Visit Malta
G7 - sette secoli con i grandi dell’arte italiana
Una grande città, una grande mostra: Mesagne, capitale della cultura di Puglia, sarà presente alla ITB di Berlino dal 6 all’8 marzo per presentare a giornalisti tedeschi e di altri Paesi il grande evento organizzato dal Comune di Mesagne e dalla cordata di imprenditori “Micexperience”.
Ne hanno parlato in conferenza stampa il sindaco di Mesagne, Antonio Matarrelli, il presidente di “Micexperience”, Pierangelo Argentieri, il consulente comunale alle politiche culturali e scolastiche, Marco Calò, e la giornalista salentina Carmen Mancarella. Sono milioni gli europei che, non solo in Germania, parlano la lingua tedesca.
Ed è con l’obiettivo ambizioso di abbracciare un bacino di utenza così vasto che la città ha scelto quest’anno di partecipare alla ITB di Berlino, la più importante fiera internazionale del turismo al mondo per vastità e per numero di espositori. Dal 6 marzo 2024 Mesagne sarà dunque a Berlino per incontrare tour operator e giornalisti tedeschi e far conoscere la vivacità culturale di una terra sempre più apprezzata, dal cuore millenario.
Fuori salone l’evento serale “Italy Salento my love party in Berlin”, che si svolgerà in partenariato con altri Comuni del Salento. Organizzato dalla rivista di turismo e cultura del Mediterraneo “Spiagge”, l’appuntamento celebrerà i primi dieci anni di presenza all’evento di Berlino della longeva realtà editoriale diretta da Carmen Mancarella. “Questa mostra meritava di essere promossa a livello internazionale, il nostro intento”, ha dichiarato il sindaco Matarrelli “è quello di offrire ai viaggiatori appassionati di arte un evento di indiscutibile prestigio”.
“I tedeschi programmano le loro vacanze, diverse durante l’anno, con largo anticipo. L’ITB 2024 rappresenta una bella opportunità per la città di Mesagne e per un territorio provinciale e regionale ben più vasto. Il successo ottenuto da “Caravaggio e il suo tempo” - ha spiegato Pierangelo Argentieri durante il suo intervento - ci ha incoraggiato molto e tutto lascia presagire che anche questa nuova mostra, dedicata ai grandi nomi dell’arte italiana e che riunirà in un unico spazio opere di Giotto, Leonardo Da Vinci, Canova, Giovanni Boldini e Pino Pascali, sarà un grande successo”.
“L’agenda degli incontri di promozione a Berlino è molto fitta”, ha aggiunto la giornalista Carmen Mancarella, direttrice della rivista di turismo e cultura del Mediterraneo “Spiagge” (www.mediterraneantourism.it). “Già il 6 sera il sindaco e i rappresentanti istituzionali della città di Mesagne incontreranno i giornalisti in un incontro esclusivo. In fiera avranno modo di avere contatti diretti con tour operator e giornalisti tedeschi e internazionali. Oggi le vacanze si scelgono su internet. Per questo il nostro obiettivo è di lanciare campagne di comunicazione grazie alle quali la città di Mesagne ha la possibilità di entrare nei motori di ricerca google, cliccata da viaggiatori desiderosi di scegliere la loro vacanza in Italia”.
“La nuova mostra, che verrà inaugurata a giugno in concomitanza con il G7, si preannuncia come un evento imperdibile che merita di assumere, come la nostra città, un respiro internazionale”, ha concluso il sindaco Antonio Matarrelli.
Un cuore verde che si fa bianco per l’inverno
Decine di stazioni sciistiche con piste adatte a tutte le difficoltà e divertimento per tutta la famiglia
Ci trovamo senza dubbio in un Paese denso di sorprese: dalla Slovenia gourmet in bicicletta a quella delle città d’arte, da quella del vino pregiato a quella delle terme. Ma c’è anche una Slovenia più adrenalinica e wild, che si mostra in tutto il suo splendore quando la quota sale e le temperature si abbassano: è la Slovenia della neve e delle stazioni sciistiche. Quella sportiva e dedicata agli amanti delle attività invernali, dell’outdoor e delle sfide sulle piste.
Gran parte delle stazioni sciistiche slovene sono formato famiglia: scuole di sci con insegnanti poliglotti che parlano spesso anche l’italiano, parchi giochi attrezzati e piste dedicate esclusivamente ai bambini, dove imparare a sciare divertendosi. Inoltre, molte località offrono servizi di babysitting e animazione sempre dedicati al mondo della neve e della montagna. Anche i servizi di noleggio sono forniti di abbigliamento e attrezzatura per tutte le età, e mentre i bambini iniziano a tastare la neve sotto gli scarponcini e a muovere i primi passi con gli sci ai piedi in tutta sicurezza, si potranno vivere chilometri e chilometri di avventure innevate.
Con un solo Skipass si può sciare in tutto il paese
Da est a ovest, la Slovenia è come un unico grande comprensorio sciistico e si possono trovare, a un’ora di auto l’una dall’altra, diverse località in cui sfoggiare le proprie abilità sulla neve. Con lo Ski Pass Slovenia si ha la possibilità di scegliere tra le oltre trenta stazioni sciistiche del Paese, con formule giornaliere o stagionali e pacchetti per tutta la famiglia a un prezzo molto conveniente.
Le montagne della Slovenia hanno davvero molto da offrire: dall’arrampicata su ghiaccio, allo scialpinismo, al volo in parapendio su uno straordinario paesaggio innevato, la Slovenia ha avventure per tutti i gusti. In alcune località è possibile vivere esperienze di discesa alternative e divertenti per tutta la famiglia, come lo snowbiking o il rafting su neve e l’airboarding , praticati in diverse località.
Tutto quello che si può fare una volta tolti gli sci:
Terme, ristoranti, città d’arte e mercatini di Natale: la Slovenia è un paese piccolo ma variegato e ricco di cultura, il che significa avere sempre la possibilità di arricchire la propria giornata sugli sci con una visita a una città d’arte come Maribor o Lubiana, e magari una cena gourmet in uno dei suoi dieci ristoranti stellati Michelin. Inoltre, quasi tutte le località sciistiche sono vicine a stazioni termali tra le più belle e ricercate d’Europa, e cosa c’è di meglio dopo un’avventura innevata delle coccole di una Spa?
Rapporto qualità-prezzo imbattibile
Sciare in Slovenia è un’esperienza adatta a tutte le tasche, che a un’offerta di alto livello abbina prezzi ragionevoli. Oltre alla convenienza di Ski Pass Slovenia e a quella dei prezzi dei corsi, sciare in Slovenia con tutta la famiglia è un’ottima idea anche per il prezzo delle attività after-ski, dai centri termali alla ristorazione di alto livello.
Kranjska Gora: sci formato mondiale nelle Alpi Giulie
La cittadina di Kranjska Gora si trova a due passi da Tarvisio, al confine con Austria e Italia e questo fattore le dà tutto il fascino di una terra di confine, dalla cucina alle attività culturali. Il suo comprensorio sciistico è sicuramente tra i più moderni e famosi della Slovenia, con una ventina di impianti di risalita, 30 chilometri di piste e 40 di tracciati da sci di fondo. Nella vicina Planica, inoltre, si svolge ogni anno la finale della Coppa del Mondo di Salto con gli Sci.
Rogla: un paradiso bianco per grandi e piccini a un’ora da Maribor
La capitale slovena del divertimento in montagna per tutta la famiglia è sicuramente Rogla, dove oltre a decine di chilometri di piste per sciatori più o meno esperti si trova il villaggio del Diavoletto, dove uno staff preparatissimo si prenderà cura dei piu piccoli, con attività e lezioni di sci in tutta sicurezza sulle piste innevate del comprensorio sciistico.
Per Info: Ente Sloveno per il Turismo in Italia
Tel: + 39 02 29511187 - 02 29514157
www.slovenia.info
(Credits: winter_family_fun_tamar_valley_tent_film-photo -
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L'AVVENTO A BRESLAVIA E IN BASSA SLESIA
Confindustria e Fiavet Piemonte "fanno squadra" e allargano i loro orizzonti a nuove mete, vicine e facilmente raggiungibili, nello specifico Breslavia. Grazie all'iniziativa di sei associate Fiavet - nell'astigiano, torinese e cuneese - varano una insolita sinergia e guardano alla Polonia, lanciando il primo programma condiviso, concertato con altri partner e reso possibile grazie al nuovo volo Ryanair Torino - Breslavia. Con le imminenti feste natalizie è stato presentato a Torino - presso la sede Ascom di via Massena - un viaggio molto interessante in una delle più antiche e belle città della Polonia, Breslavia, situata quasi ai confini con la Germania, lontana dai conflitti bellici attuali. L’iniziativa è stata supportata dal Console onorario della Repubblica di Polonia a Torino, Ulrico Leiss de Leimburg (presente all'incontro stampa), e voluta da Gabriella Aires (Presidente Fiavet Piemonte) e Alessandro Saglio, direttore di Confindustria Polonia.
Ecco il programma dettagliato:
1° GIORNO: VENERDÌ 9 DICEMBRE: TORINO – BRESLAVIA
Ritrovo dei partecipanti all’aeroporto di Torino Caselle. Disbrigo delle pratiche di check-in e imbarco sul volo Ryanair diretto per Breslavia:
Volo: FR4446 Torino – Breslavia 11:55 – 13:40
All’arrivo, incontro con il bus locale e prima panoramica della città. Visita del Panorama di Raclawice, un enorme dipinto panoramico che raffigura la celebre battaglia di Raclawice (1794), in cui un gruppo di insorti polacchi guidati da Tadeusz Kosciuszko sconfisse i Russi. L’opera presenta una forma circolare ed è esposto in una struttura anch’essa rotonda, costruita appositamente per ospitarlo.
Al termine delle visite, trasferimento in hotel e sistemazione nelle camere riservate.
Cena in tipica birreria locale, rientro in hotel e pernottamento.
2° GIORNO: SABATO 10 DICEMBRE: ŚWIDNICA – CASTELLO DI KSIAŻ
Sveglia e prima colazione in hotel.
Incontro con la guida e trasferimento in bus a Świdnica per la visita della Cattedrale San Stanislao e San Venceslao. Fondata nel 1330, è dominata da un campanile gotico che è il più alto della regione. Parzialmente gotica e barocca, vanta meravigliose decorazioni, sculture e quadri.
Proseguimento con la visita della Chiesa della Pace. Si tratta di una chiesa luterana costruita in seguito alla Pace di Vestfalia (1648) per simboleggiare la fine della Guerra dei Trent'anni. Viene considerata il più grande edificio religioso in legno dell’Europa.
Ritorno in centro città e tempo a disposizione per il pranzo libero tra le bancarelle del mercatino di Natale della cittadina.
Dopo pranzo, trasferimento verso Wałbrzych per la visita del Castello di Ksiaż, costruito nel XIII secolo dal Principe Bolko I. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu occupato da un’organizzazione nazista che iniziò a costruire qui la sua sede, collegata da diversi tunnel sotterranei attualmente visitabili.
Visita della serra delle palme, dove si trovano numerose piante esotiche.
Tempo libero per ammirare le installazioni luminose che ogni anno abbelliscono il giardino del castello durante il periodo prenatalizio. Al termine delle visite rientro a Breslavia per la cena e il pernottamento.
3° GIORNO: DOMENICA 11 DICEMBRE: BRESLAVIA
Sveglia e prima colazione in hotel.
Giornata dedicata alla visita della città di Wrocław/Breslavia, una delle città più antiche e più belle della Polonia. Situata sul fiume Oder, sorge su 12 isole collegate tra di loro da ben 112 ponti. Il Rynek, cioè la Piazza del Mercato, è il luogo principale di Breslavia ed è senza dubbio il cuore pulsante della città. È la seconda piazza più grande della Polonia (la prima è quella di Cracovia) ed è una delle più grandi e più belle d’Europa. Il nucleo al centro della piazza consiste nel Municipio Vecchio Ratusz, nel Municipio Nuovo e varie abitazioni in stile barocco e neoclassico. Da non perdere anche l’università e il distretto dei 4 templi ovvero il quartiere delle quattro fedi, a testimonianza del fatto che una convivenza pacifica e civile è sempre possibile. Qui infatti convivono a poca distanza l'uno dall'altro quattro edifici di differenti fedi religiose: una chiesa cattolica, una protestante, una sinagoga ebraica e una chiesa ortodossa. Pranzo tipico polacco.
Nel pomeriggio passeggiata verso Ostrów Tumski, “l’isola della Cattedrale”, l’antico borgo dove ha origine la storia di Breslavia. Bagnata dalle acque dell'Oder, l’isola è abitata da meravigliosi monumenti architettonici, come l’imponente Cattedrale gotica di San Giovanni Battista, ricostruita dopo i danneggiamenti subiti durante la guerra, e la Collegiata di Santa Croce e San Bartolomeo. Ogni giorno nell’antico borgo, quando giunge la sera, il “latarnik” di Ostrów Tumski, ovvero l’addetto ai lampioni dell’isola, si aggira nei dintorni della cattedrale con il compito di accendere gli antichi lampioni che possiedono ancora l’originale impianto a gas, messo in funzione il lontano 1847.
Al termine delle visite tempo libero per i mercatini di Natale, tra i più grandi e belli del centro Europa. Il centro storico viene illuminato e decorato da mille luci, mentre il mercatino di Natale si estende dal Rynek (la Piazza del Mercato) alle vie Świdnicka, Oławska e Plac Solny. Nel Plac Solny tra le bancarelle troverete cibo tradizionale polacco, dolci, ornamenti natalizi, ceramiche e molto altro. Accanto al bellissimo albero di Natale, verrà allestito un palco sul quale si esibiranno gli artisti. Per i visitatori sono previste diverse attrazioni: concerti, parate e spettacoli.
Cena libera e pernottamento in hotel.
4° GIORNO: LUNEDÌ 12 DICEMBRE: BRESLAVIA-TORINO:
Sveglia e prima colazione in hotel.
Mattinata a disposizione per visite individuali o con accompagnatore.
Pranzo libero.
Nel pomeriggio, possibilità di provare la Vinci Power Nap: un’esperienza sensoriale che permette di riposarsi e rigenerarsi con un semplice… sonnellino! E’ un sistema innovativo e certificato per migliorare l’efficienza e l’energia durante la giornata, basata su un’integrazione sensoriale in armonia con la filosofia di Leonardo da Vinci, che sfruttava proprio il principio del power nap per ritrovare la forza e la concentrazione… con ottimi risultati!
Trasferimento in aeroporto in tempo utile per la partenza. Imbarco sul volo diretto per Torino Caselle.
Volo: FR4447 Breslavia - Torino 19:50 – 21:40
Fine dei servizi.
QUOTA DI PARTECIPAZIONE A PERSONA IN HOTEL 3* CENTRALE €.650,00 con acconto di €.250,00
CAMERA SINGOLA €.135,00 (MASSIMO 3 CAMERE SINGOLE)
SUPPLEMENTO A PERSONA PER HOTEL 5* CENTRALE €.100,00 IN CAMERA DOPPIA
SUPPLEMENTO A PERSONA PER HOTEL 5* CENTRALE €.275,00 IN CAMERA SINGOLA (MAX 3 CAMERE)
ASSICURAZIONE MEDICO-BAGAGLIO-ANNULLAMENTO
• €.35,00 a persona in camera doppia - hotel 3*
• €.40,00 a persona in camera singola o in hotel 5*
IL VIAGGIO SARÀ CONFERMATO CON MINIMO 30 PARTECIPANTI
ISCRIZIONI ENTRO IL 12/11/2022 FINO AD ESAURIMENTO DISPONIBILITA’ (35 POSTI DISPONIBILI)
ALL’ATTO DELL’ISCRIZIONE E’ OBBLIGATORIO FORNIRE COPIA DEL DOCUMENTO DI IDENTITA’ CHE SI UTILIZZERA’ PER IL VIAGGIO
La quota comprende:
• Volo a/r Torino-Breslavia con 2 bagagli a mano (borsetta 40 x 25 x 20cm + trolley 55 x 40 x 20cm)
• Trasferimento aeroporto-hotel a Breslavia il primo e l’ultimo giorno
• Sistemazione in ottimo hotel 3* centrale (tipo Puro Hotel o similare) in trattamento di pernottamento e prima colazione
• Cena del primo e del secondo giorno
• Pranzo tipico Polacco il 3° giorno
• Visite come da programma
• Bus a disposizione per le visite del 2° giorno
• Ingressi a: Panorama di Raclawice, Chiesa della Pace di Świdnica, Castello di Ksiaż con visita dei sotterranei
• Accompagnatore dall'Italia per tutta la durata del tour
La quota non comprende:
• Tutti i pasti non citati: pranzo del primo, secondo e quarto giorno; cena del terzo giorno
• Bevande ai pasti
• Ulteriori ingressi non previsti all'atto della stesura del programma
• Mance e spese personali
• Tasse di soggiorno da pagare in loco
• Quanto non espressamente indicato ne La quota comprende
TASSO DI CAMBIO ATTUALE: 1 EURO = 4,65 ZŁOTY: Eventuali adeguamenti valutari causati dalla variazione del tasso di cambio potranno essere richiesti fino a 10 giorni prima della partenza del tour.
LE CONDIZIONI DI VENDITA DEI PACCHETTI TURISTICI E LA POLIZZA ASSICURATIVA SONO CONSULTABILI
SUL SITO www.iviaggidigabryemax.com o PRESSO L’AGENZIA IN FORMA CARTACEA
Attualmente non sono previste restrizioni antiCovid
Informazioni sempre aggiornate sul sito https://www.viaggiaresicuri.it/find-country/country/POL
PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI CONTATTARE:
• Boulevard Viaggi – Corso Casale 44/bis, Torino
• Fashion Travel – Via Alba 6, Bra (CN)
• Italian Wine Travels – Via San G. Cafasso 41, Castelnuovo Don Bosco (AT)
• I Viaggi di Gabry e Max – Via Balbo 3/A, Chieri (TO)
• Somewhere Tour Operator – Via Santa Chiara 20, Torino
E TUTTE LE ALTRE AGENZIE ASSOCIATE FIAVET PIEMONTE
La FIAVET (Federazione Italiana Associazioni Imprese di Viaggi e Turismo) è l'Associazione di categoria per antonomasia delle Agenzie di Viaggio e più in generale delle imprese del turismo.
DESTINAZIONE AMSTERDAM NOORD: LABORATORIO DI... MERAVIGLIA
Tra avanguardie artistiche e nuovi concetti di ospitalità,
Se i classici mercatini di Natale e lo spettacolare Festival delle Luci danno il via al turismo nella capitale olandese, sono molte le proposte innovative per i più giovani o chi sia alla ricerca di weekend esperienziali, all'insegna della "meraviglia". Un valore aggiunto del visionario imprenditore Robin Hagedoorn, quando ha progettato i suoi Bunk, tra residenza artistica, hotel di design e ostelli di lusso.
Ex chiesa di Santa Rita riconvertita, il Bunk è il punto d'incontro della comunità di artisti, designer e startupper che stanno trasformando Amsterdam Noord nel quartiere-emblema dell’avanguardia artistica della capitale olandese. E' in questa zona (raggiungibile in 15 minuti di traghetto gratuito dalla stazione centrale) che negli ultimi anni edifici industriali, storiche abitazioni operaie, ex cantieri navali come l’NDSM Wharf sul fiume Ij, sono stati riconvertiti in atelier, gallerie d'arte, uffici di aziende di fama internazionale come MTV, IDTV, Red Bull.
Tra i luoghi-simbolo: l’edificio avveniristico dell’Eye Filmmuseum, principale istituzione culturale olandese dedicata alla settima arte; il Pllek spazio eventi/Ristorante ricavato all'interno di un capannone post industriale affacciato sul fiume Ij; l’imperdibile STRAAT, il più grande Museo di Street Art e graffiti al mondo con opere di 150 artisti da Keith Haring a Eduardo Kobra; il Nxt Museum, primo museo dei Paesi Bassi dedicato alla new media art con installazioni immersive che combinano suoni psichedelici, tecnologia e creatività; infine il paradiso per gli instagrammer Wondr, spazio ricreativo composto da stanze surreali create appositamente da artisti come centro ludico per adulti e ragazzi.
Bunk: 2 chiese, 200 stanze, 20.000 storie. Situato in due ex-chiese riconvertite ad Amsterdam e Utrecht, Bunk colma il divario tra hotel di design, ostelli di lusso e residenze artistiche. All'insegna della creatività e dell'inclusione, Bunk si propone di ridefinire il concetto di ospitalità creando spazi “per la condivisione della Meraviglia”. All’interno di Bunk vengono organizzati ogni mese eventi musicali e artistici gratuiti per gli ospiti e per la comunità locale, e i creativi possono sempre utilizzare lo studio di registrazione di Bunk Amsterdam o addirittura candidarsi al programma di residenza per artisti.
Bunk Amsterdam Hagedoornplein 2, 1031 BV Amsterdam (NL)
bunkhotels.com/amsterdam
(Ph: Straat Museum, bunk-hotel-amsterdam-atrio )
Due città dalla storia millenaria, terre di confine e di incroci di genti, culture e idee. Poznan e Lublino, rispettivamente nell’area occidentale e in quella orientale della Polonia, sono mete perfette di un city break. Antichi mercati, fortificazioni medievali, eleganti residenze rinascimentali: è un assaggio di quanto troverete in queste due città ricche di fascino.
La Polonia è una nazione giovane, dinamica, capace di adeguarsi alle novità di un mondo in costante evoluzione restando, al contempo, sempre fedele a sé stessa. Ognuno degli avvenimenti che hanno plasmato la ricca storia del Paese resta oggi visibile nelle tracce lasciate nell’architettura, nella musica, nel cibo, nelle manifestazioni culturali di un popolo fiero, che guarda al futuro con fiducia. Non c’è modo migliore di conoscere le mille voci che popolano il vasto orizzonte culturale polacco che visitare Poznan e Lublino, città interessantissime e, tuttavia, ancora non interessate da grandi flussi turistici. Capoluoghi rispettivamente delle regioni Wielkopolska (la Grande Polonia) e Lubelskie (lett. di Lublino), Poznan e Lublino hanno in comune il ruolo di crocevia culturale di cruciale importanza per la storia dell’intero paese. Una storia che sono pronte a raccontarvi!
Poznan, il cuore della Grande Polonia
La storia di Poznan corrisponde, per certi versi, a quella della Polonia: fu sede della prima famiglia reale polacca nel XI secolo e teatro di grandi battaglie che hanno stravolto gli equilibri europei a partire dal Seicento. Il cuore della città è sicuramente la coloratissima piazza del Mercato Vecchio (Stary Rynek), dominata dall’edificio rinascimentale del Municipio, progettato dell’architetto italiano Giovan Battista Quadro e sede, inoltre, del Museo Storico di Poznan (che vale il prezzo del biglietto anche soltanto per la visita al palazzo), da cui si innalza una torre alta 61 metri. Ogni giorno, a mezzogiorno in punto, dall’orologio nella facciata del Municipio escono due caprette metalliche, simbolo della città, che si incornano vicendevolmente per 12 volte, come rintocchi di campane. Alla destra del Municipio sorge una fila di casette multicolore, le cosiddette case dei pescivendoli, lungo un porticato dove si teneva un tempo il mercato del pesce. Prendetevi pure qualche ora per rilassarvi nell’atmosfera serena di questa piazza, magari sorseggiando l’ottima birra locale!
Un’esperienza golosa da non perdere è il Museo del Croissant: il croissant di San Martino è il dolce tipico di Poznan per eccellenza. Proprio per questo, nei pressi della piazza del Mercato, Vecchio gli è stato dedicato un vero e proprio museo, dove potrete scoprire tutti i segreti di questa leccornia e, sotto la guida di mastri pasticcieri, metterete le mani in pasta, letteralmente, preparando in prima persona i vostri croissant!
Allontanandosi dalla piazza, la città mostra tutto il suo splendore barocco in edifici come la Chiesa parrocchiale del Soccorso, a sud della piazza, o quella di Sant’Antonio da Padova, a ovest.
Un modo rapido e sportivo per muoversi tra le bellezze di Poznan è l’Itinerario Reale-Imperiale: una raccolta di percorsi cicloturistici nei luoghi simbolo di Poznan e dintorni, sulle orme dei Past, originaria proprio della Wielkopolska.
I ciclo-noleggi di Poznan sono molto forniti e propongono prezzi ragionevoli.
Cosa gustare a Poznan e in Wielikopolska:
• Il croissant di San Martino, non proprio che il cornetto alla francese a cui siamo abituati! Se la forma a mezzaluna ci è familiare, la ricca farcitura di semi di papavero, uva passa, mandorle e frutta candita è un’esplosione di sapori che delizierà il vostro palato. Inutile dire che si tratta di un prodotto tutt’altro che dietetico!
• Piatti a base di patate:
• Prazoki, nella forma più o meno simili ai classici pierogi, fatti di patate lesse e conditi con burro o ciccioli di carne;
• plindze, frittelle di patate;
• gnocconi ripieni di carne o frutta;
• zuppa di pesci ciechi (slepe ryby), una zuppa di patate così chiamata perché nella sua preparazione non viene utilizzata la carne (né alcun altro tipo di grasso) e pertanto sulla sua superficie non si creano degli “occhi” di grasso, tipici per i brodi a base di carne
• Non si può non innaffiare il tutto che con la famosissima Birra Lech, testimone di un’antichissima tradizione birraia insieme allo Stary Browar, un centro commerciale con all’interno anche un museo di arte contemporanea.
Lublino, crocevia di culture
All’estremità opposta della Polonia sorge una città che è stata nel corso dei secoli, tra le più cosmopolite d’Europa: Lublino, punto di riferimento della storia polacca (qui, ad esempio, vide la luce il Commonwealth Polacco-Lituano nel 1569), è davvero una città dalle mille anime. Rinomata snodo mercantile tra Europa occidentale e orientale, Lublino è stata anche un grande centro culturale del giudaismo. Questa “Oxford Ebraica” era, già nel XVI secolo, sede di una tipografia ebraica e dell’Accademia dei Sapienti.
Arrivando a Lublino, ciò che salta immediatamente all’occhio è il Castello Reale, struttura risalente al XII secolo e posta su un’altura appena fuori città, da poter ammirare una veduta invidiabile. Oggi la fortezza si presenta nella sua veste neogotica ottocentesca, ma la Cappella della Santa Trinità e il Torrione sono testimonianze preziosissime dell’antica gloria di un luogo ricco di storia che, dopo essere stato usato come carcere, è oggi sede del Museo di Lublino.
Il nucleo antico della città è una preziosa perla nascosta: scendendo dal castello si attraversa la porta Grodzka, che un tempo segnava il confine tra il quartiere ebraico e quello cristiano, per trovarsi sulla Grodzka, via principale del centro storico, un trionfo di casette colorate con ristoranti, locali e tanta vita! Si passa, quindi, dal cuore della città, l’elegante piazza del mercato, superata la quale, ci si ritrova davanti l’imponente Cattedrale di San Giovanni Battista, tripudio d’architettura e arte barocca, e la Torre dei Trinitari, sede del Museo Arcidiocesano.
Attraversando l’altro ingresso della città, Porta Krakowska, risalente al XIV secolo, si arriva alla Krakowskie Przedmiescie, la via più vivace della città, punto di ritrovo preferito dai residenti e dai turisti per trascorrere una serata spensierata.
Un’esperienza da non perdere è la Lublin Undergound Trail, suggestivo percorso lungo la “Lublino sotterranea” che, partendo dall’edificio neoclassico del municipio si snoda tra le antiche cantine dei mercanti, facendovi ripercorrere a ritroso la storia della città.
Allontanandosi dal centro si può facilmente raggiungere il Museo della Campagna di Lublino, molto più di un museo etnografico. Un vero e proprio parco a tema che ricrea le tradizioni agresti, i costumi e le architetture della regione Lubelskie, in uno scenario completamente immerso nel verde.
Cosa gustare a Lublino e nella regione Lubelskie:
• Cebularz Lubelski, il biglietto da visita della gastronomia locale: una schiacciata condita di cipolla e semi di papavero inventata, secondo la tradizione, da una donna ebrea, concubina di Casimiro il Grande.
• Forszmak, un gulasch in terra polacca, preparato con diversi tipi di carne e salumi, cetriolini in salamoia e pomodoro.
• La regione Lubelskie è leader nella produzione frutticola in Polonia, e proprio non può mancare una fetta di Szarlotka Jozefowka, la famosa torta di mele renette, oppure la Kremowka, il dolce preferito di Karol Wojtyla.
Per informazioni: www.polonia.travel/it
Ariosa e barocca Vienna. E poi? E poi musicale. Quella musica classica, che è inscritta nel suo dna e che si ripropone ogni anno per le strade, nei suoi festival.
Un’idea molto pop, nel senso più nobile e divulgativo del termine, è il Festival della Musica su Schermo che si svolge, ormai dal 1991, in Rathausplatz. Nella piazza del municipio infatti, per 65 giorni, a partire dal 2 di luglio, è possibile assistere a concerti di altissimo livello, dall'opera a concerti sinfonici, ma anche, rock, soul, pop, tutto rigorosamente a ingresso libero. Sul maxischermo si assiste al concerto e nello spazio antistante si può mangiare. L’offerta gastronomica è vastissima e porta in tutto il mondo. Dalle 11 a mezzanotte, 22 stand culinari offrono cibi preparati al momento e in un attimo ti ritrovi in Giappone, in Grecia, poi in Spagna, passi dall’Italia e ritorni a Vienna per il dessert: il Kaiserschmarren, o dolce dell’imperatore, uno dei più famosi d’Austria, si tratta di una spessa crêpe tagliata a pezzi, cosparsa di zucchero a velo e servita con prugne cotte, confettura di ribes o salsa di mele, oppure il canederlo dolce di origine boema, il Germknödel, ripieno di mousse di susine. (Gli attuali territori cechi un tempo erano i granai della monarchia, non c’è da meravigliarsi che nei menu imperiali fossero comparsi i dolci tipici di quei luoghi e che vi siano rimasti).
Passeggiando per le vie di Vienna si respira un’aria di altri tempi, asburgica, rigorosa nei suoi palazzi lineari, pomposa nelle residenze imperiali dell’Hofburg, considerato uno dei più grandi complessi residenziali al mondo, nel Castello di Schönbrunn, dove Francesco Giuseppe e la sua corte passavano l’estate e ricevevano gli statisti, o al Belvedere, dove nella sua sezione museale Superiore è possibile ammirare mirabili opere di Schiele e Klimt (di cui proprio quest’anno ricorrono i 160 anni dalla nascita) tra le quali il celebre “Bacio”. Ma Vienna è anche la città dove vitale irrompe la modernità, la contraddizione. Può sembrare strano, ma il design nel capoluogo austriaco la fa da padrone, a settembre ci sarà la Settimana del Design, mentre già dall’estate con l'IBA Vienna 2022 - New Social Housing si parla di edilizia, di abitare e in giugno e luglio nella Nordwestbahnhalle è previsto un vasto programma di visite guidate e passeggiate attraverso i quartieri e i progetti IBA per esplorare i processi e i risultati della Vienna International Building Exhibition 2022.
Originale è l’impronta lasciata in città da Frederick Hundertwasser, scultore, pittore ed architetto decisamente fuori dal comune che ha realizzato alcune delle costruzioni più eccentriche d’Europa. Nel quartiere Landstrasse per dare pregio, negli anni Ottanta, ad una zona un po’ degradata, Hundertwasser ha realizzato un angolo di asimmetrie che si inserisce come una macchia di colori, materiali dissonanti, ma incantevoli, in un contesto di vie che oggi appaiono lineari e pulite. All’improvviso si inserisce Hundertwasser a sparigliare le carte, a rendere possibile un sovvertimento dell’ordine architettonico costituito e, per soli pochi metri in realtà, è tutto un tripudio di smalti, colori accesi, linee morbide, e tante piante da fare invidia a giardini verticali meneghini. E’ come se all’improvviso in città irrompesse la natura con la sua spontanea irregolarità.
A Vienna ognuno può trovare la sua dimensione. Per me la migliore è proprio quella che non ti aspetti, quella che appare improvvisa, quella dei contrasti, dei giri in carrozza mangiando un wurstel preso ad un baracchino all’angolo della strada, per capirci.
Sara Rossi
per informazioni consultare il sito Wien Info
LA CATALOGNA SI PRESENTA A ROMA CON TUTTE LE SUE ECCELLENZE ENOGASTRONOMICHE E IL SUO FOLKORE
"Catalunya, on el menjar es cultura" (Catalogna, dove mangiare è cultura). Così recitava l'invito all'Orto Botanico di Roma di Largo Cristina di Svezia inviato al pubblico romano dalla Delegazione del Governo Catalano, e la promessa è stata mantenuta. Le numerose degustazioni in abbinamento ai prestigiosi vini e le tante iniziative di svago e divertimento rivolte ad adulti e bambini, hanno rafforzato l'attrattività di questa famosa destinazione spagnola. Luca Bellizzi, Incaricato governativo per la promozione dell'offerta turistica, ne ha illustrato le caratteristiche in collaborazione con l'Institut Ramon Llull e Prodeca.
Per l'intera giornata si sono susseguiti eventi, presentazioni e approfondimenti sulle località più belle da visitare e sulla varietà di un agroalimentare ricco di biodiversità. E' stato un vero e proprio incontro di culture: quella catalana, che si presenta per la prima volta in modo così completo a Roma, e quella italiana, che l’ha accolta con amicizia. Soprattutto i piatti tipici sono stati il tema di incontri e degustazioni, insieme ai vini prodotti in purezza da vitigni autoctoni del territorio. A condurre la sessione d'assaggio è stato l’esperto di vino italiano Marco Cum, titolare dell’agenzia Riserva Grande e della sede romana della Scuola di Sommellerie Europea mentre il racconto della gastronomia tipica catalana, di cui sono stati gustati piatti storici della tradizione catalana è stato tenuto dallo chef del ristorante Rasoterra di Barcellona, Daniele Rossi. Questi i sei vini portati a Roma, rappresentativi di una vitinicoltura di alto livello:
Altavins Viticultors (Garnatxa Blanca) - DO Terra Alta – Vino Bianco
Albet i Noya (Xarel·lo) - DO Penedès – Vino Bianco
Oller del Mas (Picapoll) - DO Pla de Bages – Vino Bianco
Olivardots (Carinyena) - DO Empordà – Vino Rosato
Vinyes Domènech (Garnatxa Negra) - DO Montsant – Vino Rosso
Carles Andreu (Trepat) - DO Conca de Barberà – Vino Rosso
Tra i piatti degustati invece la Butifarra, saporita salsiccia di grande formato, i Calcots, il Trinxat-de-la-Cerdana-de-col-y-patata e le famosissime tapas.
Barcellona, una delle mete gastronomiche più importanti del mondo, dalla fine degli anni Ottanta è diventata tappa fondamentale della gastronomia mondiale, anche grazie al contributo degli chef innovatori Ferran Adria e Santi Santamaria, ispiratori di decine di altri colleghi. Negli stessi anni in cui la cucina catalana andava affermandosi a livello mondiale Daniele Rossi -che ha presentato i piatti applauditissimi a Roma- aprì con Chiara Bombardi un locale vegetariano: Sesamo Comida, un locale di successo, che propose fino al 2009 piatti creati con ingredienti sostenibili e a km 0. Nel 2013 intraprese un'altra esperienza di successo insieme al collega Guillem Galera: il Rasoterra, un accogliente bistrot vegetariano con ortaggi prodotti nel vicino orto di casa. L’attenzione alla qualità e genuinità della materia prima, sempre sostenibile, è una priorità assoluta. Oggi, tra l’altro, il Rasoterra è segnalato nella guida Barcelona Slow Food Guide 2019, curata da Slow Food Editore e Slow Food Barcellona. Le attività culturali dell'iniziativa hanno avuto il sostegno e la collaborazione dell'Institut Ramon Llull, l’organismo che ha lo scopo di promuovere la cultura catalana a livello internazionale e sono aperte a tutti.
Non è mancata neppure la musica nella giornata all'Orto Botanico con il gruppo musicale I Muchachos Y Los Sobrinos. Non rientrano nei canoni dei concerti tradizionali ma presentano le proprie composizioni mentre rivisitano i classici della rumba catalana.
Il tema dell'evento romano è nato con un duplice obiettivo: la cultura enogastronomica catalana, considerata nella propria identità specifica, ben distinta dal resto di quella più in generale spagnola, non è stata mai presentata a Roma e gli stessi prodotti enogastronomici,con caratteristiche ed elaborazioni distinte da quelli in generale spagnoli, non sono abbastanza conosciuti e valorizzati in Italia.Per la loro alta qualità e la garanzia di un ottimo rapporto con il prezzo potrebbero rivestire un ruolo maggiore nel nostro mercato.
La Catalogna, comunità autonoma spagnola vanta una propria storia, una propria cultura e una propria lingua. E' una regione della Spagna nord-orientale, stretta tra le montagne dei Pirenei e il mar Mediterraneo. A nord confina con la Francia e il piccolo Principato di Andorra, a ovest con la regione di Aragona, a sud con la Comunità Valenziana, mentre a est è interamente bagnata dal mare.
Le spiagge della Costa Brava, e i monumenti delle città d'arte, Patrimonio Unesco ne fanno una destinazione tra le più visitare della Spagna. Imperdibile Barcellona, la capitale del Modernismo ricca di edifici storici come La Sagrada Familia di Gaudì e di importanti musei.
Mariella Morosi
Il ponte tibetano più lungo e mozzafiato del mondo è ora sospeso tra le montagne della Repubblica Ceca
In Boemia orientale, in uno dei contesti naturali più belli di Cechia, ecco una nuovissima attrazione per coraggiosi. Là dove, in cima agli alberi, già corre inerpicandosi a spirale verso il cielo il suggestivo Sentiero tra le nuvole, si alza ora l’asticella del brivido e della sfida: 721 metri di camminamento sospeso nel vuoto, che tocca i 95 metri di altezza. Ed è record mondiale.
Che il territorio ceco sia letteralmente da vertigini, lo abbiamo raccontato più volte: torri panoramiche e d’osservazione, splendidi belvedere, arditi skywalk, campanili svettanti, castelli arroccati strategicamente, ponti slanciati sui fiumi, moderni e velocissimi ascensori, trasmettitori per le radiocomunicazioni, ripide pareti montuose, vecchie ciminiere di archeologia industriale, antichi pinnacoli, ardite conformazioni geologiche e persino un minareto e una copia della Tour Eiffel punteggiano il Paese in lungo e in largo, offrendo –insieme alla possibilità di voli in piccoli aerei turistici o in mongolfiera- di posare lo sguardo sul “tetto del mondo”. Ora però, la vertigine si fa brivido e la promessa è quella di un’esperienza mozzafiato nel vero senso della parola.
Tra le splendide guglie naturali dei Monti delle Aquile e dei Monti Frassini, in un’area bellissima, a forte vocazione turistica, fitta di vegetazione e tortuose pareti, è stato appena inaugurato il ponte tibetano più lungo del mondo: 721 metri di passerella metallica, sospesa a 95 metri d’altezza sulla Valle di Mlynicke. Con la sua lunghezza, lo Sky Bridge 721 strappa abbondantemente il record mondiale detenuto con i suoi 516 metri dal ponte di Arouca, in Portogallo, inaugurato lo scorso anno.
Da tempo, qui, ai piedi del Kralicky Sneznik (il Monte di Neve, così chiamato perché la coltre bianca lo ammanta per gran parte dell’anno), ha trovato casa il Dolni Morava Mountain Resort, un’oasi di sport, svago e divertimento nel verde (ma anche nel bianco, con un’ampia offerta sulla neve), già nota per diverse sue attrazioni, come lo Skywalk, la velocissima pista di bob, le montagne russe e il parco avventura sugli alberi.
Per affrontare il nuovo adrenalinico camminamento ci vorrà coraggio, ma ce ne vorrà ancora di più per rinunciare a un’esperienza senza eguali… L’avventura comincia proprio accanto allo Slamenka Chalet, vicino allo Skywalk, a un’altitudine di 1.125 metri, per tirare il fiato solo una volta raggiunta Chlum Hill, dall’altra parte dello strapiombo e a 10 metri di altezza in più. Durante la passeggiata, i visitatori avranno modo di scoprire il territorio e la sua storia, grazie a un percorso didattico (non a caso) intitolato The Bridge of Time.
Chi soffre davvero di vertigini, comunque, non tema: sono tante le attrazioni storiche e naturalistiche di questi luoghi da visitare… coi piedi per terra.
www.visitczechrepublic.com/it
Domenica 17 aprile 2022 lo spazio espositivo della Fondazione Marguerite Arp a Locarno-Solduno riapre con la nuova mostra:“Sono nato in una nuvola” Jean Arp
Fino al 30 ottobre 2022
a cura di Simona Martinoli
«Sono nato in una nuvola» scriveva Arp nella poesia Strassburgkonfiguration (Configurazione strasburghese, 1932), uno dei numerosi testi dedicati al tema della nuvola. Se nelle epoche precedenti – si pensi ai cieli della pittura barocca o romantica – la nuvola fungeva da sfondo alla pittura di paesaggio, nel XX secolo acquisisce autonomia grazie ad artisti come Arp, Calder, Magritte o Oppenheim. Per Arp e` un tema centrale, un’entita` – al pari della sua opera – in continuo divenire e continuo cambiamento.
Dalla poesia (una delle sue raccolte piu` celebri si intitola Die Wolkenpumpe – La pompa delle nuvole, 1920) alle opere d’arte, la nuvola e` infatti una delle vere protagoniste dell’opera di Arp. Essa, inoltre, si presta idealmente, come entita` libera e senza peso, a prendere molteplici forme, le piu` mutevoli e ibride, e al tempo stesso a rivelarsi capace di evocare le associazioni piu` disparate. Nascono cosi` sculture, rilievi e stampe intitolati Coupe de nuage, Tranches de nuage o Palette de nuages.
Una sezione della mostra e` riservata alla nuvola come metafora della vita, la vita di Arp marcata dalla presenza delle due mogli, Sophie Taeuber-Arp e Marguerite Arp-Hagenbach. In un anno in cui si commemorano i 100 anni dal matrimonio tra Jean e Sophie e i 120 anni dalla nascita della creatrice della Fondazione, l’accrochage di un insieme di omaggi reciproci rivela il profondo legame tra queste tre personalita` straordinarie che hanno segnato la storia dell’arte e del collezionismo del XX secolo.
Opere di: Jean Arp, Sophie Taeuber-Arp, come pure di Alexander Calder, Marcel Jean, Frederick Kiesler, Hans Richter.
I protagonisti:
Jean Arp (16.9.1886 Strasburgo – 7.6.1966 Basilea)
Frequenta le scuole d’arte a Strasburgo e Weimar (1901-08) e l’Académie Julian a Parigi. Nel 1909 si trasferisce a Weggis, dove partecipa alla fondazione del gruppo Der Moderne Bund. Allo scoppio della guerra fugge a Parigi e nel 1915 si rifugia in Svizzera, dapprima ad Ascona poi a Zurigo, dove incontra Sophie Taeuber, che sposa nel 1922. Nel 1916 è tra i fondatori del movimento Dada a Zurigo. Espone alla prima mostra dei surrealisti a Parigi nel 1925. L’anno successivo acquisisce la cittadinanza francese. Nel 1929 gli Arp si trasferiscono a Clamart presso Parigi. Negli anni ’30 fanno la conoscenza di Marguerite Hagenbach che li ospita nella sua casa di vacanza ad Ascona. La morte di Sophie Taeuber-Arp nel 1943 fa precipitare Arp in una profonda crisi. Marguerite lo aiuta a riprendersi dal lutto e nel 1959 diventa la sua seconda moglie. Negli anni ’50 Arp raggiunge l’apice della fama quale scultore, pittore e poeta. Nel 1966 muore d’infarto.
Sophie Taeuber-Arp (19.1.1889 Davos - 13.1.1943 Zurigo)
Si forma alla scuola di arti e mestieri a San Gallo e alla scuola Debschitz a Monaco di Baviera. Nel 1914 si trasferisce a Zurigo, dove nel 1915 incontra Jean Arp, che la introduce nel movimento Dada. Frequenta i corsi di danza espressiva di Rudolf von Laban a Zurigo e al Monte Verità. Dal 1916 al 1929 insegna disegno tessile e ricamo alla Scuola di arti applicate a Zurigo. Nel 1922 Arp e Taeuber si sposano a Pura; nel 1926 acquisiscono la cittadinanza francese a Strasburgo. Negli anni ’20 si dedica all’architettura d’interni e nel 1929 si trasferisce con Arp a Clamart, presso Parigi, in una casa da lei progettata. In Francia si afferma come pittrice, scultrice, designer, nonché editrice della rivista d’arte plastique plastic. Prima che le truppe tedesche invadano Parigi, gli Arp fuggono nel sud della Francia. Durante un soggiorno in Svizzera, nel 1943 Taeuber-Arp muore in seguito ad un incidente domestico a Zurigo.
Marguerite Arp-Hagenbach (22.8.1902 Basilea – 23.8.1994 Locarno)
Si forma alla scuola commerciale di Basilea (1921-22). Dopo un soggiorno a Londra è segretaria della sezione basilese della Pro Juventute (1924-46). Prende lezioni di pianoforte. Nel 1937 inizia a collezionare arte contemporanea, in particolare concreta e costruttivista, costituendo quello che Franz Meyer, direttore del Kunstmuseum Basel, ha definito “uno dei più straordinari musei privati d’arte moderna”. Nel 1959 acquista la proprietà Ronco dei Fiori a Locarno-Solduno con Jean Arp, che sposa lo stesso anno. Nel 1977 a Rolandseck presso Bonn, fonda la Stiftung Hans Arp und Sophie Taeuber-Arp e.V. e nel 1979 a Clamart presso Parigi la Fondation Arp. Nel 1988 istituisce la Fondazione Marguerite Arp. Nel 1965 i coniugi Arp donano parte della loro collezione alla Città di Locarno. Deceduta nel 1994, riposa nel Cimitero di Locarno a fianco di Arp e Taeuber-Arp.
Installazione Nuvole di Studio Nephos
17 aprile – 30 ottobre 2022 Giardino della Fondazione Marguerite Arp
Durante la stagione espositiva, nella parte terrazzata del giardino – un appezzamento che sale verso i monti Bre` e Cardada – si può ammirare un’installazione artistica effimera ideata da Nicola Colombo e Monica Sciarini di Studio Nephos, autori di simili installazioni di grande successo a livello internazionale. Nuvole di nebbia naturale costituiscono la scenografica coulisse e il fil rouge degli eventi di questo anno speciale. Se nella sala espositiva il movimento delle nuvole è catturato in opere d’arte e testi poetici, all’esterno si privilegia l’effimero. https://www.nephos.ch/IT/Selected-Gallery-badaab00
La Fondazione Marguerite Arp
La Fondazione Marguerite Arp e` stata creata nel 1988 da Marguerite Arp-Hagenbach, vedova di Jean Arp. Ha sede nella casa-atelier dell’artista a Locarno-Solduno e custodisce gran parte della collezione di Jean e Marguerite Arp, come pure un archivio e una biblioteca, e si definisce come centro di studi sull’opera di Jean Arp e di Sophie Taeuber-Arp. Il complesso storico, che comprende la casa-atelier e il parco con le sculture, nel 2014 si e` arricchito di un importante ampliamento: su progetto degli architetti Annette Gigon e Mike Guyer e` stato realizzato un edificio che dispone di un deposito d’arte concepito secondo i piu` moderni parametri di conservazione e di uno spazio espositivo.
Info:
Spazio espositivo in Via alle Vigne 46 Locarno-Solduno e parco con sculture di Arp:
Dal 17 aprile al 30 ottobre 2022 la domenica dalle 14 alle 18.
Aperture speciali:
18.04 lunedì di Pasqua
26.05 Ascensione
06.06 Lunedì di Pentecoste
Visite guidate e attività di mediazione culturale per scuole su appuntamento
Ingresso 7.- CHF / 5. - CHF (Studenti fino ai 25 anni) Entrata gratuita fino ai 16 anni
Contatto
La Fondazione Marguerite Arp è raggiungibile con i mezzi pubblici e collabora con Fart, il treno che collega Domodossola a Locarno.
(Credits:Fondazione Marguerite Arp, Locarno.Foto: Roberto Pellegrini, Bellinzona
Fondazione Marguerite Arp, Locarno. Foto: Carlo Reguzzi )
Dal 15 febbraio la Lituania è divenuta uno dei paesi più accessibili in Europa grazie all’annullamento dei divieti per i turisti da tutti i paesi UE/SEE e da alcuni paesi non UE. Si prevede che l’annullamento dei divieti dia impulso al settore turistico e all’economia, oltre a facilitare gli spostamenti internazionali.
La Lituania ha annullato i divieti di ingresso COVID-19 da tutti i paesi UE/SEE e continua a ridurli progressivamente per altri paesi. A partire dal 15 febbraio, a tutti i visitatori provenienti dai paesi UE/SEE e da alcuni paesi non UE, incluso il Regno Unito, non sarà più richiesto di fornire il certificato di vaccinazione, la documentazione della guarigione o un test COVID-19 negativo al momento dell’ingresso in Lituania.
A partire dal 31 marzo, ai viaggiatori provenienti da altri paesi, che dovranno comunque presentare il certificato di vaccinazione, la documentazione della guarigione o un test COVID-19 negativo, non sarà tuttavia più richiesto di sottoporsi a un ulteriore test o a osservare un periodo di autoisolamento. Inoltre, le persone vaccinate con vaccini Novavax (Nuvaxovid) e AstraZeneca (Covishield) possono già entrare nel paese.
La decisione presa dal governo lituano segue le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità in merito all’annullamento delle limitazioni dei viaggi, considerato che il prolungamento di rigorose misure anti COVID-19 può comportare potenzialmente danni sia economici sia sociali. A seguito dell’attuazione di tali modifiche, la Lituania rimane uno dei paesi più accessibili in Europa ai viaggi dall’estero.
“La Lituania è uno dei primi paesi della regione a rispondere in maniera rapida e flessibile alle variazioni della natura del virus. L’annullamento dei divieti è un messaggio positivo per tutto il settore turistico lituano, che ha subito gli effetti della pandemia”, afferma Aušrinė Armonaitė, titolare del Ministero dell’Economia e dell’innovazione della Lituania. “Le precedenti limitazioni ormai non sono più giustificate dallo stesso scopo e avrebbero solo un effetto negativo sull’economia, dato che la variante attuale del virus è ritenuta meno aggressiva. È una buona notizia per i turisti e per i lituani residenti all’estero, che ora potranno venire in Lituania più facilmente.”
Prima della pandemia, quasi 2 milioni di turisti avevano visitato il paese nel corso del 2019. Con una spesa complessiva di oltre 977,8 milioni di euro, il turismo era divenuto una componente significativa dell’economia lituana. Si prevede che l’annullamento dei divieti stimolerà una ripresa più rapida delle aziende turistiche, dato che ora l’ingresso in Lituania dai paesi UE/SEE sarà soggetto alle norme pre-pandemia.
La maggior parte delle attrazioni turistiche della Lituania sono ora aperte e i turisti possono visitare il paese con minime limitazioni di sicurezza, come indossare mascherine chirurgiche negli spazi pubblici chiusi e mascherine FFP2 durante gli eventi al chiuso.
(Prendere visione di tutta la regolamentazione sul sito viaggiare sicuri https://www.viaggiaresicuri.it/country/LTU)
(ph Gedimino pilies kalnas, Andrius Aleksandravičius)
La Via di Santini
Se non bastasse tutta la straordinaria meraviglia di uno stile unico e particolarissimo come il Barocco boemo, un po’ di sano “campanilismo” rende d’obbligo per gli italiani avventurarsi in Repubblica Ceca sulle orme della grande archistar attiva tra fine Seicento e inizio Settecento, il cui stesso nome tradisce chiare origini italiche. Ma attenzione: se il legame con il Belpaese, soprattutto in fatto di ispirazione, è indiscutibile e forte, una volta arrivati in Cechia i dettami del Barocco si sono fusi e trasformati in un movimento autoctono, che non ha eguali nel mondo. Anche e soprattutto grazie al genio e al talento di Giovanni Biagio Santini-Aichel.
C’è tanta scuola e un pizzico d’orgoglio italiani nel favoloso Barocco boemo. Un pretesto in più per visitare la Repubblica Ceca, a caccia dei capolavori di artisti che si ispirarono alla produzione italiana, non senza reinterpretarne i dettami secondo la propria tradizione e il proprio talento. Ne nacque una corrente unica, che riadattando materiali e motivi seppe tirare a lustro un’intera nazione, ridisegnandone il volto, ma anche l’anima.
Non è da trascurare infatti il retroscena storico e morale della diffusione dell’arte barocca in Cechia. I Gesuiti portano con sé non solo il Verbo, ma anche l’arte già fiorente nel Belpaese: il Barocco appunto. Le sue espressioni sfarzose e ridondanti divengono quindi per gli Asburgo un ulteriore, subliminale strumento di convinzione nei confronti del popolo: i palazzi eleganti ricordano il loro potere, le chiese con il loro tripudio di stucchi, ori, spazi immensi, chiaroscuri, immagini di santi e martiri dai volti straziati –in netto e voluto contrasto con le chiese sobrie e austere dei protestanti- invitano a rivolgersi al Signore e affidarsi a lui.
Pilotata o meno, l’arte barocca trovò in Boemia terreno fertilissimo. Non solo i Gesuiti importarono materiale cui ispirarsi e favorirono i contatti (e contratti) con architetti italiani –molti dei quali, al contrario degli stagionali, si stabilirono in questa terra e diedero vita alla Congregazione Italiana a Praga-, ma molti artisti cechi si formarono proprio in Italia per poi esprimersi al meglio in patria, dove seppero dar vita a un Barocco sui generis, cosmopolita e contemporaneamente autoctono. Passarono le idee –lo sfarzo, la ridondanza- ma i materiali e i soggetti del Barocco italiano furono integrati con quelli locali: accanto al marmo, molto legno delle foreste; vicino all’iconografia italiana dei santi soprattutto i patroni della propria terra.
Tra i padri (e maggiori esponenti) del Barocco boemo, spicca per genialità uno in particolare: all’anagrafe Jan Blažej Santini-Aichel, agli annali semplicemente Santini. Semplicemente si fa per dire, perché il grande architetto (ma anche costruttore e pittore) ceco a cavallo tra XVII e XVIII secolo è noto nel mondo come fondatore di uno stile nuovo, unico, tutt’altro che disadorno ma mai eccessivo. Il gotico-barocco di Santini trabocca sobria bellezza, che va ben oltre la facciata, in tutti i sensi. Nei suoi capolavori, si rintracciano simboli e allusioni nascoste.
Le origini italiane dell’architetto ceco vanno fatte risalire al nonno Antonin Aichel, che si trasferì in Boemia nel 1630, pare dal Trentino, e lavorò con il famoso Carlo Lurago, architetto dei Gesuiti e progettista della Chiesa di Sant’Ignazio, nella Città Nuova di Praga. Jan Blazej, meglio noto con il nome di Giovanni, mostra subito -con evidente ispirazione al Borromini- una predilezione per le forme stellari e per le simbologie complesse, che saranno il suo “marchio di fabbrica”, alla base del fascino non solo estetico, ma anche misterioso delle sue opere. Da genio anticonformista quale era (per i suoi colleghi addirittura “visionario”), non solo rivoluzionò i concetti classici del Barocco, ma diede vita a una corrente unica, solo sua, destinata a rimanere inimitabile e inimitata. L’unicità della sua produzione ha portato a includerlo tra i più grandi rappresentanti del Barocco non solo ceco, ma europeo. D’altro canto, quel suo stile esclusivo è il frutto del suo “assetato” peregrinare per l’Europa, in particolare in Austria prima e a Roma poi. La sua cifra stilistica è risultato sì di talento e curiosità verso l’opera altrui, ma anche di approfonditi studi, in particolare in matematica, geometria e, sua grande passione, numerologia. Rientrato in patria definitivamente nel 1699, già circondato da una certa fama, fonda una propria impresa con il fratello: commissioni importanti e sicurezza economica non tardano ad arrivare. La fortuna gli è invece avversa sul piano familiare: sua moglie (Veronika Alzbeta, figlia del suo maestro di pittura) e tre dei loro quattro figli muoiono. Le seconde nozze, con la nobile Antonie Ignatie Chrapicka, gli portano non solo altri figli, ma ulteriore prestigio e, di conseguenza, sempre nuove commissioni. Santini studia, sperimenta, inventa e soprattutto ci mette tutto se stesso, con ispirazioni ma anche competenze, perché quelle che firma sono opere sue al 100%: le immagina, le disegna e partecipa anche alla realizzazione, in quanto membro di una corporazione di costruttori.
Ecco alcune tra le sue opere più significative e prestigiose, da rintracciare in tutta la Repubblica Ceca.
La firma di Santini a Praga
Santini ha “autografato” diversi monumenti nella capitale, alcuni dei quali purtroppo andati perduti. A partire dal palazzo della Famiglia Lissau, che si affacciava sulla piazza della Città Vecchia, nel quartiere dove l’architetto nacque, lavorò e infine morì. Quello alla ricostruzione e ampliamento del palazzo del Conte di Lissau, ciambellano imperiale e governatore della Città Vecchia, fu uno dei primi lavori di Santini, databile solo vagamente dopo l’anno 1700. Demolito nel 1896, se ne ha testimonianza solo in alcune foto di fine Ottocento. Alle prime armi, Santini sembra aver qui accolto le influenze viennesi importate a Praga all’epoca da Giovanni Battista Aliprandi, con cui condivideva il mestiere e le origini italiane, ma dà già prova della sua personalissima interpretazione di stili e materiali.
Nel parco dell’abbazia benedettina di Panenske Brezany, si può invece ancora ammirare una delle primissime opere di Santini, dove il suo genio –nemmeno troppo acerbo- è già dirompente. Costruita tra il 1705 e il 1707, la minuscola cappella di Sant’Anna è perfetto esempio di quella che Santini definiva “architettura virtuosa”, che sposa elementi civili ed ecclesiastici. E’ il primo esempio di edificio a raggiera realizzato dall’architetto, futura star. Si tratta di un progetto complesso, in cui esterno e interno si compenetrano in un coesistere di stratagemmi strutturali, architettonici e decorativi, dove la luce, che irrompe dalla cupola finestrata per giocare con linee e spazi, è assoluta regina. Nelle evidenti geometrie dell’edificio si rintraccia già la passione di Santini per la numerologia (il triangolo per la Trinità, il pentagono per le cinque piaghe di Cristo ecc.)
L’impianto originario della chiesa di San Francesco d’Assisi si deve al pittore di corte dei Wallenstein (committenti del monumento), Mathey, incaricato di un disegno, quello architettonico, cui non era certo avvezzo, cui si dedicò però con zelo e con cognizione dello stile romanico. Si apprezza l’interazione tra il progetto di Mathey, appunto, e gli interventi di Santini. Gli archivi fanno presumere che Mathey facesse allora da mentore a Santini, il quale non era abilitato a progettare l’edificio e profuse invece il suo talento a livello pittorico. D’altro canto, anche in Italia molti eccellenti esponenti del Barocco provenivano dalla scultura, dalla pittura, dallo stucco ecc. Dell’amato simbolismo di Santini si ha qui –dove ricorre il tema della croce- già ampia traccia.
Il tocco di Santini e la sua capacità di vincere le sfide strutturali si rintracciano anche nelle facciate di Palazzo Morzin, oggi sede dell’ambasciata rumena, in via Nerudova. L’edificio così come appare ai giorni nostri nasce tra il 1713 e il 1714, dalla non facile unificazione di quattro pre-esistenti abitazioni borghesi. A tentare di ostacolare, senza successo, il lavoro di Santini alla maestosa facciata furono le dimensioni anguste del vicolo e il suo andamento irregolare, cui il genio rimediò con un uso sapiente di contrafforti, linee curve, colonne concave, ali laterali, statue e decori.
Sul lato opposto della stessa via, ecco anche Palazzo Kolovrat, sede invece dell’ambasciata italiana. Progettato da Santini presumibilmente nel 1706, l’edificio ha conosciuto storia ben più antica e ospitato diverse casate. E’ solo sotto i Kolovrart, però, che prende vita il progetto –inizialmente affidato all’italiano Domenico Martinelli, che lavorava a Vienna- di raddoppiarne il volume, restaurarlo e spostare su via Nerudova la facciata principale. Cuore di quest’ultima è un maestoso portale che, grazie alla generosità stilistica di Santini, forma un tutt’uno con l’ampia finestra centrale del primo piano, in un tripudio di statue, fregi, stemmi, rosoni e simbolismi. Tutte le aperture della facciata sono comunque volutamente grandi, importanti, originalissime nelle cornici e nei sopra-finestra.
In questo fervido quartiere, nella stessa stretta ma vivace via Nerudova, Santini trova modo di applicare il proprio talento anche all’architettura religiosa, che tanto lo avrebbe impegnato e stimolato durante tutta la sua carriera. L’ordine minore dei Teatini, che qui aveva la sua unica sede in terra ceca, aspirava da tempo a esibire un luogo di culto che ben lo rappresentasse. Il monaco Guarino Guarini, geniale matematico e abile architetto a Torino, aveva disegnato un primo progetto già nel 1679. Quando però si arrivò infine ad aprire il cantiere, nel 1691, il suo fu soppiantato da un altro disegno, forse a firma di quel Mathey già citato in relazione alla Chiesa di San Francesco d’Assisi. La costruzione della Chiesa di Nostra Signora della Divina Provvidenza subì però rallentamenti e fu infine interrotta, per essere ripresa non prima del 1711. Nel frattempo, già nel 1703, il nostro Santini aveva già messo mano al progetto, apportando il suo inconfondibile tocco principalmente negli interni, dove si traduce in un’armonia di volte, archi, angoli smussati, colonne, cornici, fregi, cordoli e bassorilievi. Quanto alla facciata, si occupò “solo” del sistema di finestre e del portale.
La vita di Santini fu breve, ma decisamente intensa. La sua sete di conoscenza, la propensione per le sfide, il suo animo in continuo fermento e la fama arrivata già in giovane età lo portarono a non fermarsi mai. Richiesto ovunque, si cimentò con passione e con successo in progetti sempre nuovi e diversi, che lo portarono a lasciare tracce indelebili di sé e del proprio talento praticamente in ogni lembo delle terre ceche.
San Giovanni Nepomuceno (Moravia, al confine con la Boemia)
Tutti i pellegrinaggi sono protetti da una buona stella, ma se la meta è il santuario settecentesco di San Giovanni Nepomuceno (patrono di Boemia), nei pressi di Zdar nad Sazavou, la stella è anche l’elemento architettonico predominante. Questo monumento sacro, capolavoro assoluto di Santini che qui rielabora i dettami del gotico e del barocco persino negli arredi, dal 1994 è inserito nella Lista Unesco del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Qui più che altrove si legge la passione di Giovanni Biagio Santini per i numeri e per il loro significato iconografico. Quello scelto per questo maestoso santuario è il cinque, simbolo di vita ed esperienza umana. Il numero ricorre ovunque: la chiesa ha la forma di una stella a cinque punte, presenta cinque porte e cinque cappelle con altrettanti altari. E non mancano nemmeno i multipli: è circondata da porticati, voluti per proteggere dal maltempo il cammino dei pellegrini, a forma di stella a dieci punte. Ne risulta, tra l’altro, uno straordinario gioco di luci e ombre. Accanto al 5 anche citazioni del 3 (Trinità) e del 6 (Santa Maria, cui Nepomuceno era devoto). Anche a livello spaziale e geometrico, ricorrono ovunque l’ovale e il cerchio (nei suoi disegni Santini affidava la propria creatività in gran parte al compasso).
La storia della città di Zdar nad Sazavou, a 120 km da Praga, è profondamente legata all’ordine dei monaci cistercensi, che qui avevano fondato un importante monastero, dismesso soltanto nel 1784. Proprio all’abate superiore del convento, Vejmluva, si deve la costruzione del santuario-gioiello in cima alla collina verde (Zelena Hora).
Zdar nad Sazavou (Moravia, al confine con la Boemia)
Il complesso monastico, a cui lavorò sempre Santini, è ancora lì, a pochi metri dal santuario, con tanto di fattoria, stalla e cimitero annessi. Fondato nel 1252, all’arrivo del primo monaco, presentava tutte le caratteristiche classiche delle architetture adottate dall’austero ordine di San Bernardo. Agli albori del XVIII secolo però l’abate Vejmluva, dopo aver risanato la situazione economica del convento, decide di far non solo restaurare, ma rimaneggiare completamente l’abbazia, intitolata a Maria Assunta. Il progetto nel 1706 viene affidato a Santini che, partendo dal transetto con altare originale in stile gotico, si sbizzarrisce con tutti gli elementi a lui cari, che vanno a rendere grandioso ogni spazio: dalle navate alla tribuna dell’organo. Santini disegna anche un piccolo cimitero, destinato alle vittime di eventuali epidemie, nella foggia simbolica di un teschio umano, con tre cappelle. All’architetto fu affidato anche il compito di costruire un sobrio edificio destinato a ospitare un’accademia per nobili, senza con questo trascurare gli annessi rurali del monastero: foresteria, fattoria e stalle, dalla solenne semplicità ma irrinunciabile originalità. La fattoria, in particolare, è stata concepita a forma di lira. Oggi il complesso ospita il Museo interattivo delle nuove generazioni, che accompagna attraverso la storia del luogo e organizza in particolare visite guidate alle opere di Santini nel territorio.
Sedlec presso Kutná Hora (Boemia orientale)
Non lontano da Kutná Hora, si trovano due importanti edifici barocchi. Il primo è la chiesa conventuale dell’Assunzione della Vergine Maria e di San Giovanni Battista, che –in perfetto stile Santini- fonde armoniosamente gotico e barocco. L’edificio originale in stile gotico –la seconda chiesa ceca per grandezza- era ridotto in rovina (a opera delle truppe hussite) già da oltre due secoli quando, a inizio Settecento, fu chiesto proprio a Santini –appena venticinquenne, ma già molto apprezzato e richiesto dai mecenati- di ricostruirlo. Con al proprio fianco anche il fratello Frantisek Jakub, abile scalpellino, Santini si scatena giocando con ampie vetrate, archi e pareti, altezze e profondità, statue e decori, luci e ombre, ma anche con elementi singolari. Come l’incredibile e sinuosa scala a chiocciola autoportante, una vera e propria attrazione a sé nel contesto del già straordinario edificio, incluso a gran diritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dall’Unesco.
Chiesa della Natività di Maria Vergine a Zeliv (Boemia orientale)
Altra chiesa conventuale a portare il segno della ristrutturazione (e reinterpretazione architettonica) di Santini è quella di Zeliv. Intitolata alla Natività della Vergine Maria, ha subito nei secoli diversi rimaneggiamenti, ma solo la mano di Santini l’ha portata alla maestosità di oggi. In origine romanica, la basilica sul finire del XIV secolo fu ricostruita in stile gotico, ma venne poi distrutta da un devastante incendio, nel 1712. Per l’archistar del Barocco boemo, la cui fama era ulteriormente accresciuta dopo l’intervento a Sedlec, questa fu una sfida tutta diversa: qui si trattava di costruire un favoloso edificio ex novo. Ne risulta l’ennesimo capolavoro, ultimato nel 1720: la navata centrale (affiancata da altre due laterali con l’insolita divisione di arcate ora poggiate su colonne, ora sospese nel vuoto) si protende nella facciata con un elegante vestibolo cui fanno da sentinella due alte torri campanarie, quasi a proteggere il portale.
Castello di Karlova Koruna a Chlumec nad Cidlinou (Boemia orientale)
Instancabile, inarrestabile, Santini subito dopo –tra il 1721 e il 1723- si dedica alla progettazione e costruzione di un edificio privato: la villa del primo ministro del regno, il conte Frantisek Ferdinand Kinsky, cui furono destinate le forme e le geometrie di un monumentale padiglione di caccia, in omaggio alla passione del committente –capocaccia imperiale- per quella al cervo. Appena terminata, la dimora nobiliare accolse l’imperatore Carlo VI e da allora fu chiamata castello di Karlova Koruna, in suo onore ma anche a sottolineare l’insolito impianto dell’edificio, a forma appunto di corona. Neanche a dirlo, l’edificio –che ad alcuni rievoca il castello dell’omonimo, celebre romanzo di Franz Kafka- presenta una pianta insolita e rivoluzionaria: dal corpo centrale cilindrico a due piani si protendono come raggi tre corpi esterni quadrati, a un solo piano. Esterni e interni sono pensati e suddivisi con rigoroso metodo matematico, proporzionale e simmetrico, come tanto piace a Santini. Che qui, come già in opere altrettanto monumentali ma di edilizia religiosa dove ricorre la pianta che si irradia da un corpo centrale cilindrico, dà sfogo a tutta l’esperienza fatta in Italia in tema di Barocco e tradisce la sua ammirazione per Bernini in particolare.
Abbazia del monastero benedettino di Rajhrad (Moravia meridionale)
Altro monastero (il più antico di Moravia), altra performance. Siamo nei dintorni di Brno, a Rajhrad, tra il 1721 e il 1730. Santini, insieme ad altri autorevoli esponenti del Barocco boemo, viene chiamato a dare sfarzo alle forme spoglie dell’abbazia intitolata ai santi Pietro e Paolo, costruita nel 1048 in stile romanico. Nel progetto, che lo vedrà impegnato anche con il convento e le masserie, l’architetto risolve tra l’altro il problema delle infiltrazioni d’acqua dal terreno acquitrinoso, ricorrendo a fondamenta palafitticole, ovvero con un ingegnoso sistema di pali e griglie in legno di quercia su cui poggia il pavimento, così come già sperimentato nel monastero cistercense di Plasy, in Boemia. Santini, che non si limita a disegnare il progetto, ma supervisiona con costanza i lavori, apporta la sua cifra stilistica anche agli interni, giocando come sempre con gli spazi e la luce. La suddivisione è in tre celle, ognuna dall’impronta estetica diversa, attraverso le quali un imponente rincorrersi di arcate conduce dritto all’altare. Della struttura precedente, Santini e colleghi mantengono le due torri del 1691, che però necessiteranno in seguito di contrafforti per la messa in sicurezza. D’altro canto, in tempi più recenti, l’intero monastero necessiterà di restauro, quando l’ordine benedettino, sul finire del millennio, ne tornerà in possesso dopo che il regime comunista aveva internato i monaci e confiscato l’area.
Santuario della Vergine Maria a Krtiny (Moravia meridionale)
Sempre nei pressi di Brno, nel bellissimo Carso moravo, ecco uno dei santuari più antichi della Regione, che la leggenda vuole legato alle figure dei Santi Cirillo e Metodio, cui si deve l’arrivo del cristianesimo in Boemia e Moravia, che proprio in questa valle si dice battezzassero i pagani. La tradizione parla anche di un’apparizione della madonna, nel 1210. Sta di fatto che, nel 1718, l’abate del monastero di Zabrdovice decise di trasformare il già monumentale edificio medievale in un capolavoro dallo sfarzo barocco. Chi meglio di Santini per una simile, ambiziosa impresa? Talmente ambiziosa che, nonostante la precisione del progetto e la passione profusa nel suo sviluppo, l’archistar non riuscì a portarla a termine e il suo ennesimo capolavoro –che sarebbe diventato il gioiello assoluto del Barocco in Moravia- fu ultimato soltanto nel 1750, ben dopo la sua morte e non senza compromessi, imposti da ragioni soprattutto economiche. Il corpo centrale è a croce greca, ma inserita in uno schema di cerchi concentrici e sormontata da una cupola maestosa. Anche qui, in stile Santini, viene permesso alla luce esterna di penetrare e giocare con le curve e le forme barocche che plasmano gli interni. E l’interazione con la luce naturale non è l’unico esempio di perfetta integrazione del complesso –che include anche elementi non presenti nel progetto di Santini- nel paesaggio che lo accoglie. Il santuario, oltre a essere esso stesso un vero gioiello, è anche scrigno di altre gemme: i gioielli della Corona, la statua gotica della Vergine Maria (chiamata “baluardo della Moravia”), un singolare carillon di campane e un tripudio di affreschi, fregi e statue per la cui realizzazione furono chiamati grandi artisti non solo cechi.
Chiesa di San Venceslao a Zvole (in Vysocina, al confine tra Boemia e Moravia)
All’inizio del XVIII secolo, l’edificio originario medievale della parrocchiale di San Venceslao, in stile gotico, versava praticamente in rovina. Pur circondato da fama e abituato a grandi sfide, Santini non disdegnava di mettere il proprio genio al servizio anche di progetti più modesti. Il suo contributo alla ristrutturazione e ricostruzione della chiesa di Zvole –insieme ad altri suoi interventi a livello locale, per esempio a Horni Bobrova, Obyctov e Zdar - ne è conferma. L’arte per l’arte, il Bello per il Bello. Punto. Arte e Bello a San Venceslao prendono le forme fastose di una chiesa barocca, che dispiega tutta la sua eleganza su un impianto a croce greca, impreziosita però dal riproporsi continuo e morbido di linee circolari, secondo un rigoroso schema geometrico, proprio come tanto piace a Santini. L’ala orientale con il presbiterio è allungata, a chiudersi con due torri dalla pianta a forma di prisma. Non mancano nemmeno gli amati simbolismi: tra tutti, la lanterna a forma di corona che domina il soffitto e richiama l’iconografia di San Venceslao, santo patrono di Praga, della Boemia e di tutta la Repubblica Ceca, rappresentato con il nobile copricapo, cui si ispira ed è intitolata anche la stessa corona imperiale.
Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Horni Bobrova (in Vysocina, al confine tra Boemia e Moravia)
Ancora una volta, come già in altri casi qui citati, il committente di Santini è Vejmluva, abate del monastero di Zdar nad Sazavou. Nel XVIII secolo, le modeste dimensioni della chiesa parrocchiale di origine medievale non sono infatti più adeguate a officiare messa. L’architetto nel 1714 la ridisegna e nel 1722 l’edificio è già pronto per la consacrazione, che avviene il 5 ottobre, in contemporanea con quella del monumentale santuario di San Nepomuceno, capolavoro assoluto di Santini, che svetta da poco sulla non lontana collina di Zelena Hora. Dell’impianto originario della chiesa tardoromanica intitolata a San Pietro e San Paolo, Santini salva solo la navata principale, trasformandola però in un presbiterio con altare. Cambia completamente l’orientamento dell’edificio, cui aggiunge una nuova navata a Oriente. Tutto lo spirito barocco della rinnovata chiesa si fonde nel favoloso portale, dalle chiare influenze italiane e del Borromini in particolare, incastonato nella tipica facciata curva alla Santini.
Chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria a Obyctov (in Vysocina, al confine tra Boemia e Moravia)
L’accoppiata vincente Vejmluva-Santini produce in Moravia anche un capolavoro ex-novo: la chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria a Obyctov, sempre nei paraggi di Zdar nad Sazavou. Commissionato appunto nel XVIII secolo (Santini lavora al solo progetto fino al 1723, ma i lavori si protraggono, in più fasi, fino al 1734), il nuovo santuario, meta di pellegrinaggio, presenta un impianto particolarmente insolito: a forma di tartaruga. Come sempre nelle opere di Santini, la scelta non è casuale, ma fortemente simbolica. La testuggine rappresenta la costanza della fede, ma l’impiego della sua forma in un impianto architettonico è cosa assai rara. In origine –e negli intenti di Santini- la forma della navata principale ricordava in modo inequivocabile il corpo di una tartaruga: angoli smussati per il corpo centrale che rappresenta il guscio, quattro cappelle laterali quadrate per le zampe, un presbiterio poco profondo e dagli angoli orientali tagliati per il collo, la sagrestia per la testa e una cappella con vestibolo per la coda. L’immediatezza dell’immagine nei secoli si è un po’ persa a causa dei vari rimaneggiamenti all’edificio. Gli interni, insolitamente minimalisti nei decori per i dettami barocchi, offrono una perfetta cornice ai giochi di Santini con la luce.
Convento del monastero cistercense di Plasy (Boemia occidentale)
La cittadina-gioiello di Plasy, pochi chilometri a Nord di Pilsen, si distende tutt’attorno all’omonimo, splendido convento, fondato su terreno bonificato ma pur sempre acquitrinoso dai monaci a metà del XII secolo. Come già altri luoghi sacri del territorio, fu bruciato per mano degli hussiti, per poi essere restaurato e rimaneggiato sul finire del ‘600. Nei primi anni del secolo successivo, a convocare Santini è l’abate Tyttl. Il progetto di ricostruzione del complesso monastico è pronto, e subito approvato, nel 1710. Il disegno, che comprende anche una monumentale abbazia in realtà poi mai realizzata, rispetta –come richiesto dal committente- la tradizionale natura del monastero costruito in riva al fiume Strela. Per rimediare alla precarietà del terreno paludoso, senza stravolgere il concetto originario, Santini ingegnosamente ricorre alla posa di 5.100 pilastri di legno di quercia (a mo’ di palafitta), conficcati in una piscina barocca irrorata costantemente, così da garantire l’equilibrio ed evitare il deteriorarsi della struttura portante. Questo escamotage, davvero originale per l’epoca, continua a destare stupore e ammirazione anche ai giorni nostri. All’interno, ampie e sinuose scalinate interne realizzate da Santini sembrano fluttuare sopra il pavimento; proprio come la straordinaria scala a spirale, che si avvolge su se stessa, senza alcun apparente sostegno. L’intero complesso monastico, davvero imponente, è ricco di sorprese: dai granai barocchi con tanto di torre dell’orologio ai sotterranei, dal mulino all’antico birrificio, dalla corte agricola con le botteghe artigiane alla residenza dei prelati.
Monastero di Marianska Tynice (Boemia occidentale)
Il meraviglioso complesso monastico di Marianska Tynice, che include la prevostura cistercense e, soprattutto, il santuario dell’Annunziata, si trova nell’omonimo villaggio nei pressi di Kralovice, nella Regione di Pilsen. Un primo cenno al progetto di Santini che avrebbe trasformato l’originaria chiesetta votiva e il terreno circostante, donato ai cistercensi del monastero di Plasy a cavallo tra il 1100 e il 1200, e che avrebbe risollevato il sito dai danni arrecati dall’accanimento hussita nel XVII secolo, è datato 1710. Alcune fonti parlano dell’apporto anche di Dientzenhofer al disegno originario. La costruzione comunque andò a rilento e quando il committente, lo stesso abate Tyttl del convento di Plasy, morì, solo il corpo occidentale del monastero era pronto, oltre alle mura perimetrali. L’impianto della chiesa, a croce greca –il cui asse è orientato a Sud-Est, in direzione di Plasy- risponde, così come il resto dell’edificio, a rigide regole geometriche e simmetriche, coerentemente con lo stile caratteristico di Santini. La chiesa fu infine consacrata nel 1762, ma 22 anni dopo avvenne la separazione tra Stato e Chiesa e, a partire da quel momento, l’area del monastero cadde in abbandono per lunghi 150 anni. Fu solo a partire dal 1920 che si corse ai ripari, fornendo l’edificio scoperchiato e danneggiato di un tetto provvisorio e procedendo poi a un sistematico, impegnativo restauro.
Cappella della Vergine Maria, a Mladotice (Boemia occidentale)
Prima di ogni altro incarico, però, Tyttl, sempre nel primo decennio del Settecento, commissiona a Santini la costruzione ex novo della Cappella della Vergine Maria a Mladotice, piccolo centro non lontano da Karlovice, con il preciso scopo di testarne le decantate capacità. L’edificio doveva essere di piccole dimensioni, ma la sua costruzione –sulle rive di uno stagno- presentava la stessa sfida del terreno acquitrinoso che l’architetto dovrà poi affrontare a Plasy. La prova non intimorisce Santini, che vi infonde tutto il suo talento e il suo virtuosismo. Siamo nel 1708 e il genio del nuovo Barocco ricorre subito ai suoi simbolismi, alle elucubrazioni geometriche e a quella forma a stella che tanto gli è cara e che applicherà, subliminandola, nel suo santuario-capolavoro di Zelena Hora. Il corpo centrale della cappella è un esagono dalle pareti curve e concave –preludio alla stella (questa volta a 6 punte) che ricorrerà in molte opere di Santini- sormontato da una cupola cosiddetta all’italiana. Il motivo della stella ricorre, esplicito o subliminale, anche negli interni (a partire dalla volta), accentuato dalla maestria già evidente di Santini nel giocare con la luce naturale, catturata da finestre sapientemente distribuite nel perimetro del piccolo edificio, ultimato in due anni.
Chiesa conventuale dell’Assunta, a Kladruby (Boemia occidentale)
Maurus Finzguth, abate del monastero di Kladruby, nel 1710 lancia a Santini, reduce dal rifacimento del monastero di Plasy in uno stile barocco radicale, una sfida nuova, diversa da tutte le altre. Del suo complesso monastico benedettino fa infatti parte anche la monumentale basilica tardoromanica, completata nel 1233 ma destinata a sorti avverse. Abbandonata in semi-rovina –senza più né tetto né arcate- dopo esser stata presa d’assalto e data alle fiamme dagli hussiti, in epoca rinascimentale viene di nuovo consacrata, ma il troppo peso scaricato esclusivamente sulle pareti perimetrali provoca nuovi crolli. Finzguth decide di rimediare, restituendo una volta per tutte gloria, splendore e solidità a quel luogo solenne. Per la ricostruzione, piuttosto impegnativa, desidera il massimo e decide di non accontentarsi. Ecco allora, all’opera uno accanto all’altro, due geni dell’architettura dell’epoca: Giovanni Santini e Christopher Dientzenhofer. Il 1711 segna l’inizio di un’impresa mastodontica, che si protrae fino al 1726 e consiste di diverse fasi. Prima: ricostruzione delle tre navate e del transetto. Seconda: costruzione della cupola monumentale, concepita come una grande corona sospesa sopra la navata centrale. Terza: in contemporanea con i lavori agli esterni, l’attenzione si concentra sulla facciata a Ovest. A Santini in particolare si devono il sistema di aperture ad arco acuto, la ricostruzione dell’abside con pianta a trifoglio, la monumentale cupola con lucernari e le volte stellari. Compaiono diversi riferimenti alla Vergine Maria, prima fra tutti una statua posta nel timpano sopra l’ingresso, a citazione delle tradizioni romaniche e gotiche della chiesa originaria. A questo proposito, va specificato che Santini di questa conservò tutto il possibile, limitandosi a sostituire le pareti danneggiate o crollate. In quest’opera Santini dimostra più che mai la sua straordinaria capacità di preservare e reinventare, di armonizzare il minimalismo romanico con la ridondanza barocca e gotica, l’estetica con la spiritualità.
Ultimi ma non ultimi
Meno noti, ma non meno significativi, gli interventi di Santini in due altri progetti. Insieme a Dientzenhofer e Reiner, firma il disegno della versione più recente, ovviamente barocca, del monastero di cistercense di Zbraslav, a Sud di Praga, costruito sul finire del XIII secolo in riva alla Moldava, in luogo di un pre-esistente casino reale di caccia. Bruciato e distrutto, fu ricostruito tra il XV e XVI secolo e conobbe in seguito un vero e proprio Rinascimento, in tutti i sensi, prima di soccombere però ad altre guerre, altre distruzioni. Riportato allo splendore da Santini e colleghi, passò poi allo Stato e infine ai privati. Più simile per fattezze a un castello gentilizio, oggi non è purtroppo visitabile.
Santini siglò anche il progetto del castello di Kalec, allora piccolo villaggio medievale (oggi non più esistente) del distretto di Pilsen, teatro di numerosi e significativi eventi della storia boema, anche della più recente. La sua annessione al monastero di Plasy fu motivo di violente e ripetute dispute feudali e durante la guerra sulla Montagna Bianca il centro fu costantemente sotto minaccia. Tra il 1710 e il 1716, il “solito” abate Tyttl concesse infine, in pegno per la confisca dei terreni, la costruzione di un imponente edificio civile nobiliare (non privo però di una cappella, dedicata a Santa Margherita) in stile barocco. L’incarico fu affidato proprio a Santini. Il castello è oggi monumento nazionale, ben inserito in un paesaggio culturale a forte impronta agraria.
(Ph CzechTourism)
Redazione
Lasciamoci travolgere dallo spirito natalizio che si respira nelle principali città polacche, Varsavia, Danzica, Cracovia, Breslavia e Poznan, da quell’atmosfera magica e fiabesca da fine novembre fino ai primi giorni di gennaio 2022
E che Natale sarebbe senza i colori, le luci, i profumi e i sapori dei mercatini di Natale? Per chi desidera vivere la romantica magia delle festività natalizie, la Polonia è uno dei Paesi europei in cui questa tradizione è particolarmente sentita e vissuta intensamente. Da fine novembre i centri storici e i luoghi iconici di molte città polacche sono pronti ad accogliere ed emozionare grandi e piccini.
Passeggiando tra innumerevoli e coloratissime casette di legno, perfettamente addobbate, che espongono souvenir e oggetti di artigianato locale, si possono ammirare le spettacolari luminarie natalizie, sentire nell’aria il profumo di deliziose specialità della tradizione polacca e lanciarsiin una divertente pattinata sul ghiaccio.
Pronti dunque in un'immersione nell’eccezionale clima festoso dell’incantevole mercatino di Natale nella capitale Varsavia, o a Danzica, Cracovia, Breslavia, Poznan...Il conto alla rovescia è cominciato e non resta che augurare Wesolych Swiat!
Varsavia: illuminazioni, mercatini e l’albero di Natale
(dal 26 novembre 2021 al 6 gennaio 2022)
Le luci di Natale fanno risplendere Varsavia che in inverno, e soprattutto in questo periodo dell’anno, si trasforma in una delle città più accoglienti del Paese, stupendo chiunque passeggi per i vicoli principali della Città Vecchia e le strade più importanti, addobbate da milioni di luci fiabesche (si tratta del progetto di illuminazione natalizia più grande della Polonia e uno dei più grandi d’Europa, per un totale di oltre 20km di installazioni luminose – dal 6 dicembre 2021), tra le bancarelle del mercatino di Natale o si soffermi ad ammirare l’albero più grande di Varsavia, davanti al Castello Reale, vestito di tutto punto con un’infinità di luci colorate.
Nel centro storico, lungo via Podwale, viene allestito il mercatino principale. Ma ce ne sono altri nei diversi quartieri della città dove acquistare regali, souvenir, pezzi di artigianato, porcellana, bigiotteria, anche oggetti di design progettati da giovani artisti polacchi. Scaldarsi con un sorso di vin brûlé o una tazza di cioccolata calda, assaggiare uno dei piatti forti della stagione, le zuppe, e non farsi mancare il dolce-simbolo della città di Varsavia, la wuzetka, torta con pan di spagna al cacao, ripieno di panna e marmellata e ricoperto con una fantastica ganache al cioccolato.
Altrettanto affascinante e magico è il Giardino Reale delle Luci (Królewski Ogród Swiatel – dal 9 ottobre 2021 al 27 febbraio 2022), una mostra temporanea en plein air allestita nei giardini del Palazzo di Wilanów che, al calar del buio, si illumina con migliaia di luci disposte in modo da creare fantasiose forme e sculture luminose.
Nella piazza centrale della Città Vecchia ogni anno viene allestita una pista da ghiaccio imponente (circa 14 m di diametro – dal 15 novembre 2021) intorno al simbolo di Varsavia, la statua della Sirenetta, un luogo magico che regala un’esperienza unica nel cuore della parte storica di Varsavia.
Danzica: pizzico di magia e atmosfera romantica e fiabesca
(dal 19 novembre al 24 dicembre 2021)
L’Alce Lucek dall’aspetto piuttosto insolito e che parla come gli umani, il Mulino degli Angeli popolato di santi e personaggi del presepe, la giostra con i cavalli, la Porta dell’Avvento decorata con un gigantesco calendario dell’avvento dove ogni giorno viene aperta una nuova finestra, la slitta magica di Babbo Natale per distribuire i regali ai bambini di tutto il mondo, grazie alla realtà virtuale.
L’atmosfera che si respira a Danzica durante le festività natalizie è romantica e fiabesca e il suo principale mercatino quest’anno viene allestito via del Mercato del Carbone (Targ Weglowy) – in pieno centro storico – e nelle vie W. Boguslawskiego e Tkacka.
Passeggiate tra Dlugi Targ e Ulica Dluga, le vie pedonali su cui si affacciano alcuni degli edifici più belli dal punto di vista architettonico di tutta la città, e intrufolarsi nell’edificio della Grande Armeria (Wielka Zbrojownia) dove si svolge il mercatino dell’artigianato e dove trovare idee regalo e souvenir come presepi folcloristici, angioletti, giocattoli di legno, bambole di pezza, peluche, scialli dipinti a mano, gioielleria, oggetti di ceramica e upcycling. Deliziarsi con alcune prelibatezze locali come i pierogi polacchi (pasta ripiena, dolce o salata) e le profumose cialde di Danzica (wafle gdanskie) e altre specialità provenienti da diverse parti del mondo come la focaccia alsaziana, i panzerotti di Crimea, la salsiccia lituana, i formaggi austriaci, i tipici dolci greci, ungheresi, spagnoli e turchi. E se fa molto freddo, felici di potersi riscaldare con una bella tazza di cioccolata calda, la birra o il vin brulè servito in colorate tazze, veri e propri pezzi da collezione ogni anno di fantasia diversa.
Cracovia: atmosfera natalizia e il concorso dei presepi
(dal 26 novembre 2021 al 02 gennaio 2022)
Luci scintillanti, atmosfere natalizie, tradizioni, storia e sapori. A Cracovia il Natale ha una marcia in più e il tradizionale mercatino di Natale inserito nel contesto della magnifica Piazza del Mercato (la piazza medievale più grande d’Europa) insieme al rinascimentale Mercato dei Tessuti (Sukiennice) alle spalle, regalano un’atmosfera unica ed è tra i più visitati in Polonia. Tante graziose casette in legno, dove è possibile acquistare oggetti di artigianato, creazioni in legno e pellame, gioielli in ambra o fatti a mano, decorazioni natalizie, beni alimentari della tradizione locale, candele profumate e assaggiare pietanze tradizionali come le famose zuppe polacche, preparate secondo le migliori ricette antiche, i deliziosi pierogi, il formaggio affumicato DOP oscypek scaldato sul barbecue e servito con marmellata di ossicocco e la kremowka, nota come il dolce preferito di Giovanni Paolo II, una specialità di questa regione!
Tra i numerosi eventi e concerti, non bisogna perdere il concorso dei presepi cracoviani (dal 2018 Patrimonio UNESCO) che vengono costruiti artigianalmente utilizzando legno e carta stagnola e sono caratterizzati dalle miniature dei monumenti storici della città di Cracovia e dei personaggi di Betlemme. È un appuntamento annuale che si svolge il primo giovedì di dicembre (quest’anno il 2 dicembre 2021) in Piazza del Mercato sotto al monumento di Adam Mickiewicz.
Breslavia: come in una fiaba
(dal 19 novembre al 31 dicembre 2021)
Il mercatino di Natale di Breslavia è senza dubbio uno dei mercatini polacchi più magici. Il centro storico viene illuminato e decorato da mille luci, mentre le bancarelle in legno si fanno spazio fra i caratteristici edifici colorati della piazza centrale (Rynek, la Piazza del Mercato) alle vie Swidnicka, Olawska e Plac Solny e nell’aria si sente il profumo degli abeti e dei tradizionali dolcetti pierniki, biscotti speziati al miele, preparati per l’occasione a forma degli edifici storici del centro di Breslavia.
Tra le bancarelle situate a Plac Solny si trovano ornamenti natalizi in legno, ceramiche, cosmetici naturali, cibo tradizionale polacco e molto altro, mentre nella Casetta dei Caminetti (Domek Kominkowy) ci si può riscaldare davanti al fuoco, sorseggiando il vin brûlé, godendo della vista sulle luci del Mercatino di Natale. Da non perdere il “Boschetto fiabesco”, un luogo davvero magico per i più piccoli, dove vengono rappresentate delle fiabe con un sottofondo di immagini, luci e suoni e per scattare un’indimenticabile foto-ricordo ci sarà la Casetta dello Gnomo e la slitta di Babbo Natale. Farsi coinvolgere dall’atmosfera natalizia e preparare insieme ai bambini la lettera a Babbo Natale che si può spedire nello speciale ufficio postale, adiacente all’albero di Natale.
Per l’occasione, sulla piazza principale si “palesa” solo una volta l’anno lo gnomo Prezentus (“Regalino”) che, da quanto si narra, esaudisce tutti i desideri se si tocca tre volte il suo cappello. Per chi non lo sapesse, sparsi per tutta la città ci sono oltre 500 gnomi, piccole statuette in bronzo.
Poznan: artigianato e sculture di ghiaccio
(dal 4 al 26 dicembre 2021)
Non uno, ma ben tre mercatini di Natale a Poznan (conosciuti come la “Betlemme di Poznan”): già a partire dal 4 dicembre nel Rynek Lazarski e, dal 10 dicembre nel parco Park Kasprowicza, per proseguire nella piazza Plac Wolnosci (Piazza della Libertà) fino al 26 dicembre, vengono allestite bancherelle in legno che vendono artigianato, regali originali, pellame, decorazioni natalizie e dolciumi, tra cui l’immancabile cornetto di San Martino (protetto dal marchio registrato IGP), un tesoro culinario a cui è stato dedicato anche un museo – il Museo del Cornetto di Poznan (Rogalowe Muzeum Poznania). In questa occasione si può partecipare a concerti, spettacoli natalizi, incontrare Babbo Natale e assistere all’illuminazione dell’albero di Natale. Non a caso, il mercatino di Natale a Poznan si è aggiudicato il terzo posto nella classifica “Best Christmas Markets in Europe 2021”.
Da vedere anche il Festival Internazionale della Scultura in Ghiaccio (dal 10 al 12 dicembre 2021), uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. Nel secondo weekend di dicembre il luogo più rappresentativo della città, la Piazza del Mercato diventerà palcoscenico della sfida degli scultori di ghiaccio più bravi, provenienti da diversi paesi nel mondo. Decine di tonnellate di ghiaccio utilizzate per stupire i numerosi spettatori; un vero e proprio concorso a premi suddiviso in due categorie: speed ice carving, durante il quale gli scultori si fanno concorrenza, cercando di realizzare in meno di un’ora con un solo pezzo di ghiaccio – ognuno della stessa grandezza – il modello proposto per il concorso, e il concorso principale a cui vi partecipano 12 squadre composte di due persone ciascuna e il tema è libero.
All’interno della Fiera Internazionale di Poznan, dal 17 al 19 dicembre si svolge il Festival dell’Arte e degli Oggetti Artistici, un appuntamento durante il quale è possibile ammirare oggetti in ceramica, vetro, vestiti, borse, bigiotteria, creati dai migliori artisti e artigiani polacchi e non mancherà la pittura, grafica, i giocattoli fatti a mano e le decorazioni natalizie.
Per info: www.polonia.travel/it
Redazione
RIAPERTURA SICURA AL TURISMO
L'adozione da parte dell'Irlanda del nuovo Digital Covid Certificate (conosciuto anche come Green Pass) messo a punto dall’Unione Europea consentirà viaggi più fluidi tra gli stati membri dell'UE. Questa rappresenta un’ottima notizia per tutta la filiera turistica e della ricettività.
L’Irlanda aderirà al programma dal 19 luglio, il che significa che i viaggiatori membri dell’Unione Europea muniti di pass che attesterà o l’avvenuto vaccino, o un test negativo al Covid-19 o la guarigione dal Covid-19 avvenuta negli ultimi 6 mesi, potranno visitare l’Irlanda senza necessità di ulteriori test o della quarantena.
Tourism Ireland accoglie anche con favore l'impegno di estendere il Digital Covid Certificate (Green Pass) ai visitatori vaccinati di altri paesi extra UE, tra cui la Gran Bretagna e il Nord America.
Tourism Ireland e la sua industria turistica ha, inoltre, pianificato attivamente il riavvio dei viaggi internazionali e si apprestano a lanciare un’importante campagna promozionale per stimolare la ripresa dei flussi internazionali e dare il benvenuto ai tutti i visitatori.
L’industria turistica irlandese si sta preparando per garantire ai visitatori una perfetta vacanza già dai prossimi mesi del 2021. La salute e la sicurezza di tutti i visitatori saranno la priorità, assicurando la loro sicurezza e il nostro tipico benvenuto irlandese.
Niall Gibbons, CEO di Tourism Ireland, ha commentato: "L'annuncio di oggi è un passo estremamente gradito ed importante per tutta la nostra industria turistica e per i turisti affinché già da quest’anno si torni a visitare l’Irlanda. Per la prima volta dopo molti mesi, possiamo guardare al futuro con ottimismo”.
"La nostra ricerca di mercato ha evidenziato che nei mercati d’oltremare il desiderio di poter tornare sull'isola d'Irlanda il prima possibile, è presente e molto forte. Siamo anche consapevoli, tuttavia, che ci sarà una grande concorrenza nel settore: ogni meta turistica in tutto il mondo ha subito l'impatto della COVID-19 e si attiverà per recupere le perdite subite. La nostra campagna di lancio dovrà quindi essere molto incisiva, emergere e stimolare immediatamente il desiderio di visitare l’Irlanda. Tutti noi di Tourism Ireland aspettiamo solo di riprendere pienamente le diverse attività per promuovere in tutto il mondo l’Irlanda quale destinazione sicura, accogliente e “assolutamente da visitare”. Nei prossimi mesi, lavoreremo a pieno ritmo, con tutti i nostri partner, per riattivare ogni ambito del nostro turismo. Il nostro messaggio è che non vediamo l’ora di “stendere il nostro tappeto verde” e dare il benvenuto ai nostri visitatori stranieri.”
Redazione
Lavoro e natura in perfetta armonia. Succede a Milano, nell’ufficio biofilico del futuro, dove un’architettura organica e orizzontale si mette in ascolto del contesto che la ospita. Su questa base nasce il visionario progetto voluto dalla piattaforma indipendente Europa Risorse, che già prima della pandemia aveva intuito la necessità di dare vita ad uno spazio di lavoro a misura d’uomo, nel completo rispetto della natura e perfettamente integrato e modellato nell’ambiente.
L’imponente cantiere di Welcome, feeling at work, al via dai primi di marzo nella zona milanese di Parco Lambro, verrà completato nel 2024 e permetterà all’individuo di accedere ai più sofisticati requisiti tecnologici e digitali, ma anche a efficaci misure per proteggere le persone da future pandemie.
L’ambizioso progetto, finanziato da un fondo gestito da PineBridge Benson Elliot, vuole essere tra i più sostenibili mai realizzati e si pone come un passo avanti nell’architettura e nella concezione del lavoro, coniugando benessere della persona e rispetto dell’ambiente.
“Rendere le giornate di lavoro più vivibili alle persone è stato l’obiettivo più nobile raggiunto da questo progetto: luce naturale, controllo dei rumori, invito al movimento, mangiare sano, ampi spazi interni ed esterni per incontri di lavoro, facile circolazione, e tante altre attenzioni per la persona, in linea, tra l’altro, con la nuova cultura post-covid. Il progetto Welcome, feeling at work va oltre la sostenibilità, che oggi è un dovere morale e non più una scelta, in quanto esso mette le persone a lavorare nel proprio ambiente naturale e solo così si prende vera coscienza di come esso sia parte di noi stessi e meriti più rispetto. Lavorando in tali condizioni si produce meglio, ci si ammala meno e ci si convince profondamente di dover lasciare un pianeta più vivibile per i nostri figli” ha dichiarato Antonio Napoleone, presidente Europa Risorse.
“L’eccellenza progettuale è da sempre un aspetto di fondamentale importanza in tutti i progetti di sviluppo portati avanti da PineBridge Benson Elliot nell’intento di creare immobili duraturi nel tempo e di altissima qualità che si contraddistinguono per la fruibilità e l’integrazione nel contesto in cui vengono realizzati, con grande impegno nell’ampliare i confini della sostenibilità. Welcome è un progetto iconico che si pone l’obiettivo di creare uno spazio di forte identità e visibilità che dialoga e si integra in modo naturale con l’ambiente che lo circonda. Di grande importanza per noi era che il progetto fosse realizzato nel rispetto della natura, utilizzando quindi materiali a bassa emissione di anidride carbonica e riteniamo che questo aspetto sarà imprescindibile anche per i futuri inquilini dal momento che la pandemia ha accelerato una tendenza già in atto prima del covid con un sempre maggior numero di società diventate consce dell’impatto ambientale del design dei loro uffici” ha dichiarato Leopoldo Andreis de Gregorio, principal Head of Italy PineBridge Benson Elliot.
A progettare e realizzare Welcome, feeling at work, l’ufficio biofilico del futuro, è Kengo Kuma and Associates, indiscusso interprete mondiale dell’architettura organica, che da sempre propone costruzioni che si fondono nel contesto, utilizzando materiali naturali e innovativi, motivo per cui il celebre studio è stato naturalmente scelto dalla committenza.
“Milano è una città che presenta un connubio unico ed entusiasmante di modernità e tradizione dal punto di vista dell'arte, dell'architettura e dell'artigianalità e ciò la rende il posto ideale dove realizzare il nostro lavoro. Grazie alla maestria artigiana italiana, è possibile raggiungere un livello qualitativo elevato attraverso un approccio organico al design e alla progettazione del legno” ha dichiarato Kengo Kuma.
“Architettura biofilica: vivere in simbiosi e a contatto con la natura. Welcome, feeling at work è un progetto che prevede l'uso di elementi organici e naturali che stimolano i nostri sensi e assecondano la nostra tendenza a trovare comfort e ispirazione nei contesti naturali. Si tratta di uno spazio architettonico completamente integrato con la vegetazione e realizzato in materiali organici.
Un approccio urbano biofilico riporta vita in città. Sarà l'avvio di una nuova era in cui l'architettura green interviene per ridefinire l'orizzonte urbano, incrementare la qualità dello spazio cittadino e migliorare le attività pubbliche dell'area. Si favorisce così creatività e innovazione nella vita lavorativa e non solo. Gli elementi naturali nell'architettura, come vegetazione, luce, aria e legno stimolano i sensi e fanno la differenza sul posto di lavoro, sullo stile di vita e migliorano la salute fisica e mentale, oltre che la produttività. La sostenibilità è il tema principale del nostro futuro e una responsabilità sociale per qualsiasi settore e società. Welcome offre un modello di ambiente di lavoro che promuove l'innovazione aziendale a favore della sostenibilità” ha dichiarato Yuki Ikeguchi, partner di Kengo Kuma and Associates, designer di Welcome, feeling at work.
Welcome sorgerà nell’ex area Rizzoli, zona industriale vissuta nel passato ed oggi abbandonata, con l’intento di riqualificare l’intera zona e di diventare un catalizzatore capace di riunire persone e natura, per ottenere una migliore qualità di vita e di lavoro.
Uffici, auditorium, spazi di co-working, hall riservate agli incontri di lavoro, ma anche ristoranti e lounge, negozi, un supermercato, un’area wellness, luoghi per eventi temporanei e mostre. Dentro e fuori, pubblico e privato, lavoro e tempo libero si fondono in Welcome, collegati da un filo verde che permea tutto il progetto: la Piazza, ricca di vegetazione e circondata da morbide colline; le Corti open air, destinate al lavoro informale e agli incontri; le Terrazze, concepite come estensioni degli spazi esterni, che ospiteranno orti, giardini fioriti, camminamenti; le Serre, che si declineranno come luoghi speciali di lavoro, ma anche di intrattenimento e svago, luoghi per le mani e per la mente. Non una barriera né un monumento, ma un luogo accessibile e permeabile in ogni direzione. Welcome è creazione e lavoro, incontro, scambio, benessere delle persone e benessere del pianeta, che anticipa la città del futuro, green, iperconnessa, al servizio della conoscenza e delle persone.
Zero emissioni CO2, energie rinnovabili, controllo dei consumi, recupero dell’acqua, il verde e le specie endemiche come parte integrante del progetto architettonico, scala umana e sensoriale sono solo alcuni degli elementi che andranno a caratterizzare Welcome. Un progetto connettivo tra le varie entità urbane adiacenti (area Rizzoli) e il paesaggio, che contrappone alla verticalità esistente l’accessibilità e la permeabilità, e si propone di rigenerare un contesto ad oggi ritenuto periferico. Oltre 50.000 metri quadri di GLA, strutturati in sei corpi inondati di luce naturale e flessibili, stratificati, ruotati e intrecciati tra loro, che digradano come anfiteatri naturali verso il Parco.
La struttura di Welcome vede l’utilizzo di tre materiali d’elezione, coniugati in maniera sinergica per generare un’architettura naturale e contemporanea: calcestruzzo per le fondamenta e l’interrato, che fuori terra lascia la scena ad acciaio e legno.
Il sistema di generazione di energia per il riscaldamento e il raffreddamento insieme all’importante utilizzo di panelli fotovoltaici permetteranno di raggiungere la massima sostenibilità dell’intervento, realizzando un progetto che anticipa il futuro degli spazi di lavoro post COVID19.
Salute e benessere delle persone con target di certificazione Well Platinum; efficienza energetica Leed Platinum; rispetto delle linee guida anti COVID19 (Ashrae, Rheva, Aicarr e Rapporto ISS); circolarità nei materiali da costruzione e nel loro utilizzo; nessun combustibile fossile; resilienza ai cambiamenti climatici per un futuro clima-neutro. È su questi pilastri che Welcome si propone come il più avanzato intervento ecologico in Europa.
Facilmente raggiungibile poiché a un passo dalla metro (linea verde, fermata Crescenzago) e a due passi dal centro di Milano, Stazione Centrale, aeroporto di Linate e autostrada, Welcome dialoga con il contesto del Parco Lambro con l’obiettivo di diventare effettivo fulcro propulsore di riqualificazione della zona, in stretta connessione con l’identità urbana milanese. Per un passo avanti nell’architettura metropolitana internazionale.
la redazione
I LUOGHI (MODERNI) DELLO SPIRITO
Conosciuta per il suo patrimonio di monumenti di culto antichi e per le storiche mete di pellegrinaggio, la Cechia invita a scoprire le tante architetture religiose di penultima e ultima generazione. Altri materiali, altro design, altre sperimentazioni, ma la stessa solennità. Ecco un itinerario religioso e artistico, dalla Moravia alla Boemia (Praga compresa), a caccia di capolavori concepiti da matite e goniometri futuristi.
La fede non ha confini, razza, né lingua. E nemmeno imposizioni architettoniche. Andiamo allora a scoprire –accanto a chiese romaniche, santuari barocchi, monasteri medievali, campanili gotici e altri “classici” del turismo religioso (e non)- le moderne case di Dio sparse per il Paese, luoghi dello spirito non meno solenni e contemporaneamente pregevoli opere di architetti lungimiranti.
Cemento al posto delle pietre, acciaio al posto del legno, geometrie azzardate, incastri di volumi apparentemente casuali, design minimalisti ma d’effetto, giochi di luci e vetri neutri… a un certo punto anche l’architettura religiosa ceca rompe i canoni col passato e interpreta il futuro.
Un itinerario fuori dai tour classici, conduce i fedeli ma anche gli appassionati di arte e architettura contemporanea alla scoperta delle chiese più moderne e, se vogliamo, ardite, almeno rispetto alle tradizionali convenzioni.
Chiesa della Vergine Maria, a Zlin (Moravia):
Non sorprende la vocazione futurista di Zlin, città morava nota per le architetture funzionaliste e per il sogno del suo cittadino più celebre –quel Tomas Bata’, fondatore dell’omonimo calzaturificio noto in tutto il mondo- di realizzare una cittadella-ideale per i suoi operai. La costruzione della chiesa, chiaro esempio del neo-funzionalismo locale, è stata portata a termine non senza difficoltà (fu necessario consolidare le fondamenta, conficcando numerosi pali di sostegno nel terreno) nel 2003, al centro di un moderno complesso residenziale. Si presenta come un candido, imponente parallelepipedo, sovrastato da una minimalista torre-campanile che, sempre per l’instabilità del terreno, ha rischiato di pendere come la “collega” di Pisa. La vera chicca dell’edificio è il soffitto in cemento armato, a cassettoni. La chiesa di Nostra Signora Ausiliatrice è un gioiello architettonico su disegno di Jan Kovar, di cui va giustamente fiera la comunità dei salesiani, che ne hanno fatto un polo di aggregazione, oltre che religioso, con ampi spazi per attività culturali e ricreative.
Chiesa dello Spirito Santo, a Stare Mesto (Moravia):
Nei pressi di Uherske Hradiste, nella regione di Zlin e nella storica area dello Slovacko (Slovacchia morava), l’imponente, eppure discreto edificio è stato realizzato tra il 2002 e il 2014. Quella che appare quasi come un’astronave, in un’armonica alternanza di cemento, metallo lucente e vetro, ha richiesto lunghi tempi di costruzione e un ingente investimento economico. Non le manca però proprio nulla, compresi aria condizionata e riscaldamento a pavimento. Gli abitanti del posto ci vedono invece una somiglianza con le torri di raffreddamento della locale centrale nucleare e l’hanno quindi ribattezzata Temelin, proprio come l’impianto. In realtà, nelle intenzioni del progettista, le due torri –leggermente inclinate verso il corpo centrale- dovevano simboleggiare i santi Cirillo e Metodio.
Chiesa di San Venceslao, a Sazovice (Moravia)
A pochi chilometri a nord-ovest da Zlin, ecco un altro capolavoro di modernità. Al tempo stesso luogo di culto e di cultura, l’edificio cilindrico, mosso solo da fenditure, declina in chiave moderna, anzi modernissima, le storiche rotonde tanto in voga nel X secolo. Dietro la sua semplice apparenza nasconde numerosi simbolismi. A concepirlo è stato ancora una volta l’estro innovativo di Marek Jan Stepan, che si sarebbe ispirato a un rotolo di carta. Al posto delle tradizionali, chiassose campane, un carillon telecomandato. Richiamo invece alla tradizione è la scelta della maniglia con incisione in latino del portale d’ingresso, che richiama quella della chiesa di Stara Boleslav, dove San Venceslao morì per mano del fratello. Moderni anche gli interni, illuminati dalla luce esterna attraverso un lucernario sul tetto, dal chiaro richiamo all’occhio divino. La luce del sole accende d’oro il crocifisso in vetro cangiante. Il tempio è stato terminato, e consacrato, nel 2017.
Chiesa della Sacra Famiglia, a Luhacovice (Moravia)
Sempre nel distretto di Zlin, in un’apprezzata area termale, Luhacovice è famosa per le sue architetture in stile liberty folk, firmate dallo slovacco Dusan Jurkovic. La costruzione della chiesa, che porta invece la firma di Michal Brixe, dalle linee moderne e pulite, risale alla fine del XX secolo e, più precisamente, è stata completata nel 1997. Nel 1990 Papa Giovanni Paolo II aveva benedetto la prima pietra. La torre, alta 22 metri, accoglie tre campane. Davanti alla chiesa, anche una fontana, realizzata per una nuova sorgente termale, la più giovane della regione.
Chiesa futuristica della Beata Restituta, a Brno (Moravia)
Fresca fresca di ultima pietra –posata a fine 2020 al centro di un sito residenziale di eco razionalista- l’avveniristica creatura dell’architetto Marek Jan Stepan nel capoluogo moravo rompe decisamente con la tradizione. L’edificio appare come un enorme cilindro –che spunta dalla mole più bassa, articolata in parti- che è spoglio di ogni decoro, ma vegliato da un’alta e snella torre campanaria. Una sorta di struttura monolitica in cemento armato, alla cui quasi austera, assoluta semplicità rimedia una fascia di vetrate colorate. L’edificio civico-religioso, con tanto di piazza e centro sociale, rappresenta l’ultimo tassello di un masterplan urbanistico avviato oltre 50 anni fa. La santa cui rende omaggio è nata, con il nome di Helena Kafka, nella vicina Husovice. Entrata nella congregazione delle Suore Francescane della Carità Cristiana fu perseguitata (e giustiziata) dai nazisti, durante il secondo conflitto mondiale. La beatificazione è giunta nel 1998.
Chiesa di San Venceslao, a Breclav (Moravia)
Nel distretto di Brno, è sorta al posto di una chiesa barocca distrutta dai bombardamenti alleati alla fine della seconda guerra mondiale e completata nel 1995, richiama nella forma preponderante del tetto un cappello da strega dalle falde larghe e dalla punta protesa verso il cielo, formata dal convergere di tre acuminate torri campanarie. Una delle tre campane –la più grande, pesante 750 kg e intitolata a Santa Maria Bassanella- è stata donata alla chiesa dai fedeli di Soave, nel Veronese. Nel seminterrato della chiesa, una mostra fotografica permanente restituisce tutte le tappe dell’evoluzione di questo tempio, da romanico a gotico, da barocco all’attuale struttura modernista.
Chiesa di San Giuseppe, a Senetarov (Moravia)
Nei dintorni di Blansko, è tra i pochi edifici sacri costruiti in Moravia durante il periodo socialista. Vista dal davanti, grazie a un gioco di prospettive, sembra sorgere miracolosamente dalle acque antistanti. Alla suggestione contribuiscono anche le due vele in cemento, che sormontano il tetto. In effetti, nelle intenzioni dell’architetto Ludvik Kolek, l’edificio doveva evocare una nave che naviga attraverso la vita, sull’onda della fede. Kolek, che ha firmato anche gli interni (sempre visibili grazie a un’ampia vetrata), si ispirava allora alle opere sacre di Le Corbusier. Per la comunità locale, la chiesa –la cui consacrazione, nel 1971, fu piuttosto turbolenta- è anche simbolo della lotta al comunismo.
Chiesa Nuova, a Litomysl (Boemia)
Decisamente e magnificamente più azzardato questo edificio, datato 2010. Nulla ne dichiara al primo sguardo la funzione ecclesiastica. Al contrario, pare una piattaforma di lancio in due rampe, che puntano comunque sempre verso il cielo, come è chiesto a ogni fedele. Nel punto più alto del tetto, una croce di vetro. Modernissimo nella sua candida linearità, fa da contralto alle architetture rinascimentali per cui l’Unesco ha inserito il centro storico della città nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Sala di preghiera della Chiesa Evangelica dei Fratelli Boemi, a Cernosice (Boemia)
Linee morbide che si abbracciano e lasciano spazio all’immaginazione. Pensando all’Antico Testamento, ci si può vedere un’arca (Noè), una balena (Giona), un’onda (il diluvio universale)… Di certo è un guscio protettivo, rivolto verso il cielo, per la comunità che vi si riunisce. Morbida, accogliente, luminosa. La chiesa, che non è solo luogo di preghiera, ma spazio polifunzionale, secondo le parole di Zdenek Franek, che l’ha disegnata, è “bianca come un piumone, arrotondata e appuntita come ali d’angelo”.
Chiesa di San Venceslao, a Vrsovice-Praga (Boemia)
E’ la prima chiesa di Boemia a esser stata costruita partendo da una struttura scheletrica in cemento armato. E’ tra gli edifici più pregevoli della Praga moderna. Realizzata tra il 1929 e il 1930, porta la firma prestigiosa dell’archistar ceca Josef Gocar, che sfruttò sapientemente il terreno in declivio traducendolo nel tetto a gradinate. Una soluzione non solo di grande effetto estetico, ma doppiamente funzionale, visto che a ogni gradone corrisponde una vetrata in grado di proiettare con intensità diversa la luce all’interno. Il sottile campanile prismatico di 80 metri completa lo skyline della capitale. Alla sua base, la statua di San Venceslao; sulla cima, il crocifisso-faro, illuminato con il buio. Da dietro, l’innovativo tempio appare come una nave a vapore con la prua dalla punta arrotondata (abside) e l’alta ciminiera (campanile).
Chiesa di Santa Elisabetta, a Kbely-Praga (Boemia)
Nel distretto municipale della capitale, noto anche come Praga 19 e famoso in particolare per il Museo dell’Aviazione, la moderna chiesa in stile funzionale è sorta, tra il 2001 e il 2003, sui resti di una cappella intitolata alla stessa santa di Turingia e poi demolita. Incuriosisce per la forma, che qui associano a quella di una grande pagnotta, tagliata in pezzi (con chiara volontà da parte del progettista di evocare la distribuzione del pane, ovvero la carità per cui era nota Elisabetta). Il taglio netto rappresentato dal tetto piatto è compensato dallo svettare al cielo di una colonna squadrata aperta, che ospita la campana ed è sormontata da una croce dorata. Il rosone è in realtà un’ampia vetrata lineare quadrata.
Chiesa di Cristo Salvatore, a Hlubocepy-Praga (Boemia)
Bianchissimo con le sue geometrie nette e spigolose, l’edificio di culto si erge con la sua torre campanaria sopra le case prefabbricate del moderno quartiere residenziale di Barrandov, a Praga. L’impianto è a croce, con struttura monolitica ripartita. Secondo i disegni degli architetti Jakub Ziska e Pavel Smelhaus, sono minimalisti anche gli interni, ma qui appare anche qualche linea curva, più morbida. Molto più di una semplice chiesa, realizzata grazie alla colletta tra i fedeli del quartiere, si propone come sede polifunzionale della comunità religiosa locale, con luoghi d’incontro e spazi per attività ricreative, sala sociale per conferenze, concerti, ballo e proiezioni cinematografiche.
Per info dall'Italia:
Ente Nazionale Ceco per il Turismo – CzechTourism
Via G. B. Morgagni 20- Milano
Redazione
GIORNATA MONDIALE DELLA NATURA: IRLANDA IN POLE POSITION
Il 3 marzo si festeggia la Giornata Mondiale della Natura e come non ricordare quanto la natura sia stata generosa con l’isola d’Irlanda, regalandole colori, paesaggi e meraviglie unici al mondo.
Gli alberi (foto Dark Hedges)
Non sono soltanto una preziosa risorsa ambientale, ma occupano un posto importantissimo nelle radici culturali irlandesi e con la loro potente valenza simbolica erano uno degli elementi più importanti nella mitologia celtica. Il faggio era uno degli alberi sacri per eccellenza e forse anche per questo la famiglia Stuart decise di piantare proprio dei faggi nel 1750 per creare lo spettacolare viale alberato chiamato The Dark Hedges, nella contea di Antrim, in Irlanda del Nord, reso celebre anche dalla serie di Game of Thrones.
Gli animali (foto whale watching)
La biodiversità delle acque irlandesi è straordinaria, anche grazie a specifici provvedimenti legislativi come quello che ha dichiarato i mari dell’Irlanda santuario delle balene e dei delfini: si stima, infatti, che ospitino 25 specie di cetacei su 86 presenti in tutto il mondo. Per avvistarli non è necessario uscire in mare e sul sito dell’Irish Whale and Dolphin Group (https://iwdg.ie/where-and-how-to-do-a-watch/) è stata creata una mappa dei migliori punti delle coste irlandesi in cui poterli ammirare dalla terraferma. Località bellissime come, ad esempio, la balconata del faro di Loop Head, lungo la Wild Atlantic Way, o il Gobbin Cliff Path, con le sue passerelle sospese, non lontano da Belfast.
L’oceano (foto Giant’s Causeway)
Fieramente atlantica, l’Irlanda ha da sempre un intenso dialogo con l’Atlantico che la bagna e che ne ha scenograficamente modellato le coste. Uno dei punti più suggestivi è sicuramente l’affioramento roccioso chiamato Giant’s Causeway o Strada del Gigante, nella contea di Antrim, in Irlanda del Nord, che con le sue stupefacenti 40.000 colonne basaltiche di origine vulcanica è stato dichiarato nel 1986 Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Ogni giorno si incontrano i venti oceanici e le onde in una poetica fusione che ricorda lo spirito romantico della leggenda del gigante creatore di questa strada per raggiungere la sua amata in Scozia
Le montagne (Benbulben foto)
Il Benbulben nella contea di Sligo, immortalata dall’acclamata serie “Normal People”, con la sua singolare forma che gli è valsa il nome di Table Mountain è uno dei rilievi più particolari dell’intero territorio irlandese. Il colpo d’occhio che regala lascia a bocca aperta in ogni stagione e nonostante i “soli” 497 metri di altezza, grazie alla natura pianeggiante del territorio circostante, appare imponente e ben visibile da lontano. La forma piatta della sua sommità, quasi sempre ricoperta da un morbido manto erboso, invoglia ad arrivare in cima per godersi l’incredibile panorama sulla città di Sligo e la Donegal Bay. Curiosità: era uno dei luoghi più cari al poeta Premio Nobel William Butler Yeast, che ha scelto di essere seppellito ai suoi piedi.
I fiori (Foto Burren)
Il vasto tavolato calcareo di 35.000 ettari del Burren (uno dei più grandi d’Europa), nella contea di Clare, con il suo sognante paesaggio lunare, è un unicum di rara bellezza e non a caso è rientrato nei “Best in Travel 2021” di Lonely Planet. Zona protetta, si distingue anche per la particolarità della sua flora che ne ricama fiabescamente la superficie. Questo merletto creato dalla natura è uno degli elementi maggiormente caratteristici dell’area con un mix di piante mediterranee e artico-alpine, che conta 23 specie di orchidee selvagge dalle tinte sgargianti e tre quarti delle specie di fiori selvatici irlandesi.
Le Stelle (Cliffs of Moher Foto)
La vitalità della forza della natura in Irlanda è testimoniata anche dal bassissimo inquinamento luminoso che offre la suggestione di ammirare anche a occhio nudo alcuni tra i cieli più bui d’Europa. Gli International Dark Sky Places, come il Mayo International Dark Sky Park e il Kerry Dark Sky Reserve, stanno aprendo la strada al turismo astronomico che può davvero essere praticato in tutta l’isola. Dall’Ireland’s Ancient East alla Wild Atlantic Way, passando per le Cliffs of Moher, i punti ideali per l’incanto delle visioni notturne sono tantissimi ed è facile trovare alcune mappe che li suggeriscono. Diffusi anche gli osservatori astronomici posizionati in luoghi bellissimi come quello del castello di Birr con il gigantesco “Great Leviathan” del XIX secolo.
I cieli (Loughcrew Cairns foto)
La bellezza dei cieli d’Irlanda è stata omaggiata da canzoni, poesie, quadri e migliaia di fotografie. Nelle giornate terse, la fusione tra il loro blu intenso e quello del mare, in luoghi incantati come Clifden, in pieno Connemara; Valentia Island, nella contea di Kerry, o spiagge immense quali Malahide Beach, vicino a Dublino, è magicamente ipnotica. E quando la volta celeste è striata dal bianco delle nuvole l’effetto della nitidezza del contrasto è quasi irreale, così come lo sono alcuni tramonti.
Le acque (Derryclare lough foto)
Oltre che di mare, l’isola d’Irlanda è felicemente una terra d’acqua dolce, disegnata da un reticolo di laghi, fiumi e zone umide che sono una straordinaria riserva di biodiversità, oltre che una preziosa fonte di ispirazione per bellissime attività da svolgere in sicurezza e ad alto tasso di sostenibilità. Aree perfetta per godersi le gioie dell’acqua dolce irlandese sono il cuore verde dell’isola chiamato Ireland’s Hidden Heartlands, attraversato dal fiume Shannon che con i suoi 360 chilometri è il fiume più lungo di tutta l’isola, o zone come la fotografatissima area del Derryclare Lough, nella contea di Galway.
I parchi (Glenveagh park foto)
I parchi irlandesi con la cura per la difesa della flora e la fauna e, al tempo stesso, l’attenzione per la condivisione delle attività da fare all’aria aperta sono una delle testimonianze più grandi dell’amore per la natura diffusa in tutta l’isola d’Irlanda. Esempi straordinari sono il Phoenix Park, vicino al centro di Dublino, il maggior parco urbano d’Europa con una superficie di 712 ettari, e il Glenveagh National Park (contea di Donegal), di 17.000 ettari, secondo parco nazionale d’Irlanda per estensione, abitato dal più grande branco di cervi rossi dell’isola e da specie rare come l’aquila reale. Mozzafiato le vedute che si possono ammirare e bellissimi anche i giardini botanici che ospita.
Le esperienze (Foto Slieve League)
Quando la natura regna sovrana come in Irlanda, il territorio è un immenso “campo da gioco” in cui poter fare davvero un’infinità di esperienze in totale relax e senza doversi preoccupare per il distanziamento sociale. La ridotta viabilità e la presenza di percorsi bellissimi come la Great Western Greenway, nella contea di Mayo, da percorrere a piedi, in bici e a cavallo, sono la condizione perfetta per dedicarsi alla propria attività preferita con la sicurezza di non perdere la strada. Chi ama il trekking vista mare non avrà che l’imbarazzo della scelta in luoghi quali le scogliere di Slieve League, attraversate numerosi sentieri ben tracciati. In Irlanda del Nord, paradiso della mountain bike sono le Mourne Mountains.
Unica accortezza per tutte le attività: non farsi distrarre troppo dalla bellezza di ciò che si vede.
Redazione
“Vacanze col Cuore”, il gruppo gruppo italo-olandese del "glamping", nel 2021 punta a una crescita del 50%. Nonostante i dati turistici sul turismo facciano registrare flessioni globali, il “papà del Glamping”, Loek Van De Loo, nel 2021 punta a una crescita del +50%.
Per un verso torna alle origini, acquisendo, con il Gruppo di cui è fondatore, lo storico camping “de Papillon” di Denekamp, nei Paesi Bassi, ma si espande anche in Italia, con l’apertura del nuovo Lago Idro Glamping Village ad Anfo, in provincia di Brescia.
Salgono così ad otto i resort di proprietà della holding italo-olandese.
La parola macedonia glamping nasce dalla fusione tra i vocaboli glamour e campeggio. Il glamping è di fatto un'esperienza nella quale le tradizionali attività di campeggio sono accompagnate da comodità e servizi stile resort. Esso è diventato particolarmente popolare nel XXI secolo, soprattutto tra turisti che vogliono godersi l'evasione e l'avventurosità del campeggio, senza per questo rinunciare al comfort di un hotel.
Loek Van De Loo è considerato da tutto il settore del turismo open air europeo come colui che per primo ha diffuso e incentivato la crescita e il cambiamento in chiave glamping della vacanza all’aria aperta. Soprattutto in Italia, dove ha contribuito a dare vita a un modello molto apprezzato dai vacanzieri provenienti da oltre confine. A conferma del ruolo di cardine, ADAC – il touring club tedesco che conta circa 21 milioni di iscritti – gli ha conferito il primo posto assoluto nella Hall of Fame del settore nel 2020.
Dal 2018, ha raggiunto un nuovo traguardo professionale dando vita in Italia – tra Toscana e Lago di Garda - ad un Gruppo di sei glamping resort sui generis, Vacanze col Cuore, nel quale ha sistematizzato il modello di hotel “orizzontale”. Il glamping secondo Loek Van De Loo, infatti, accoglie in sé molti punti di contatto fra turismo open air e servizi di alto livello che sono abitualmente presenti nei soggiorni alberghieri, strutturando in direzione orizzontale, appunto, l’organizzazione degli spazi e dei servizi – privati e comuni – su una superficie ampia e immersa nella natura, che l’hotel accoglie tradizionalmente in senso verticale, su architetture cementizie multipiano, ad esempio. L’orizzontalità è rispettata a partire dalla progettazione della disposizione degli alloggi, mobile home e tende lodge, diffuse sul territorio in modo da godere singolarmente di privacy e tranquillità. Nello spazio, privo di auto, sono inseriti servizi come ristoranti, cocktail bar, parchi acquatici, un modello che avvicina lo spazio glamping ad un resort car-free di alto livello, in cui l’esperienza open air cominci già dall’accommodation, che il Gruppo fa progettare e realizzare appositamente ed in esclusiva per le proprie strutture, dedicate interamente al target famiglia, giovani coppie e sportivi.
Nonostante le criticità ormai note del 2020, Il Gruppo Vacanze col Cuore ha premuto sull’acceleratore dello sviluppo delle proprie potenzialità e ha portato a compimento per il 2021 due importanti progetti, avviati negli anni precedenti: l’apertura di un camping sulle rive del Lago di Idro destinato a diventare il nuovo Lago Idro Glamping Boutique di Anfo (BS) con un restyling totale. Oltre le Alpi, l’inclusione di un punto di riferimento storico per il turista olandese, tedesco e belga: il camping de Papillon di Denekamp in Twente, al confine tra Paesi Bassi e Germania. Questo secondo progetto diventa il Papillon Country Resort, il primo glamping Made in Italy in Olanda, segnando di fatto un moto contrario rispetto a quanto fatto finora dal Gruppo in Italia.
“Abbiamo portato in Italia una tendenza, il glamping, che ha acquisito caratteristiche molto precise grazie alla cultura del bello che da sempre esiste qui. Quindi, dal Nord Europa, siamo scesi a sud – commenta Loek Van De Loo, fondatore del Gruppo Vacanze col Cuore, olandese di nascita ma italiano di adozione da quarant’anni – oggi ci prepariamo a fare il percorso inverso con un modello di glamping meno usuale per i nordeuropei: più curato nei dettagli, più attento al design, più ricercato e lussuoso, in un certo senso più vicino al modello di glamping che ho coltivato sul Garda e in Toscana, che gli olandesi hanno dimostrato di apprezzare molto in questi anni, soggiornando nei nostri resort italiani”.
Salgono così a otto i resort di proprietà della holding italo-olandese:
WEEKEND GLAMPING RESORT / San Felice del Benaco BS
PARK RESIDENCE IL GABBIANO / Moniga del Garda BS:
VACANZE GLAMPING BOUTIQUE / San Felice del Benaco BS
ORLANDO IN CHIANTI GLAMPING RESORT / Cavriglia AR
VALLICELLA GLAMPING RESORT / Scarlino GR
SIVINOS CAMPING BOUTIQUE / Manerba del Garda BS
LAGO IDRO GLAMPING BOUTIQUE /Anfo BS
PAPILLON COUNTRY RESORT / Denekamp NL
Sulle rive del lago di Idro e circondato dalle montagne della Valle Sabbia, qui un tempo era attivo un camping di tipo tradizionale. “Vacanze col cuore” ha creato un polo del glamping attrattivo per gli appassionati sportivi. La pesca, il sup, il kayak, il parapendio ma soprattutto la possibilità di fare bike tour (anche guidati) nei territori circostanti e con il circolo di windsurf adiacente, gli ospiti avranno a disposizione attrezzatura e natura per immergersi in un’esperienza di sport indimenticabile. Unita alla vacanza glamping, nel comfort di mobile home e tende lodge vista lago, con ristorante, bar, market, piscine, animazione e intrattenimento per i più piccoli. Ammessi animali di piccola taglia.
APERTURA prevista 20 MAGGIO 2021 – 26 SETTEMBRE 2021
(le aperture dipendono chiaramente dalle disposizioni della normativa anti-COVID)
Meta storica del camping nordeuropeo, sul confine tra Paesi Bassi e Germania, nella regione di Twente. Denekamp è un paradiso naturalistico e paesaggistico che la proprietà di Vacanze col Cuore ha arricchito sempre in chiave glamping con un restyling in linea con l’offerta cinque stelle del Gruppo. A partire dalle accommodation: ampie mobile home, safari tent e tende lodge spaziose che si affacciano sui laghi dell’area, balneabili e accessibili alla pesca. Gli alloggi sono progettati per essere confortevoli anche con le temperature più basse e fornite di tutti gli accessori (lavatrice, lavastoviglie, riscaldamento etc…), per garantire una fruizione da parte degli ospiti per periodi prolungati, anche in bassa stagione. A queste si aggiungono 18 bungalow in muratura, 40 piazzole per camper, caravan e tende con bagno privato e circa 200 piazzole. Per un totale di 350 tra alloggi glamping e piazzole. L’area ristorazione ha un tocco italiano con una cucina internazionale che rispetta i gusti olandesi, senza dimenticare le profonde radici italiane del gruppo. Minimarket sempre presente, animazione e intrattenimento per i più piccoli. Quest’ultimo sarà curato attentamente: il programma dell’animazione – sempre in compagnia della mascotte del Gruppo, il cagnolone Spotty - sarà organizzato con attività ludico-didattiche per conoscere ed esplorare la natura circostante, imparando ad apprezzarla e rispettarla. Fiore all’occhiello della struttura saranno gli spazi dedicati all’acqua: oltre al lago balneabile con uno scivolo alto 10 metri, sono a disposizione degli ospiti una piscina riscaldata, con tetto telescopico per renderla fruibile in caso di cattivo tempo e basse temperature, la Spotty pool per i più piccoli e lo spray park. L’intera gestione degli spazi è ecosostenibile grazie a sistemi di gestione e riutilizzo delle acque e risparmio energetico, che fanno del Papillon Country Resort un “Eco-camping” a tutti gli effetti. Inoltre, per il livello garantito è riconosciuto da ANWB, ADAC SuperPlatz e Leading Camping
APERTURA PROLUNGATA 1 APRILE 2021 – 30 OTTOBRE 2021
(le aperture dipendono chiaramente dalle disposizioni della normativa anti-COVID)
Per queste nuove aperture, Il Gruppo Vacanze col Cuore aprirà tra qualche settimana alcune posizioni, soprattutto stagionali per Lago Idro Glamping Resort di Anfo BS. Le figure ricercate saranno prevalentemente destinate ai servizi di intrattenimento delle famiglie e dei bambini, nelle aree ristorazione e ricevimento e per la pulizia e igienizzazione quotidiana degli alloggi. All’interno del Gruppo, i dipendenti hanno sempre l’opportunità di crescere e fare nuove esperienze: è possibile infatti chiedere di essere assegnati anche agli uffici dirigenziali e alla nuova struttura acquisita nei Paesi Bassi, dopo un periodo di training in alta stagione nei resort italiani. Lo stesso vale per le figure che lavorano nel Gruppo direttamente dai Paesi Bassi, che arrivano qui in Italia.
Le assunzioni sono sempre organizzate nell’ottica di una collaborazione di lungo periodo e di formare squadre interne di gestione di tutti i servizi, evitando l’esternalizzazione. Con questa finalità, ogni dipendente, in relazione al proprio ambito di occupazione è coinvolto in corsi di formazione che vanno dal perfezionamento delle lingue straniere, della gestione social ma anche per l’utilizzo dei mezzi o delle tecniche del ricevimento, solo per citarne alcuni. Il Gruppo lavora sulla selezione di personale giovane e dinamico da poter far crescere stabilmente all’interno degli uffici e dei villaggi per assicurarsi una squadra coesa e pronta ad affrontare le sfide continue del settore.
Per info e candidature sezione LAVORA CON NOI sul sito Vacanze con il Cuore
la redazione
Non si può pensare ad attività proiettate nel futuro senza concentrarsi sulla sostenibilità, ed è proprio in quest'ottica che in Tirolo è nato CLAR: un programma di strategie di sviluppo sostenibile, di protezione del clima e di adattamento al cambiamento climatico.
Tra le 4 regioni tirolesi aderenti, la “Clean Alpine Region Kaunergrat” si sta distinguendo per iniziative di sensibilizzazione ed educazione al clima e agli ecosistemi di alta montagna: come la Guida Climatica Kaunertal, che consiglia escursioni da fare ad ogni condizione meteorologica.
Sappiamo ormai che i cambiamenti cliamtici hanno effetti sul turismo: le temperature medie si sono innalzate, il periodo di vegetazione è più lungo, le precipitazioni stagionali sono variate. Rispettare l’ambiente e le sue condizioni climatiche per assicurare futuro al turismo alpino è la missione del CLAR “Clean Alpine Region”. Un progetto a sostegno delle regioni turistiche tirolesi, che vogliono attuare misure ecologiche che abbiano un impatto positivo e diretto in termini economici sul turismo. Nuove offerte di mobilità elettrica, modelli di sviluppo a basse emissioni di carbonio e l’applicazione di tecnologie alpine innovative e pulite sono ad esempio alcune delle “iniezioni di sostenibilità” in grado di assicurare la conservazione dell’ambiente intatto su cui si basano le offerte turistiche tirolesi. E che aiutano a ridurre i costi di adattamento associati ai cambiamenti climatici in atto, aumentando il potenziale di innovazione e quindi la competitività delle aziende.
Al momento sono 4 le regioni tirolesi aderenti al progetto CLAR, che stanno promuovendo misure concrete per la protezione del clima, in particolare nel settore energetico. Queste sono: l’Associazione turistica delle Alpi di Kitzbühel, l’Ufficio turistico della Pitztal, l’Associazione turistica Kufsteinerland, l’Associazione turistica Tiroler Oberland (Kaunertal e Kaunergrat) . Per entrare nel progetto CLAR le regioni devono essere già Leader CLLD (https://enrd.ec.europa.eu/leader-clld_de), ovvero aver aderito agli obiettivi di sviluppo locale con il coinvolgimento degli attori locali nell’elaborazione e nell’attuazione di strategie, nei processi decisionali e nell’attribuzione delle risorse per lo sviluppo delle rispettive zone rurali. Gli uffici turistici di Kitzbühel, Olympiaregion Seefeld e Alpbachtal sono coinvolti nel progetto CLAR con lo status di osservatore, mentre la regione turistica dell'Oberland è stata l'unica candidata a ricevere la sovvenzione più alta di 200.000 euro ponendosi quindi in testa ai risultati. La regione ha convinto con il suo concetto ampio e perfettamente elaborato di sostenibilità, per la sua credibilità e per la grande partecipazione da parte dei professionisti del turismo, degli ospiti e della gente del posto.
La Kaunertal e le sue comunità circostanti, lavorano costantemente per diventare destinazione turistica rispettosa del clima nell’ambito del progetto CLAR. Entro giugno 2022 saranno implementate sette iniziative volte a rendere sostenibile la regione turistica dell'Oberland. Il primo passo è stato compiuto con la nomina della coordinatrice del progetto Elisabeth Steinlechner, che porta avanti ambiziosi obiettivi in stretto coordinamento con l'amministratore delegato di Kaunertal Tourismus, Mag. Michaela Gasser-Mark.
“Il nostro obiettivo è creare best practices comuni per il territorio. Sono in fase di sviluppo misure concrete come uscire dall’utilizzo di combustibili fossili come il petrolio, creare nuove offerte di mobilità elettrica, ripensare gli eventi e collegare direttamente il turismo al lavoro nell'ambiente naturale. Il nostro obiettivo è rimanere una regione vivibile e posizionarla con successo in termini di turismo. Nel complesso, i residenti di Kaunertal ricevono un aiuto professionale per aumentare notevolmente il loro contributo alla protezione del clima nella valle, con idee e progetti sostenibili. In questo modo stiamo rafforzando Kaunertal come regione di adattamento ai cambiamenti climatici, garantendo un'ottima qualità di vita. Anche gli ospiti del futuro apprezzeranno e riconosceranno questi sforzi” spiega Steinlechner.
Nella valle Kaunertal si trovano numerose mete interessanti, tra le quali la strada panoramica “Kaunertaler Gletscherstrasse” che porta al Ghiacciaio Weissseeferner a 2.750 m di altitudine. D’estate questa strada panoramica è particolarmente amata da motociclisti, mentre nelle altre stagioni il Ghiacciaio Kaunertal è una meta per lo sci. La valle Kaunertal è attrezzata per offrire vacanze senza barriere architettoniche ai suoi ospiti con handicap: negli hotel, nei ristoranti, presso le attrazioni culturali e naturalistiche c’è sempre un accesso facilitato ai visitatori in sedia a rotelle. Assolutamente da visitare il Parco Naturale Kaunergrat, per scoprire la natura locale in compagnia di guide alpine, biologi e contadini del posto. Per i cicilisti invece la Kaunertal offre itinerari ciclabili a lunga percorrenza, come la via ciclabile della valle dell'Inn e l'antica strada romana Via Claudia Augusta, di interesse anche storico per via di testimonianze dell’epoca.
Escursioni consigliate in base alle condizioni climatiche per essere sempre in armonia con la natura e sicuri sui sentieri. Tra le misure di sensibilizzazione e di educazione al clima di alta montagna e di adattamento al cambiamento climatico già in atto nella Kaunertal, c’è la Guida Climatica Kaunertal. Questa raccolta di 46 escursioni non solo fornisce un importante lavoro educativo sui cambiamenti climatici in alta montagna, ma soprattutto offre agli escursionisti indicazioni precise su quali siano i percorsi più sicuri da fare in base alle stagioni e alle condizioni climatiche. La guida tiene conto di dettagli che spesso mancano nelle guide escursionistiche classiche, come l'esposizione del percorso che può essere molto importante ad esempio nella scelta dell'orario di partenza, ma soprattutto il meteo e le stagioni, che sono variabili da considerare attentamente nella scelta di un tour. La guida climatica è disponibile anche online con la possibilità di "filtrare" giornalmente i tour in base alla stagione, all'esposizione e alle condizioni meteorologiche, e di scegliere così quelli consigliati più sicuri. Il tempo in montagna non si giudica, ma valutandolo attentamente riserva sempre delle opportunità!
Vivere in armonia con la natura puntando su scelte alimentari consapevoli è l’altra grande partita per la sostenibilità che il Tirolo sta giocando in questi anni e che vuole rafforzare nel post pandemia. La cucina regionale, biologica, genuina e nutriente si trova alla base di una filosofia di vita rispettosa dell’ambiente e delle generazioni future. Per questo il primo premio Tirol Change Award è andato quest’anno ad Heinz Gstir, fondatore del marchio biologico "Bio vom Berg". Il contadino originario di Niederndorferberg nella regione di Kufstein iniziò negli anni '90 a convertirsi ai metodi di produzione biologica per realizzare prodotti di alta qualità. In breve tempo aumentarono le aziende agricole biologiche in tutto il Tirolo e con esse l’esigenza di creare dei sicuri canali di distribuzione. Oggi "Bio vom Berg" è il marchio distributore di oltre 600 agricoltori di montagna e a sua volta produttore di altissima qualità. All'inizio c'erano solo otto prodotti della linea “Bio vom Berg”, oggi sono oltre 150. Dal muesli allo yogurt e al succo di mela, c'è di tutto.
Per i criteri di sostenibilità, efficienza economica, capacità innovativa ed internazionalità che contraddistinguono il marchio "Bio vom Berg", una giuria esterna insieme alla popolazione tirolese l'11 febbraio 2021 ha premiato Heinz Gstir, vincitore del “Tirol Change Award”, tramite votazione online. In tutto erano nove i candidati in lizza per il “Tirol Change Award”. Tra questi c’era anche lo Zillertal Bier, il più antico birrificio a conduzione famigliare del Tirolo, che ha dichiarato l’obiettivo a medio termine di neutralizzare al massimo le emissioni di CO₂ nel processo di produzione della birra e di diventare un birrificio a rifiuti zero.
foto:
Josef Margreiter e Heinz Gstir alla premiazione del Tirol Change Award
© Lebensraum Tirol Holding
per ulteriori informazioni consultate il sito del Tirolo
la redazione
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