di cui è composto il museo all’aria aperta di Kramsach e l’architettura in legno delle casa di Alpbach, percorrere i sentieri lungo il torrente Brandenberger Ache, dove, in assenza di strade, venivano trasportati i tronchi fino al 1966. Nella valle operano aziende artigianali, che con il legno producono mobili e scandole, e artisti che creano sculture e maschere.
Una deliziosa scoperta è il parco storico del castello Matzen situato nelle vicinanze di Brixlegg con alberi esotici che formano un contrasto particolare con i boschi circostanti.
www.alpbachtal.at/it
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 650
Il Burgenland è una regione tutta da scoprire, vivere e ricordare: 300 giorni di sole all’anno per un lembo di terra dalle mille sfumature. In questa cornice pittorica, passato e presente si fondono in un tutt’uno, tra vita castelli, fortezze, torri di avvistamento e una frizzante atmosfera culturale.
La capitale Eisenstadt conta circa 15.000 abitanti e sul suo territorio sorge l’antico castello della dinastia Esterházy. All’interno della regione sono presenti ben sei parchi naturali, tra cui il Parco Nazionale del lago di Neusiedl, dichiarato nel 2001 Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Il lago è circondato da terreni paludosi e canneti ed è l’habitat di una fauna ricchissima ed eterogenea. Ogni parte della regione riserva un’esperienza unica da vivere e un’emozione che varia al mutare della stagione: distese di prati in fiore a primavera, variopinti lembi di terra in estate, vigneti con i colori dell’autunno o suggestivi paesaggi innevati d’inverno. Proprio grazie a questa grande varietà di paesaggi, è possibile praticare qualsiasi tipo di sport: birdwatching, equitazione, camminata e biking - la pista ciclabile B10 Neusiedler See è annoverata tra i percorsi ciclabili più belli della regione - e, nei pressi del lago, anche surf, kite surf, canottaggio, vela e kajak.
Non da meno è l’offerta gastronomica della regione, dai molteplici produttori locali ai ristoranti riconosciuti a livello nazionale, senza dimenticare l’ottimo vino. Anche il benessere e le terme non sono sottovalutate: in Burgenland sorgono infatti numerosi centri termali, hotel con spa e hotel collegati alle terme.
'Vivere pannonico' è la proposta di operatori impegnati a mantenere viva l’eredità architettonica della regione e farla conoscere agli ospiti. Si alloggia in edifici storici rivitalizzati, semplici casette fra i vigneti, dimore tradizionali o pregiate fattore vinicole, in ambienti di alto valore estetico dotati di tutti i confort moderni.
www.burgenland.info/it
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 695
Nella regione più meridionale dell’Austria esistono meravigliosi paesaggi severamente protetti. Promossa dall’UE, l’iniziativa 'Vivere la natura in Carinzia' propone programmi attivi per scoprire la natura con tutti i sensi. In Carinzia la gente è molto orgogliosa della bellezza della natura e della sua varietà, delle tante ore di sole e della straordinaria combinazione di montagne e laghi d’acqua potabile. Questi gioielli paesaggistici vengono ora resi accessibili agli ospiti grazie a programmi attivi di più giorni e d’alto livello qualitativo. Guide preparate presentano i vari paesaggi in mezzo alle Alpi e la loro fauna e flora. I sensi si fanno più pronti a captare i segnali della natura: il ronzìo di una libellula, i movimenti di un branco di camosci, la sensazione di camminare a piedi nudi sull’erba dei pascoli, il profumo aromatico delle erbe alpine e il sapore delizioso del formaggio di malga. Una delle esperienze esclusive è la navigazione con la 'zattera del gusto' nel parco naturale del Weissensee. Nel Parco Nazionale dei Nockberge si vivono momenti entusiasmanti nel regno dei granati, le 'focose pietre dell’amore'. Seguendo il fiuto, si può andare a piedi nudi in cerca del prezioso nardo celtico,una rara specie di valerianacea alpina. Con un safari nel Parco Nazionale Alti Tauri, si possono osservare diversi animali selvatici: stambecchi, camosci, cervi, aquile e marmotte. Agli ospiti vengono proposte autentiche specialità, come il menù a chilometri zero, nel rispetto del clima, frutto della creatività dei ristoratori TauernAlpin. Gli ingredienti provengono al 100% dal territorio del Parco Nazionale Alti Tauri.
www.carinzia.at
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 595
Estate in Austria vuol dire soprattutto estate nella natura. In montagna, su un lago o fra i vigneti, ovunque si vive questa stagione con tutti i sensi. In montagna, dove l’estate è più breve, è anche particolarmente intensa. Basta chiudere gli occhi e pensare ai colori accesi dei prati in alta quota e al suono dei campanacci degli animali per immaginare una malga dove riposare e godersi una saporita merenda. Estate sul lago vuol dire il fruscìo di onde leggere, il bagliore del sole che si riflette sull’acqua, un airone che si alza in volo fra i canneti, un tuffo nell’acqua cristallina che in molti laghi ha la qualità dell’acqua potabile. Il sapore dell’estate è quello delle succose albicocche, dello strudel di mele, del pane appena sformato, di un bicchiere di vino o di una spumeggiante birra, delle mille specialità locali da gustare in accoglienti ristoranti e trattorie o magari facendo un picnic in mezzo alla natura.
L’estate in Austria ha soprattutto un colore, che va dal verde chiaro dei morbidi prati al verde scuro dei boschi profumati, e al verde punteggiato del colore dei fiori di papavero e delle margherite che crescono sui campi.
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 625
È Sofia la città più economica d’Europa, almeno secondo la classifica stilata da European backpacker index (www.priceoftravel.com). I parametri presi in considerazione comprendono una notte in un ostello economico del centro e con buone recensioni, due corse con i mezzi pubblici, un biglietto per un’attrazione turistica, tre pasti al giorno e tre birre locali. Al primo posto dell’indice aggiornato al 2012 c’è dunque la capitale bulgara, con un costo di 18,7 euro al giorno, sommando tutti i parametri. Al secondo troviamo Cracovia, in Polonia, con un prezzo di 18,9 euro. Al terzo posto Belgrado, in Serbia, che costa 20,3 euro al giorno. Com’è evidente, la nuova Europa la fa da padrona: si prosegue infatti con il quarto posto per Riga, capitale della Lettonia, con una media di spesa di 20,7 euro. Kiev, in Ucraina, è al quinto con i suoi 22,6 euro ed è balzata agli onori delle cronache grazie ai recenti Europei di calcio. Al sesto posto troviamo Sarajevo, in Bosnia Erzegovina, con 23 euro giornalieri, e al settimo Budapest, in Ungheria, che costa 23,8 euro. Ottava posizione per Varsavia, in Polonia, con 25 euro al giorno, seguita da Bucarest (Romania, 25,1 euro) e, in decima posizione, da Bratislava, in Slovacchia, che costa 28,8 euro e chiude una top ten tutta a est. Appena fuori dai dieci, la turca Istanbul. Ma per trovare una città italiana in classifica bisogna scendere fino al 22esimo posto di Napoli. Secondo i parametri di European backpacker index, un giorno nel capoluogo campano costa quasi 50 euro. La città più cara d’Europa è invece Zurigo, che fa sborsare 118 euro al giorno. (viedellest)
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 605
Scoprire l’Austria parlando italiano è possibile in uno dei 100 hotel del gruppo 'Austria per l’Italia', un’associazione fondata nel 1986. Negli hotel a 5, 4 e 3 stelle dislocati in tutta l’Austria, gli ospiti vengono accolti al motto "dove l’ospitalità parla italiano". Visitando il sito www.vacanzeinaustria.com c’è la possibilità di richiedere l’invio gratuito del catalogo o di iscriversi alla newsletter mensile; nel sito si trovano le presentazioni degli hotel con immagini, proposte di itinerari in città e in montagna e una sezione dedicata alle news e alle offerte speciali del momento. Un’altra sezione raccoglie moltissimi pacchetti per tutte le tematiche, sia estive che invernali: arte e cultura, soggiorni per famiglie, terme e cure, benessere e bellezza, vacanze attive, golf, equitazione, bici e mountain bike, sci e sport invernali, vacanze in moto, o all’insegna di caccia e pesca nella natura austriaca. La gamma di proposte è ampia e va da soggiorni in bio-hotel a vacanze attive o di relax.
www.vacanzeinaustria.com
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 618
A St. Anton am Arlberg e nei comuni limitrofi Pettneu, Flirsch e Strengen im Stanzertal i vacanzieri possono godere dell’accoglienza alpina e delle numerose offerte per lo sport e il tempo libero di questa splendida regione posta a oltre 1.300 metri di altezza.
Montagne e natura, sport e relax, salute e benessere, famiglie e atleti, tradizioni e modernità: anche in estate, St. Anton am Arlberg è una destinazione ideale per le vacanze sia di persone attive, sia di coloro che cercano un angolo di calma per rilassarsi. Passeggiate in quota, scalate, bike, rafting, nuoto, sagre o semplice relax: tra le montagne tirolesi tra Kapall, Galzig e Valluga le vacanze sono sempre emozionanti! Eventi sportivi di primo livello e il tentativo di battere il record di line dance garantiranno a partecipanti e spettatori momenti di grande entusiasmo.
Base ideale per tour in bici da corsa, St. Anton offre un ricco calendario di eventi per gli appassionati delle due ruote, corsi preparatori e settimane di allenamento con professionisti.
Con la Summer Active Card gratuita, numerosi hotel e pensioni di St. Anton regalano ai loro ospiti una fetta di vacanza in più. L‘offerta comprende escursioni guidate, giri in mountain-bike, camminata nordica, corsi base di golf, una passeggiata con la torcia, tiro con l‘arco, gioco dei birilli e diversi giochi con la palla. Coloro che hanno la Summer Active Card riceveranno, inoltre, numerose riduzioni nelle più svariate campagne e attività, tra cui il parapendio, gite nel parco avventura con funi sospese, il rafting, il tubing e il canyoning, tutte le attività sportive dell’arl.rock e la visita della serata tirolese. Anche l’entrata al Museo di St. Anton am Arlberg è gratuita. Infine, anche le guide e parte dell’attrezzatura che permettono ai visitatori di St. Anton di scoprire i segreti delle varie tipologie di sport, sono compresi nella card. La Summer Active Card 2012 è valida dal 25 giugno al 15 settembre.
www.sommer-aktiv.at - www.stantonamarlberg.com
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 671
Le vacanze sono tempo prezioso per stare con noi stessi e con la famiglia, per riscoprire il piacere delle piccole cose e delle emozioni genuine, per respirare a pieni polmoni l’aria pura e ascoltare il silenzio. Il Tirolo, cuore delle Alpi, è un vero e proprio santuario del benessere alpino, un’oasi naturale per ‘ricaricare le pile’ e lasciarsi alle spalle la routine quotidiana.
A Maria Waldrast nella valle Wipptal sgorga una sorgente di benessere accanto al Santuario dell’ordine dei Servi di Maria. Da questo luogo di forza particolarmente benefico partono numerosi sentieri escursionistici e alpini che permettono sia di esplorare i dintorni sia di risalire in alta montagna, fino alla cima del Serles che viene anche chiamata l’altare del Tirolo. E dato che in un luogo di forza non può mancare un piccolo rinforzo per il fisico degli escursionisti, presso il ristorante del monastero di Maria Waldrast è possibile sostare e gustare eccellenti piatti.
A Reith, nella valle Alpbachtal, è stata realizzata un’oasi del silenzio e della quiete secondo i principi di Hildegard von Bingen. Su oltre 900 metri quadrati trovano spazio un giardino di erbe aromatiche, un’area relax con un sentiero da percorrere a piedi nudi, un percorso massaggiante e una vasca d’acqua bassa per i bambini.
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 624
Quest’estate sventoleranno 355 Bandiere Blu sulle spiagge della Turchia, che mantiene così il 4° posto nella classifica delle Bandiere Blu internazionali, subito dopo la Spagna, la Grecia e la Francia. A queste 355 se ne aggiungono altre 19 per le marine. Un riconoscimento importante, che premia gli sforzi compiuti dal governo centrale e dalle amministrazioni locali per la salvaguardia e la tutela degli oltre 8.000 km di costa turca. Una costa che si sviluppa su quattro mari differenti, un vero tesoro di baie, insenature, spiagge deserte e calette che il turismo internazionale sta premiando facendone una delle mete privilegiate per il 2012.
Le spiagge della provincia di Antalya sono senza dubbio le più premiate, con 190 Bandiere Blu per le spiagge e 5 per le marine. 76 Bandiere Blu invece a Mugla per le sue spiagge, con 7 Bandiere Blu per le marine; 32 ad Izmir, con 2 per le marine; 22 ad Aydin, con 2 per le marine; 17 a Balikesir con 1 per le marine; 5 Bandiere Blu alle spiagge di Çanakkale; 2 ad Istanbul, con 2 per le marine; 8 a Mersin, 1 a Tekirdag, 1 a Düzce e 1 a Kocaeli.
La Bandiera Blu è un riconoscimento internazionale, istituito nel 1987 (Anno europeo dell’Ambiente) che viene assegnato ogni anno in 41 Paesi, inizialmente solo europei, più recentemente anche extra-europei (Sud Africa, Marocco, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Nuova Zelanda, Brasile, Canada e i Caraibi), con il supporto e la partecipazione delle due agenzie dell’ONU: UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) e UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo) con cui la FEE ha sottoscritto un Protocollo di partnership globale.
Bandiera Blu è un eco-label volontario assegnato ad oltre 3650 località turistiche balneari (spiagge e marine) che rispettano criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio. L’assegnazione della Bandiera Blu per le spiagge e per le marine è basata su 32 precisi criteri che coprono quattro aspetti fondamentali : educazione ambientale ed informazione, qualità delle acque, management ambientale, sicurezza e servizi. Obiettivo principale di questo programma è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale
.
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 667
A pochi chilometri dal confine italiano di Tarvisio, Villach è la meta ideale per gli amanti delle vacanze a contatto con la natura. Un vero connubio tra laghi e monti per un soggiorno tra attività all’aria aperta e relax. Imperdibile è un’escursione sull’Alpe Gerlitzen, dove una passeggiata in montagna si sposa ad una originale degustazione di piatti tipici della cucina carinziana. Qui il 'Kostale Weg' (letteralmente 'Sentiero degli assaggi') offre agli escursionisti una carrellata di ottime pietanze locali, dalla bistecchina di bue alpino, ai tortelloni carinziani, ai dolci tipici.
Chi invece vuole approfondire la conoscenza di flora e fauna potrà visitare il Parco Naturale del Monte Dobratsch e seguire facili itinerari alla scoperta degli animali che lo abitano, accompagnati, su richiesta, da guide esperte. Una volta raggiunta la vetta ci si potrà rilassare presso il nuovo rifugio Gipfelhaus.
Per tutti coloro che invece vogliono 'giorni no-stop' di sport acquatici, i laghi di Ossiach, Faak e Afritz offrono svariate soluzioni. Lungo le loro sponde ci si può cimentare con corsi di windsurf, canoa, sci nautico e sub (questi ultimi due organizzati esclusivamente sul Lago di Ossiach).
Ci si potrà rilassare presso le numerose spiagge attrezzate o fare una gita a bordo di un traghetto sul Lago di Ossiach. Attorno ai due splendidi specchi d’acqua (che si può anche bere!) sono tracciati percorsi da running e nordic walking per chi desidera interpretare le proprie vacanze all’insegna del movimento, senza dimenticare le piste ciclabili e i facili itinerari adatti a tutta la famiglia. Qui si trovano anche i più qualificati campeggi della Regione, di cui ben 20 certificati ADAC 2011.
Da poco inaugurate le nuove Kärnten Therme di Warmbad-Villach, la risposta a ogni desiderio: piscine termali, centri massaggi, tecniche curative all’avanguardia, programmi fitness e wellness abbinati a diete su misura. Non solo wellness, ma anche divertimento a 360° con piscine e scivoli per discese a tutta velocità.
www.region-villach.at
- Dettagli
- La Redazione By
- Visite: 1199
Nel cuore del parco nazionale più grande d’Europa, incorniciato da maestose vette alpine, si trova il più autentico, naturale e rilassante dei paradisi turistici: l’Osttirol, o Tirolo orientale. Gli Alti Tauri nella parte settentrionale dove svetta il Grossglockner (3.798 metri), il monte più alto dell’Austria, e le Dolomiti di Lienz sul versante meridionale consentono di realizzare pienamente il sogno di una vacanza in montagna ricca di esperienze emozionanti. Spesso sono piccoli particolari a rendere speciale una vacanza: il fatto che ovunque nell’Osttirol ci si dia del tu in segno di cordialità, le semplici e genuine merende Brettljause (taglieri di speck, salsicce, formaggi e cetrioli) o gustose specialità regionali come l’agnello e gli Schlipfkrapfen (pasta ripiena). E poi il sole, radioso, che dipinge i contorni dell’ineguagliabile paesaggio alpino nel cielo blu. Nell’Osttirol gli ingredienti della villeggiatura tradizionale in montagna sono rimasti quelli di una volta: relax, aria fresca, ruscelli d’acqua limpida e una quantità di posti romantici nascosti quasi infinita come le varietà di rose alpine e di rododendri che fioriscono nel Parco Nazionale. Particolarmente affascinante è la città dolomitica di Lienz con il suo elegante centro storico, i caffé nella piazza principale vicino alla Liebburg e le boutique alla moda che invitano allo shopping. Come in un’arena, tutt’attorno si vedono spuntare le montagne, per la gioia degli sportivi che qui trovano itinerari di tutti i livelli di difficoltà da percorrere in mountain bike e vie ferrate per avventurose scalate. Anche chi è meno sportivo potrà ammirare da vicino le soleggiate rocce dolomitiche, un’esperienza indimenticabile che non tarda ad accendere l’amore per la natura e la montagna.
Nell’Osttirol le famiglie prediligono di solito l’Alta Val Pusteria. Qui operano strutture specializzate per bambini, le escursioni sono meno impegnative e c’è un’ampia scelta di attività per grandi e piccoli. A cominciare dal popolare itinerario ciclabile della Drava (Drauradweg) facile da percorrere, le piste estive di slittino, curiosità come il Museo delle Carrozze o la funivia che porta sul Thurntaler, la montagna più frequentata con magnifica vista panoramica sulle Dolomiti.
www.osttirol.com/it
Pagina 16 di 21