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Gli encierros, le corse davanti ai tori, sono il piatto forte di questa celebre manifestazione che trasforma Pamplona in una festa continua, per la quale la città è nota in tutto il mondo. Migliaia di persone si danno appuntamento ogni anno in questa località per vivere il rischio e l’emozione dei suoi famosi encierros, ritratti per l’eternità da Ernest Hemingway nel suo romanzo Fiesta. Per nove giorni, vestiti con il tipico costume bianco e rosso, gli abitanti di Pamplona e i turisti si abbandonano allo spirito della festa che invade perennemente le strade.
San Fermín inizia il 6 luglio a mezzogiorno. A quest’ora si lancia dal balcone del Municipio il chupinazo, il razzo che indica l’inizio ufficiale della festa provocando le fragorose grida di gioia della folla riunita nella piazza. Il primo encierro si tiene il giorno dopo: alle 8 del mattino in punto si aprono le porte del cortile di Santo Domingo e centinaia di persone iniziano a correre davanti ai tori lungo un percorso che, attraversando il centro storico, si conclude nell’arena.
Questa corsa breve ma intensa che in soli tre minuti copre gli 825 metri del tracciato si ripete tutti i giorni, dal 7 al 14 luglio. I razzi indicano ai corridori i vari momenti dell’encierro: il primo sparo annuncia l’apertura delle porte del cortile, il secondo avvisa dell’uscita di tutti i tori, il terzo (già nell’arena) segnala l’ingresso degli animali e il quarto avverte che i tori si trovano già nel loro recinto e che l’encierro si è concluso. Uno dei momenti più emotivi si tiene pochi minuti prima dell’inizio dell’encierro, quando i corridori si raccomandano a San Fermín cantando tre volte una litania davanti a una piccola immagine religiosa situata nella Cuesta de Santo Domingo.
Durante le feste, inoltre, tutte le mattine il centro della città è attraversato da sfilate di giganti e testoni, per la gioia dei bambini. Il programma di eventi comprende anche sagre, concerti, spettacoli di danza e ovviamente corride di tori, solitamente molto vivaci per la presenza nelle tribune di nutriti gruppi di amici. San Fermín si conclude il 14 luglio a mezzanotte, quando tutti si riuniscono nella piazza del Municipio e alla luce delle candele cantano il “Pobre de mí” (Povero me), congedandosi dalla festa fino all’anno successivo.

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Per migliaia di anni la Slovenia ha rappresentato un crocevia di nazioni e un melting pot di ispirazione naturale e culturale, dalle Alpi al Mediterraneo, dal Carso alla Pianura Pannonica, dove sono state create alcune delle più grandi meraviglie del genere umano e della natura. Venite a conoscere i siti culturali sloveni!
I TESORI PIÙ ANTICHI DEL MONDO
Il primo strumento musicale conosciuto al mondo, è un importante contributo sloveno alla storia della musica. Il flauto costruito in osso d’orso, trovato nella grotta Divje Babe, è l’unico flauto al mondo creato e utilizzato dall’uomo di Neanderthal. Gli archeologi credono lo strumento risalga a circa 60.000 anni fa! Questo prezioso reperto di rilevanza mondiale è ospitato nel Museo Nazionale della Slovenia (Narodni muzej Slovenije). Sarà per questo che il paese ha uno degli istituti musicali professionali più antichi d’Europa, l’Accademia Philharmonicorum, dove tra gli altri componeva e dirigeva anche il famoso Gustav Mahler?
L’esplorazione della cultura palafitticola della palude di Lubiana (Ljubljansko barje) condusse gli archeologi alla scoperta della ruota di legno con asse più antica del mondo - risalente a oltre 5.000 anni fa. La plurimillenaria cultura delle palafitte è iscritta nella lista del patrimonio Unesco. Dal 2018 è possibile vedere la ruota, che sorprende per la sua elaborazione creativa, alla nuova mostra permanente nel Museo civico di Lubiana.
PATRIMONIO DELL’UNESCO IN SLOVENIA
La più antica città mineraria slovena, Idrija, è patrimonio UNESCO grazie alla seconda miniera di mercurio più antica del mondo, operativa per oltre 500 anni. “Anthony’s Main Road” è uno dei più antichi ingressi in miniera conservati al mondo, che porta ad oltre 700 chilometri di gallerie sotto il pittoresco centro storico, da cui sono state estratte oltre 147.000 tonnellate di mercurio. Ma altre gemme slovene vantano il titolo di patrimonio mondiale dell’UNESCO: le grotte di San Canziano, un regno di stalattiti e stalagmiti, è un monumento unico con il canyon sotterraneo più profondo d’Europa. E ancora la palude di Lubiana legata all’antica civiltà palafitticola, la “Passione di Škofja Loka”, rappresentazione storica che si tiene ogni 6 anni nel centro medievale della città e che coinvolge più di 900 membri della locale compagnia teatrale, e infine la foresta vergine di Krokar con il Monte Nevoso.
I LUOGHI ICONICI DELLA CULTURA SLOVENA
I luoghi iconici della cultura slovena sono noti per la loro ricca storia e tradizione. Lubiana, la capitale della Slovenia, è stata ricostruita dal famoso architetto Jože Pleènik come una città verde a misura d’uomo.
Bled offre una vista perfetta su di un incantevole lago alpino, al centro del quale sorge una piccola isola con la sua chiesetta gotica.
Pirano, un’incantevole cittadina mediterranea dall’architettura veneziana, è orgogliosa delle sue saline con 700 anni di tradizione.
Celje è la città dei conti, la più famosa dinastia nobile della storia slovena, che ha eretto il più grande castello medievale del paese.
Maribor, la seconda città slovena più grande, ospita Stara Trta, la vite più antica del mondo. La scuderia di Lipica è la più antica al mondo conosciuta per l’allevamento continuo di cavalli aristocratici lipizzani.
Ptuj, la città più vecchia del paese, ospita la cantina vinicola più antica, con un archivio datato 1917, ed è nota per la maschera carnevalesca del Kurent, dal 2017 patrimonio intangibile dell’UNESCO. (Lubiana e Ptuj nelle foto On the Road)

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Per migliaia di anni la Slovenia ha rappresentato un crocevia di nazioni e un melting pot di ispirazione naturale e culturale, dalle Alpi al Mediterraneo, dal Carso alla Pianura Pannonica, dove sono state create alcune delle più grandi meraviglie del genere umano e della natura. Venite a conoscere i siti culturali sloveni!
I TESORI PIÙ ANTICHI DEL MONDO
Il primo strumento musicale conosciuto al mondo, è un importante contributo sloveno alla storia della musica. Il flauto costruito in osso d’orso, trovato nella grotta Divje Babe, è l’unico flauto al mondo creato e utilizzato dall’uomo di Neanderthal. Gli archeologi credono lo strumento risalga a circa 60.000 anni fa! Questo prezioso reperto di rilevanza mondiale è ospitato nel Museo Nazionale della Slovenia (Narodni muzej Slovenije). Sarà per questo che il paese ha uno degli istituti musicali professionali più antichi d’Europa, l’Accademia Philharmonicorum, dove tra gli altri componeva e dirigeva anche il famoso Gustav Mahler?
L’esplorazione della cultura palafitticola della palude di Lubiana (Ljubljansko barje) condusse gli archeologi alla scoperta della ruota di legno con asse più antica del mondo - risalente a oltre 5.000 anni fa. La plurimillenaria cultura delle palafitte è iscritta nella lista del patrimonio Unesco. Dal 2018 è possibile vedere la ruota, che sorprende per la sua elaborazione creativa, alla nuova mostra permanente nel Museo civico di Lubiana.
PATRIMONIO DELL’UNESCO IN SLOVENIA
La più antica città mineraria slovena, Idrija, è patrimonio UNESCO grazie alla seconda miniera di mercurio più antica del mondo, operativa per oltre 500 anni. “Anthony’s Main Road” è uno dei più antichi ingressi in miniera conservati al mondo, che porta ad oltre 700 chilometri di gallerie sotto il pittoresco centro storico, da cui sono state estratte oltre 147.000 tonnellate di mercurio. Ma altre gemme slovene vantano il titolo di patrimonio mondiale dell’UNESCO: le grotte di San Canziano, un regno di stalattiti e stalagmiti, è un monumento unico con il canyon sotterraneo più profondo d’Europa. E ancora la palude di Lubiana legata all’antica civiltà palafitticola, la “Passione di Škofja Loka”, rappresentazione storica che si tiene ogni 6 anni nel centro medievale della città e che coinvolge più di 900 membri della locale compagnia teatrale, e infine la foresta vergine di Krokar con il Monte Nevoso.
I LUOGHI ICONICI DELLA CULTURA SLOVENA
I luoghi iconici della cultura slovena sono noti per la loro ricca storia e tradizione. Lubiana, la capitale della Slovenia, è stata ricostruita dal famoso architetto Jože Pleènik come una città verde a misura d’uomo.
Bled offre una vista perfetta su di un incantevole lago alpino, al centro del quale sorge una piccola isola con la sua chiesetta gotica.
Pirano, un’incantevole cittadina mediterranea dall’architettura veneziana, è orgogliosa delle sue saline con 700 anni di tradizione.
Celje è la città dei conti, la più famosa dinastia nobile della storia slovena, che ha eretto il più grande castello medievale del paese.
Maribor, la seconda città slovena più grande, ospita Stara Trta, la vite più antica del mondo. La scuderia di Lipica è la più antica al mondo conosciuta per l’allevamento continuo di cavalli aristocratici lipizzani.
Ptuj, la città più vecchia del paese, ospita la cantina vinicola più antica, con un archivio datato 1917, ed è nota per la maschera carnevalesca del Kurent, dal 2017 patrimonio intangibile dell’UNESCO. (Lubiana e Ptuj nelle foto On the Road)
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Per gli appassionati di storia e cultura, questo è decisamente l’anno in cui progettare una vacanza in Repubblica Ceca. Non solo si celebrano con numerose iniziative nell’arco dell’anno i 100 anni dalla fondazione della Cecoslovacchia nel 1918, ma, sull’onda del fermento per il 50° del Sessantotto nel mondo, i riflettori tornano ad accendersi sulla Primavera di Praga.
Qui, in un clima di malcontento verso il regime, il moto popolare che appoggiava la democratizzazione si diffuse soprattutto tra intellettuali e studenti, che appoggiavano il tentativo di liberalizzazione politica dal dominio sovietico promossa dal riformista slovacco Dubcek. Il processo di riforma ottenne largo sostegno popolare, investendo importanti aspetti della vita politica ed economica del Paese: maggiore libertà di stampa, federalizzazione del Paese, riattivazione dei partiti non comunisti e delle organizzazioni di massa, riorganizzazione del sistema produttivo, apertura ai Paesi occidentali, decentralizzazione amministrativa e maggiore autonomia dall’URSS…
Unione Sovietica che, ovviamente, non gradì e, sentendosi minacciata, inviò soldati e carri armati a occupare il Paese. L’ardito tentativo di costruire “un socialismo dal volto umano” fu subito sedato e nel periodo successivo si moltiplicarono le proteste non violente e persino quelle suicide, come quella simbolo dello studente Jan Palach e degli altri che lo emularono.
La Primavera di Praga fu una “alzata di testa” che durò solo qualche mese, dal 5 gennaio (salita al potere di Dubcek) al 20 agosto (spedizione armata sovietica) del 1968, ma che ha lasciato il segno nella politica nazionale e internazionale. Oltre che nella musica, nella letteratura e nelle arti in genere. Insomma, una rivoluzione incompiuta ma non per questo combattuta invano.
Uno spunto in più per visitare Praga e calpestare quelle strade e quelle piazze allora invase di uomini e carrarmati e per rintracciare un po’ anche della nostra storia… Non solo, anche per ammirare le architetture dell’epoca immaginando i fatti cui hanno fornito lo sfondo, i movimenti che le hanno fatte vibrare.
Inoltre, per l’occasione, dal 19 aprile al 9 settembre nel “corridoio mitologico” di Palazzo Wallenstein (sede del Senato) sarà possibile visitare un’interessante mostra fotografica dedicata proprio al 50° della Primavera di Praga. Stessa sede, ma a partire dal 13 settembre e fino al 13 gennaio 2019, per la mostra “Il Patto di Monaco del 1938 nel contesto della storia europea del XX secolo“, che celebra invece gli 80 anni dal trattato che smembrò la Cecoslovacchia. (Praga, la lapide per Palach e Zajic in piazza Venceslao nelle foto On the Road)
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Ritorna l’evento di grande successo firmato Fjällräven che, da quest’anno, grazie ad una nuova procedura di selezione, estende a più persone la possibilità di prendere parte alla spedizione invernale nella natura più incontaminata del Circolo Polare Artico. ‘Fjällräven Polar’ è il viaggio di 300 km che esplora la natura più selvaggia del Circolo Polare Artico.
A vivere la prossima edizione di questa magica esperienza saranno 20 persone comuni, provenienti da tutto il mondo che, dal 9 al 15 aprile, con partenza da Signaldalen (Norvegia) e arrivo a Väkkäräjärvi (Svezia), attraverseranno la tundra subartica a bordo di slitte trainate da cani, supportati dai consigli di un team di esperti ed equipaggiati con i migliori capi di abbigliamento e attrezzature Fjällräven.
Durante il viaggio, ognuno dei partecipanti sarà chiamato a guidare la propria slitta, prendersi cura dei suoi cani, farsi da mangiare ed allestire il proprio accampamento. Il tutto per dimostrare che chiunque, dotato della giusta preparazione e del giusto equipaggiamento, può prendere parte ad un’avventura invernale in condizioni ambientali per molti versi estreme.
I partecipanti verranno selezionati secondo una procedura che da quest’anno raggruppa tutti i Paesi del mondo in 10 diverse Regioni e permette di individuare, per ciascuna di esse, 2 diversi concorrenti: il primo eletto dal pubblico votante, il secondo dalla Giuria del concorso. Per inviare la propria candidatura, gli aspiranti partecipanti devono registrarsi sul portale dedicato, caricando un video e una raccolta di immagini che siano in grado di raccontare chi sono e di convincere il pubblico a votarli. Una volta completata la procedura di registrazione, sarà possibile iniziare a raccogliere i voti del pubblico, diffondendo la propria candidatura su blog e social network.
Le iscrizioni sono aperte fino al 14 dicembre 2017. Al termine di questo primo periodo, si qualificheranno automaticamente le 10 persone che, all’interno di ciascuna Regione, avranno ricevuto il maggior numero di voti. Successivamente, la Giuria Fjällräven procederà a selezionare, per ogni Regione, una seconda persona sulla base della qualità dei materiali inviati e delle caratteristiche del profilo.
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(16set) L’uragano Ophelia è arrivato stamane sulla costa sudoccidentale dell’Irlanda, annunciato da venti fortissimi (tra i 120 e i 185 kmh). In particolare sembra dirigersi verso l’area di Cork e Kinsale, mentre, secondo le stime dei meteorologi, dovrebbe poi inclinarsi verso nord e, si spera, perdere forza.
Ophelia ha comunque già causato l’interruzione della corrente elettrica per 120.000 utenti, mentre la Guardia Costiera è intervenuta in numerose azioni di soccorsi su battelli e anche a favore di singoli sportivi impegnati (forse un pò fuori luogo) nel surfing
Nel frattempo le autorità irlandesi hanno diramato l’invito a restare in casa in tutto il paese. Lo stesso centro di Dublino, distante quasi 300 chilometri da Cork è pressoché deserto. (foto Irish Indipendent)
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(di Sara Rossi)
Un viaggio in una terra ancora in gran parte selvaggia a un passo dall'Italia, per l'esattezza 70 chilometri di mare, sto parlando dell'Albania. Una storia unica nel panorama del vecchio continente, spiagge meravigliose, ma soprattutto delle montagne dove il turismo si è appena affacciato. In un territorio grande poco più della Lombardia si concentra la vita di una nazione che ha mantenuto tradizioni uniche, a partire dalla lingua. L'albanese deriva dall'illirico, un idioma parlato dall'antica popolazione originaria dei Balcani occidentali, una lingua incomprensibile, sia nella sua declinazione ghegh ancora utilizzato nel nord del paese, sia nel dialetto tosk usato nel Sud, ma rimarrete stupiti nel sentire discorrere in fluente italiano anche nei borghi più sperduti, raggiungibili solo a piedi, dell'estremo settentrione.
Gli italiani sono amati, “i greci no” è facile sentirsi dire. La terra delle aquile, così denominata perché solo sino a pochi anni fa era possibile avvistare numerosi esemplari del nobile rapace roteare maestosi sulle cime più alte delle “Alpi albanesi”, è stata per secoli un territorio di occupazione, dei turchi in primis. Proprio all'arrivo degli ottomani è legata la figura mitologica, o comunque certamente mitizzata, di Gjergj Kastrioti Skenderbeu, conosciuto come Skanderbeg, nobile condottiero originario di Kruja una bellissima cittadina a 40 chilometri da Tirana, che per 25 anni, dal 1444 al 1468 guidò i principi albanesi, riuniti nella lega di Lezha, contro l'avanzata turca nella regione. Le audaci imprese di quello che oggi è l'eroe nazionale per eccellenza, tanto da vedere a lui dedicata la principale piazza di Tirana, dove campeggia con una sua statua equestre in bronzo di 11 metri, sono conosciute in tutto il mondo. A Giorgio Castriota è dedicato anche il celebre museo di Kruja. Probabilmente gli albanesi si sono legati così fortemente all'eroe quattrocentesco per allontanare dalla memoria il ben più recente periodo comunista.
Per parlare di primo spirito di unità nazionale albanese bisognerà aspettare il 1912, per l'indipendenza occorrerà attendere l'anno successivo, e il 1923 per l'elezione del primo primo presidente, solo nel 1928 si assisterà alla auto proclamazione del primo re di Albania nella persona di Leke Zog, conosciuto poi come Zog I. Ma la libertà non decollerà, e ancora una volta il piccolo stato si troverà di fronte ad un'occupazione: infatti l'Italia fascista, con la scusa degli aiuti economici, finirà con l'attuare un'effettiva invasione militare. Nel 1939, trentamila soldati del duce sbarcarono nei porti albanesi, inducendo il re alla fuga. Fu Galeazzo Ciano, figura oggi inspiegabilmente molto ammirata, nel pieno furore della misera campagna coloniale fascista, ad invitare gli italiani a partire per le coste albanesi per attuare importanti opere pubbliche, tra cui l'aeroporto di Tirana ad esempio, ad oggi unico scalo del paese. Sempre durante il ventennio, vennero stimolate le ricerche archeologiche, in particolare nei centri di Apollonia, Butrinto, oggi visite obbligate per chi si sposta verso sud. L'occupazione italiana durerà sino al 1944, quando prenderà il potere il partito comunista, fautore dello lotta di liberazione.
Nel 1946 fu proclamata la Repubblica Popolare di Albania con a capo un giovanissimo Enver Hoxha, che deterrà il potere per ben 40 anni ininterrottamente, si tratterà di uno dei regimi più assoluti e longevi nella storia del XX secolo. Hoxha dapprima si ‘affilierà’ alla Jugoslavia di Tito, in un secondo tempo all'Unione Sovietica, successivamente alla Cina, per perorare poi una politica di auto isolamento, possibile solo con l'istillazione nel suo popolo della ‘sindrome di isolamento’. Simbolo di questo terrore per una possibile invasione sono i duecento mila bunker costruiti su tutto il territorio nazionale, la maggior parte dei quali ancora visibili. L'obiettivo ufficiale era quello di costruire rifugi, necessari in caso di un'invasione esterna, il reale scopo era quello di terrorizzare la popolazione e mantenere il potere. Vicino al mare, in montagna, tutta la nazione è punteggiata da queste costruzioni, grandi e piccole.
Alla periferia di Tirana uno dei pochi giganteschi bunker antiatomici è diventato un museo, il Bunk'art 1, si tratta di un edificio blindatissimo di 106 stanze, tra cui quella di Hoxha dove è possibile vedere il suo ufficio personale, le attrezzature, le armi fornite dalla Cina, ma anche foto storiche della storia moderna del paese. La fine dell'era comunista è arrivata con lo smembramento dell'Unione Sovietica nel 1991, quando l'Albania ha avviato un nuovo corso, in massa gli albanesi hanno lasciato il paese, giungendo in Italia e nei paesi limitrofi, vivide sono le immagini di navi stracolme di profughi approdate nei porti del Bari e Brindisi. Lentamente il paese sta trovando i suoi equilibri e visitarlo lascia una sensazione di estrema vicinanza e lontananza. La prossimità è fisica e sentimentale, la distanza dipende invece dai nostri differenti trascorsi, ed è evidente come l'Albania arranchi in cerca di uno sviluppo equilibrato. A maggioranza musulmana, per il 67%, presenta un'estrema tolleranza religiosa, nel nord selvaggio del paese, dove le strade sono ancora impervie, la popolazione è rimasta cattolica, lì non sono arrivati neanche i turchi.
Tirana è una capitale segnata dall'edilizia comunista, le costruzioni di quegli anni sono basse, di mattoni, a differenza dei casermoni di altre periferie, perchè i laterizi erano tenuti insieme con la sabbia e non avrebbero retto oltre i quattro piani. Passeggiare nella grandissima piazza Skanderbeg, rappresenta però un vero e proprio viaggio nella storia dell'intero paese, qui si affacciano infatti la Moschea di Et'hem Bey, uno dei principali e meglio conservati edifici islamici del paese, il Museo Storico Nazionale che, con il suo grande mosaico, è un eccellente esempio di arte realista socialista, ma anche il Palazzo della Cultura e l'Hotel Tirana, lo zampino fascista è rilevabile invece nel palazzo del Municipio e nella Banca Nazionale. E sapete, sempre all'insegna della vicinanza, chi è stato chiamato a disegnare il nuovo piano regolatore della capitale 2030? Il milanese Stefano Boeri. Vedremo come lo realizzerà, per il momento visitare questo spazio immenso al tramonto, con l'effetto bagnato creato dalle feritoie situate in punti strategici del selciato, crea un senso di incantevole vertigine.
Le strade in Albania non permettono spostamenti rapidi, quindi una volta arrivati a Tirana bisogna scegliere: il mare al sud o i monti al nord.
Io ho scelto il nord. In direzione di Scutari si trova la città di Kruja, tra le destinazioni più amate dai turisti e dagli albanesi emigrati, è situata su una collina dal panorama meraviglioso, su di un promontorio non distante dal centro si trova il tempio più antico di cultura bektashi del paese, la cui sede internazionale è a Tirana. I bektashi sono una confraternita islamica sufita di origine ottomana, bandita però dall'Impero turco. In diverse zone dell'Albania è possibile trovare templi di questo culto diffuso soprattutto nei Balcani e in Anatolia. Prima di arrivare a Scutari - sede tra l'altro del Museo della Fotografia di Pietro Marubi, capostipite della famiglia di fotografi italo albanesi che operarono in città dalla metà dell'Ottocento, contribuendo in modo determinante allo sviluppo dell'arte fotografica - si trova una deliziosa zona lagunare, dove, nei numerosissimi ristoranti di pesce si radunano le famiglie albanesi per il pranzo della domenica.
Se la viabilità nel centro sud del paese è ridotta, nelle zone del nord è a dir poco ostica. Per raggiungere i parchi naturali situati al confine con il Kosovo, occorrono diverse ore d'auto, ma ne vale davvero la pena. Il metodo più suggestivo per raggiungere la località di Valbona resta il traghetto con il quale dalla diga di Koman, costruita in epoca comunista, si naviga sul fiordo del Lago omonimo. Il trasbordo dura circa tre ore, ma trascorrono velocemente perchè il paesaggio lacustre dalle pareti a picco sul bacino, la vegetazione lussureggiante, non consentono la noia, per di più l'imbarcazione, che si muove pigra sull'acqua, è animata da una variegata umanità autoctona e da chiassosa musica balcanica. Da Valbona in poi il mezzo migliore da utilizzare sono le proprie gambe, un vero paradiso per gli amanti del trekking. Un'escursione per chi ha gambe buone è quella che porta da Valbona a Theth, proprio nel cuore del parco naturale di Thethi.
Si tratta di centri di poche case, dove è possibile pernottare in guesthouse dalla sistemazione spartana. Qui il tempo sembra essersi magicamente fermato, si mangia quello che una terra aspra e una natura incontaminata riescono ad offrire: frutta, verdura, insalata, yogurt e formaggio fatto in casa, carne di capra e pecora. E' possibile vedere donne che portano al pascolo capre mentre filano la lana. In queste zone vigono ancora le leggi consuetudinarie dei kanun e la besa, fondata sulla parola data che pare abbiano regolato e redimano tuttora le faide, le vendette e i ritmi delle genti di queste montagne. Tracce di questo approccio medievale al conflitto sono alcune case-torre dove venivano, e forse vengono, rinchiusi e spesso inchiodati coloro che si erano macchiati di un reato di sangue.
Svegliarsi all'alba e ammirare il sole che sorge sulle vette, raggiungere a piedi lo splendido canyon e le cascate di Grunasi, o l'Occhio blu della sorgente carsica di Nderlysaj percorrendo alcuni degli impervi sentieri da poco tracciati da alcune ong locali ed internazionali è un'esperienza davvero unica. Nonostante i tentativi di rendere turisticamente più appetibili queste destinazioni, siamo lontanissimi dalla concezione occidentale di accoglienza, ma è proprio questo approccio alla vita semplice, naturale a rendere questi luoghi estremamente affascinanti.
(testo e foto di Sara Rossi)
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(di Sara Rossi)
Un viaggio in una terra ancora in gran parte selvaggia a un passo dall'Italia, per l'esattezza 70 chilometri di mare, sto parlando dell'Albania. Una storia unica nel panorama del vecchio continente, spiagge meravigliose, ma soprattutto delle montagne dove il turismo si è appena affacciato. In un territorio grande poco più della Lombardia si concentra la vita di una nazione che ha mantenuto tradizioni uniche, a partire dalla lingua. L'albanese deriva dall'illirico, un idioma parlato dall'antica popolazione originaria dei Balcani occidentali, una lingua incomprensibile, sia nella sua declinazione ghegh ancora utilizzato nel nord del paese, sia nel dialetto tosk usato nel Sud, ma rimarrete stupiti nel sentire discorrere in fluente italiano anche nei borghi più sperduti, raggiungibili solo a piedi, dell'estremo settentrione.
Gli italiani sono amati, “i greci no” è facile sentirsi dire. La terra delle aquile, così denominata perché solo sino a pochi anni fa era possibile avvistare numerosi esemplari del nobile rapace roteare maestosi sulle cime più alte delle “Alpi albanesi”, è stata per secoli un territorio di occupazione, dei turchi in primis. Proprio all'arrivo degli ottomani è legata la figura mitologica, o comunque certamente mitizzata, di Gjergj Kastrioti Skenderbeu, conosciuto come Skanderbeg, nobile condottiero originario di Kruja una bellissima cittadina a 40 chilometri da Tirana, che per 25 anni, dal 1444 al 1468 guidò i principi albanesi, riuniti nella lega di Lezha, contro l'avanzata turca nella regione. Le audaci imprese di quello che oggi è l'eroe nazionale per eccellenza, tanto da vedere a lui dedicata la principale piazza di Tirana, dove campeggia con una sua statua equestre in bronzo di 11 metri, sono conosciute in tutto il mondo. A Giorgio Castriota è dedicato anche il celebre museo di Kruja. Probabilmente gli albanesi si sono legati così fortemente all'eroe quattrocentesco per allontanare dalla memoria il ben più recente periodo comunista.
Per parlare di primo spirito di unità nazionale albanese bisognerà aspettare il 1912, per l'indipendenza occorrerà attendere l'anno successivo, e il 1923 per l'elezione del primo primo presidente, solo nel 1928 si assisterà alla auto proclamazione del primo re di Albania nella persona di Leke Zog, conosciuto poi come Zog I. Ma la libertà non decollerà, e ancora una volta il piccolo stato si troverà di fronte ad un'occupazione: infatti l'Italia fascista, con la scusa degli aiuti economici, finirà con l'attuare un'effettiva invasione militare. Nel 1939, trentamila soldati del duce sbarcarono nei porti albanesi, inducendo il re alla fuga. Fu Galeazzo Ciano, figura oggi inspiegabilmente molto ammirata, nel pieno furore della misera campagna coloniale fascista, ad invitare gli italiani a partire per le coste albanesi per attuare importanti opere pubbliche, tra cui l'aeroporto di Tirana ad esempio, ad oggi unico scalo del paese. Sempre durante il ventennio, vennero stimolate le ricerche archeologiche, in particolare nei centri di Apollonia, Butrinto, oggi visite obbligate per chi si sposta verso sud. L'occupazione italiana durerà sino al 1944, quando prenderà il potere il partito comunista, fautore dello lotta di liberazione.
Nel 1946 fu proclamata la Repubblica Popolare di Albania con a capo un giovanissimo Enver Hoxha, che deterrà il potere per ben 40 anni ininterrottamente, si tratterà di uno dei regimi più assoluti e longevi nella storia del XX secolo. Hoxha dapprima si ‘affilierà’ alla Jugoslavia di Tito, in un secondo tempo all'Unione Sovietica, successivamente alla Cina, per perorare poi una politica di auto isolamento, possibile solo con l'istillazione nel suo popolo della ‘sindrome di isolamento’. Simbolo di questo terrore per una possibile invasione sono i duecento mila bunker costruiti su tutto il territorio nazionale, la maggior parte dei quali ancora visibili. L'obiettivo ufficiale era quello di costruire rifugi, necessari in caso di un'invasione esterna, il reale scopo era quello di terrorizzare la popolazione e mantenere il potere. Vicino al mare, in montagna, tutta la nazione è punteggiata da queste costruzioni, grandi e piccole.
Alla periferia di Tirana uno dei pochi giganteschi bunker antiatomici è diventato un museo, il Bunk'art 1, si tratta di un edificio blindatissimo di 106 stanze, tra cui quella di Hoxha dove è possibile vedere il suo ufficio personale, le attrezzature, le armi fornite dalla Cina, ma anche foto storiche della storia moderna del paese. La fine dell'era comunista è arrivata con lo smembramento dell'Unione Sovietica nel 1991, quando l'Albania ha avviato un nuovo corso, in massa gli albanesi hanno lasciato il paese, giungendo in Italia e nei paesi limitrofi, vivide sono le immagini di navi stracolme di profughi approdate nei porti del Bari e Brindisi. Lentamente il paese sta trovando i suoi equilibri e visitarlo lascia una sensazione di estrema vicinanza e lontananza. La prossimità è fisica e sentimentale, la distanza dipende invece dai nostri differenti trascorsi, ed è evidente come l'Albania arranchi in cerca di uno sviluppo equilibrato. A maggioranza musulmana, per il 67%, presenta un'estrema tolleranza religiosa, nel nord selvaggio del paese, dove le strade sono ancora impervie, la popolazione è rimasta cattolica, lì non sono arrivati neanche i turchi.
Tirana è una capitale segnata dall'edilizia comunista, le costruzioni di quegli anni sono basse, di mattoni, a differenza dei casermoni di altre periferie, perchè i laterizi erano tenuti insieme con la sabbia e non avrebbero retto oltre i quattro piani. Passeggiare nella grandissima piazza Skanderbeg, rappresenta però un vero e proprio viaggio nella storia dell'intero paese, qui si affacciano infatti la Moschea di Et'hem Bey, uno dei principali e meglio conservati edifici islamici del paese, il Museo Storico Nazionale che, con il suo grande mosaico, è un eccellente esempio di arte realista socialista, ma anche il Palazzo della Cultura e l'Hotel Tirana, lo zampino fascista è rilevabile invece nel palazzo del Municipio e nella Banca Nazionale. E sapete, sempre all'insegna della vicinanza, chi è stato chiamato a disegnare il nuovo piano regolatore della capitale 2030? Il milanese Stefano Boeri. Vedremo come lo realizzerà, per il momento visitare questo spazio immenso al tramonto, con l'effetto bagnato creato dalle feritoie situate in punti strategici del selciato, crea un senso di incantevole vertigine.
Le strade in Albania non permettono spostamenti rapidi, quindi una volta arrivati a Tirana bisogna scegliere: il mare al sud o i monti al nord.
Io ho scelto il nord. In direzione di Scutari si trova la città di Kruja, tra le destinazioni più amate dai turisti e dagli albanesi emigrati, è situata su una collina dal panorama meraviglioso, su di un promontorio non distante dal centro si trova il tempio più antico di cultura bektashi del paese, la cui sede internazionale è a Tirana. I bektashi sono una confraternita islamica sufita di origine ottomana, bandita però dall'Impero turco. In diverse zone dell'Albania è possibile trovare templi di questo culto diffuso soprattutto nei Balcani e in Anatolia. Prima di arrivare a Scutari - sede tra l'altro del Museo della Fotografia di Pietro Marubi, capostipite della famiglia di fotografi italo albanesi che operarono in città dalla metà dell'Ottocento, contribuendo in modo determinante allo sviluppo dell'arte fotografica - si trova una deliziosa zona lagunare, dove, nei numerosissimi ristoranti di pesce si radunano le famiglie albanesi per il pranzo della domenica.
Se la viabilità nel centro sud del paese è ridotta, nelle zone del nord è a dir poco ostica. Per raggiungere i parchi naturali situati al confine con il Kosovo, occorrono diverse ore d'auto, ma ne vale davvero la pena. Il metodo più suggestivo per raggiungere la località di Valbona resta il traghetto con il quale dalla diga di Koman, costruita in epoca comunista, si naviga sul fiordo del Lago omonimo. Il trasbordo dura circa tre ore, ma trascorrono velocemente perchè il paesaggio lacustre dalle pareti a picco sul bacino, la vegetazione lussureggiante, non consentono la noia, per di più l'imbarcazione, che si muove pigra sull'acqua, è animata da una variegata umanità autoctona e da chiassosa musica balcanica. Da Valbona in poi il mezzo migliore da utilizzare sono le proprie gambe, un vero paradiso per gli amanti del trekking. Un'escursione per chi ha gambe buone è quella che porta da Valbona a Theth, proprio nel cuore del parco naturale di Thethi.
Si tratta di centri di poche case, dove è possibile pernottare in guesthouse dalla sistemazione spartana. Qui il tempo sembra essersi magicamente fermato, si mangia quello che una terra aspra e una natura incontaminata riescono ad offrire: frutta, verdura, insalata, yogurt e formaggio fatto in casa, carne di capra e pecora. E' possibile vedere donne che portano al pascolo capre mentre filano la lana. In queste zone vigono ancora le leggi consuetudinarie dei kanun e la besa, fondata sulla parola data che pare abbiano regolato e redimano tuttora le faide, le vendette e i ritmi delle genti di queste montagne. Tracce di questo approccio medievale al conflitto sono alcune case-torre dove venivano, e forse vengono, rinchiusi e spesso inchiodati coloro che si erano macchiati di un reato di sangue.
Svegliarsi all'alba e ammirare il sole che sorge sulle vette, raggiungere a piedi lo splendido canyon e le cascate di Grunasi, o l'Occhio blu della sorgente carsica di Nderlysaj percorrendo alcuni degli impervi sentieri da poco tracciati da alcune ong locali ed internazionali è un'esperienza davvero unica. Nonostante i tentativi di rendere turisticamente più appetibili queste destinazioni, siamo lontanissimi dalla concezione occidentale di accoglienza, ma è proprio questo approccio alla vita semplice, naturale a rendere questi luoghi estremamente affascinanti.
(testo e foto di Sara Rossi)
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Dichiarata dall’Unesco “Patrimonio immateriale culturale dell’Umanità”, la gastronomia francese rappresenta un valore unico, una tradizione preziosa e un’eredità innovativa in continuo divenire e ogni regione del Paese è uno scrigno di sapori.
Dal 22 al 24 settembre, tutto il Paese festeggia le tradizioni culinarie delle sue regioni con la settima edizione della Fête de la Gastronomie, occasione per incentivare condivisione e socialità.
L’evento, infatti, rappresenta una festosa opportunità per riunire grande pubblico e professionisti del settore intorno alla celebrazione di questo gustoso elemento di identità nazionale, portavoce del patrimonio culturale comune ma anche terreno fertile per contaminazioni virtuose.
L’obiettivo è dare risalto alla gastronomia in tutte le sue molteplici forme - con l’aiuto di coloro che lavorano nel settore, le loro competenze e i loro prodotti - e invitare gli altri a godere dei tesori della cucina francese con tutti e cinque i sensi.
Tra gli appuntamenti previsti a Parigi, i più golosi dovranno mettere senza dubbio in agenda Les Chocolatiers Confiseurs fêtent la Gastronomie, manifestazione in due atti promossa dalla Confédération des Chocolatiers et Confiseurs de France, organizzazione professionale della filiera del cacao. Venerdì 22 settembre, presso il Municipio del 9° Arrondissement, si terrà l’evento Fondez de plaisir! Au coeur du chocolat à la Mairie du 9ème: per tutto il giorno i visitatori potranno perdersi in un dolce percorso alla scoperta dei profumi e dei sapori di differenti tipi di cacao, con fontane da cui sgorgheranno deliziose cascate di cioccolato.
L’iniziativa sarà realizzata in collaborazione con le scuole del quartiere, il Centre d’Action Sociale del Comune di Parigi, l’École des Métiers de la Table e il progetto Too Good To Go. A metà pomeriggio si terrà anche la conferenza Le Plaisir et le Chocolat condotta dal saggista e romanziere Pascal Bruckner. In serata verrà poi proiettato il film di Jean-Pierre Améris “Les Émotifs Anonymes”, che narra la storia d’amore tra Angélique Delange, tormentata maestra cioccolataia, e Jean-René, proprietario di una piccola fabbrica di cioccolato, in un susseguirsi di incontri e fughe nella comune e viscerale passione per il cibo degli dei.
Ma non solo dolcezze: sempre a Parigi, venerdì 22 settembre, con Tous autour du poisson, il ristorante di Miss Lunch - cuoca e visual artist creatrice del concept Lunch in the Loft - proporrà invece La câpre de Pantelleria, un menù tematico che strizza l’occhio alla cucina italiana e all’isola tanto amata dalla padrona di casa: al numero 3 di rue Vollon, il cappero verde sarà assoluto protagonista dei tre giorni di festa. (Parigi, Les Halles nella foto On the Road)
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Il turismo in Slovenia continua a crescere: nei primi cinque mesi del 2017 il Paese ha registrato un incremento degli arrivi dall’Italia del 7,58%, risultato che va a confermare quello italiano quale mercato turistico di riferimento per arrivi e pernottamenti. Particolarmente in crescita nell’ultimo periodo è il settore MICE, che rappresenta sempre più una nicchia importante per il settore turistico sloveno, non solo a livello strategico ma anche in termini di ricavi. La strategia seguita dall’Ente Sloveno per il Turismo e dallo Slovenian Convention Bureau mira a presentare la Slovenia quale destinazione verde e attiva, dall'ospitalità e dall’offerta interessante per il turismo business, sottolineando come, grazie alla straordinaria varietà del piccolo territorio, i meeting planners possano qui creare programmi diversificati in una singola destinazione. "Il segmento MICE rappresenta una delle priorità tra i prodotti da sviluppare ulteriormente nei prossimi anni, che puntiamo a far crescere intensificando la nostra collaborazione con lo Slovenian Convention Bureau – afferma Aljoša Ota, Direttore dell’Ente Sloveno per il Turismo in Italia – è questo il segmento di mercato con il più alto valore aggiunto, segmento in cui la Slovenia vuole posizionarsi tra le prime destinazioni che offrono tutta una serie di servizi collaterali di alto livello, per una vera esperienza di business e leisure a contatto con la natura”.
Oltre alla capitale Lubiana, che si distingue per l’anima culturale ed eco-sostenibile, nella località costiera di Portorose, ad esempio, gli alberghi dispongono di servizi termali e wellness di qualità, dove l’immediata vicinanza dell’Adriatico e la sua benefica influenza, hanno permesso lo sviluppo di un approccio basato sull'uso di diversi elementi marini come l’acqua ed il sale, il fango e le alghe. Un po’ più a nord, ai piedi delle Alpi Giulie, sorge invece Kranjska Gora, la piccola città slovena circondata da alte montagne nei pressi del Parco Nazionale del Triglav, nota per la Coppa del Mondo di sci alpino, dove è possibile organizzare incontri d’affari in combinazione con diverse attività nella natura. Il borgo antico di Maribor, poi, con le antiche gallerie del sottosuolo che accolgono la cantina storica della città e Stara Trta, la più vecchia vite del mondo, è l’ideale per chi non vuole rinunciare a conoscere l’aspetto eno-gastronomico del paese. Se si volesse, infine, chiudere un viaggio d’affari con un bello Swing, il Golf Club di Lipica, la più antica scuderia europea, si trova sul Carso sloveno, a soli 15 km da Trieste.
La Slovenia sta registrando una crescita di incontri ed eventi, nonché gruppi incentive provenienti dall'Italia, tanto che le strutture dell’intero territorio si stanno rinnovando e adeguando ai più elevati standard, per soddisfare anche i clienti più esigenti.
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Per celebrare il ventesimo anniversario del primo libro di Harry Potter, Hotels.com™ ha dato un’occhiata alle ambientazioni più simboliche dei film e dei romanzi, mostrando i posti migliori per rivivere la magia e avventurarsi in un magico tour del Regno Unito.
Da Diagon Alley alla capanna di Hagrid, per addentrarsi nei set del mondo incantato e seguire le orme di Harry, Ron ed Hermione.
1. Diagon Alley
Il primo tour che qualsiasi mago in erba deve assolutamente fare è per le strade lastricate di Diagon Alley, ovvero il mercato londinese di Leadenhall a Londra. Aggirandoti tra la frenesia e il trambusto che lo anima, va’ dritto da Ollivanders a prendere un indispensabile strumento magico. Non perderti l’ingresso segreto per il Paiolo Magico! Nella realtà nel Bull’s Head Passage c’è un ottico.
Va’ appena dietro l’angolo da Threadneedles, Autograph Collection by Marriott, London, e sarai a un passo dalla Polvere Volante della Banca Gringott (Australia House, Strand).
2. Binario 9 ¾
Adesso che hai tutto il necessario per l’anno che ti attende e hai riempito la tua borsa coi libri comprati al Ghirigoro, è tempo di salire sull’Hogwarts Express. Vai a Kings Cross St Pancras, tra i binari per Babbani 9 e 10, e dritto attraverso la parete fino al binario 9 ¾ - è bene essere veloci però perché c’è solo un treno e non vorrai mica perderlo!
Attraversa le porte del St. Pancras Renaissance Hotel London e ti ritroverai a camminare dritto all’interno del film, in quanto l’ingresso della stazione è stato girato proprio qui. All’interno della stazione c’è il binario 9¾ dove puoi testare la tua abilità nello spingere un trolley.
3. Hogsmeade
Fiu! Era abbastanza stretto ma ce l’hai fatta a prendere il treno e a raggiungere la stazione di Hogsmead. Adesso però hai un po’ di nausea, dopo aver mangiato qualche Cioccorana e Gelatine Tutti i Gusti Più Uno di troppo dal carrello di Mielandia.
Alla stazione di Goathland, vicino Whitby, sarà come essere sul binario della stazione di Hogsmeade prima di andare al Lago Nero e prendere la barca per Hogwarts.
4. Hogwarts
Scendendo dalla barca potrai ammirare le imponenti guglie del castello di Hogwarts. La tua prossima emozionante avventura si nasconde nel profondo delle sue mura…
La Cattedrale di Durham è stata il set di Hogwarts in Harry Potter e la Pietra Filosofale e in Harry Potter e la Camera dei Segreti. Sono incluse le scene della liberazione di Edvige nel primo film e della trasformazione degli studenti in animali dentro i calici d’acqua nel secondo.
5. Christ Church, Oxford (The Great Hall)
Ora è il momento più importante per la tua carriera a Hogwarts e non dipende da te ma dal Cappello Parlante che è posto sulla tua testa e valuta la tua indole. Sei un coraggioso Grifondoro, un fedele Tassorosso, un saggio Corvonero o un intelligente Serpeverde?
Esplora la magnifica Grande Sala nei bellissimi dintorni della Christ Church College a Oxford. Una volta sistemato nella tua casa, hai tempo per esplorare il resto di Hogwarts. Fai un viaggio al New College per vedere dove sono state girate le scene del chiostro
6. Lezione di Pozioni
Guardando il tuo orario ti rendi conto che la prossima ora è Lezione di Pozioni e sai che con il professor Piton non conviene essere in ritardo. Mentre vai via di corsa dalla classe professor Raptor, origli gli studenti che stano parlando di uno Specchio delle Brame nascosto da qualche parte nell'edificio.
Molte delle scene in aula del film si sono svolte nell'Abbazia di Lacock a Chippenham, compreso il momento in cui Harry scopre il famoso Specchio delle Brame nel primo film. Esplorando il resto del villaggio di Lacock, troverete che altri luoghi sono stati filmati tra cui la casa di Potter e Budleigh Babberton in cui si trova il professor Lumacorno - semplicemente non sedetevi su nessuna delle poltrone!
7. Il bagno di Mirtilla Malcontenta
Mentre vai verso la prossima lezione, si sente qualcosa come una ragazza che piange - deve essere la ragazza che Piton ha appena sgridato, coì vai a vedere se sta bene. Con tua sorpresa ti trovi in un bagno, e appena ti rendi conto, Mirtilla Malcontenta salta fuori e ti spaventa. Non sei in grado di ripercorrere velocemente il tuo galateo dei fantasmi ma sei abbastanza sicuro che non sia giusto attraversarne uno!
Guarda il set del bagno di Mirtilla Malcontenta nella Cattedrale di Gloucester, insieme all'entrata della sala comune dei Grifondoro e della sala con il messaggio macchiato di sangue.
8. La capanna di Hagrid
Dopo quella che sembra una giornata impossibile piena di cappelli parlanti, fantasmi e insegnanti che si trasformano, è sicuramente il momento di scendere alla capanna di Hagrid per una indispensabile tazza di tè. Le scene della capanna di Hagrid sono state girate nella splendida cornice di Glencoe che si trova nel nord-ovest della Scozia e si affaccia sul fiume Coe.
9. La Tana
Dopo il tuo primo quadrimestre a Hogwarts, hai appena imparato a controllare il mondo magico, comprese le scale mobili, ma sei pronto per le vacanze. Fortunatamente il tuo amico Ron chiede se vuoi trascorrere le vacanze con la sua famiglia alla tana! Le scene filmate alla Tana si sono svolte a Devon, appena fuori dall'idilliaco villaggio di Ottery St Mary.
E poi finalmente per tutti i Babbani che vogliono festeggiare l'anniversario di Harry Potter, Llety Cynin nel Galles del Sud è il posto dove andare, in quanto è stato trasformato in un paradiso magico in cui si viene classificati all’arrivo in Grifondoro, Serpeverde, Tassorosso o Corvonero e dove si può godere un vero Tè di Mago servito in gabbie di gufo.
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Turismofobia è una parola nuova di zecca, che non abbisogna di grandi spegazioni: esprime lo stato d’animo di chi vive in una città di grande interesse turistico e non ne può più. Per i cambiamenti che i periodi di grande afflusso inevitabilmente generano nelle sue abitudini quotidiane, per il surplus di folla, di rifiuti, di traffico. Per le mutazioni che vanno a interessare particolari delle zone della città, con la sovrabbondanza di esercizi che ai residenti abituali poco servono, con il vicinato che diventa precario, con lo snaturamento del mercato degli affitti, senza contare i problemi di ordine pubblico, in qualche modo legati alla massiccia presenza di venditori abusivi e speriamo non ad altro.
Poi ci sono, se vogliamo, questioni più sottili: che ci stanno a fare legioni di backpackers, mangiatori di hamburger, abituati a sedersi dove capita, in città che custodiscono religiosamente tesori artistici che il mondo invidia e difendono coi denti la loro particolarità e il loro stile?
E’ certamente il caso di Barcellona, dove le proteste per la congestione delle spiagge affollate da fugaci ombre forestiere si sposano con le tensioni per un referendum sull’indipendenza che si vorrebbe anche fare, ma pare dividere la città più di quanto si pensasse. Ma, secondo uno studio di ‘Indipendent’, interessa città diversissime come Arlimgton, Amsterdam, Santorini, Lisbona. Noi stessi abbiamo il macro-esempio di Venezia, incerta se farsi allagare dall’Adriatico o affondare da sola per il peso fisico dei turisti. O di Firenze dove un gruppo di anime gentili ha dato vita a un gruppo whatsapp che invita i visitatori a “fare i bravi”.
E’ un aspetto del famoso ‘turismo sostenibile’, facile da definire quando si tratta di difendere la tartaruga ‘Caretta-Caretta’, ma più arduo da praticare quando si tratta di grandi aree urbane.
Tanto per restare comunque alla questione, da quel che ho capito, turismofobia è un termine che con Barcellona non c’entra molto (anche se manterrà la bandiera di averlo lanciato) perchè la città è quella di sempre, accogliente, movimentata e meritevole di una lunga sosta. Da un’indagine di ‘La Vanguardia’, appare chiaramente che il disagio (o addirittura la repulsione) rimane confnato in una minoranza che raggiungerebbe il 7% della popolazione, mentre il 14% vorrebbe meno turisti, contro il 76% degli abitanti che ritiene che il turismo sia un ottima cosa per Barcellona. Dove del resto è un settore che contribuisce al 15% del PIL e occupa il 9% della forza lavoro.
Registriamo quindi la novità del termine e passiamo a fare un giro in città.
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Affacciata sul Mar Baltico e ricca di parchi, fiumi, laghi e riserve naturali, con pianure e colline dolci, la Lituania è un terreno ideale per il cicloturismo. Ecco cinque itinerari possibili in bicicletta tra coste, parchi, paludi e campi, per scoprire villaggi tradizionali e scenari naturali.
Da Alytus a Varena
Un percorso ciclabile, lungo una linea ferroviaria dismessa, connette le città di Alytus a Varėna, nel sud della Lituania. Prima tappa il White Rose Bridge, lungo 240 m e alto 40 m, attraversa il fiume Nemunas ed è il più alto ponte ciclabile del Paese. Da qui si segue la tratta dell’ex linea ferroviaria Alytus-Poteronys-Pavartėnai-Bukaučiškės-Artilerija-Varėna. Il percorso, circa 60 km, tra il paesaggio lituano, permette di ammirare antiche strutture e tunnel dell'antica ferrovia.
Lago Plateliai
Il Parco Nazionale della Samogizia, ricco di laghi, offre diversi percorsi da scoprire su due ruote. La ciclabile di Šeirė (circa 4 km) attraversa la palude di Gaudupis dove la leggenda lituana vuole si nasconda il diavoletto di legno di Piktežeris. Da qui si prende la ciclovia circolare di 24 km che porta fino al lago di Plateliai, il maggiore della regione di Samogizia, e tocca i principali punti di interesse della zona: il Museo della Guerra Fredda, il villaggio di Beržoras, la fonte del fiume Babrungas e la riserva naturale Plokštinė.
Parco di Grazuté
Nel Parco Regionale di Gražutė (distretto di Zarasai) ci sono oltre 100 km di ciclovie. Il percorso ad anello più lungo, 45 km, attraversa i principali punti di interesse del parco: il lago Šventas, il bacino artificiale Luodis con le sue 50 isole e l’Antalieptė Reservoir. S'incontrano la più alta chiesa di pietra lituana, mulini ad acqua e antichi cimiteri ebraici e tartari. Un secondo anello più breve (37 km) corre lungo i laghi Apiritis, Ilžikis, Asavėlis, Asavas, Tūmiškis e Samavas. Una tappa consigliata è tra le arnie dell’apiario nel villaggio di Pagrundai, dove si gusta ottimo miele, un prodotto tipico della Lituania. Nel parco ci sono campeggi con spazi tenda e bungalow.
Penisola Curlandese
Riserva Naturale e sito Unesco, la Penisola Curlandese è una lingua di sabbia che corre tra mare e laguna. Offre scenari spettacolari tra lunghe spiagge, pinete, impettite dune e villaggi di pescatori con case colorate di legno. Partendo da Klaipeda, la principale città della costa baltica, con una breve tratta in traghetto si raggiunge la penisola, percorsa in tutta la sua lunghezza da un tracciato ciclabile di 52 km che porta fino al villaggio di Nida. Tappe consigliate: la Collina delle Streghe con sculture di legno ispirate a locali favole e leggende silvestri, le dune di Parnidis e quelle di Nagliai affacciate sulla laguna, la casa di Thomas Mann che scelse questo luogo per le sue vacanze, e la colonia di cormorani con centinaia di esemplari che nidificano sulla pineta all’inizio dell’estate.
Trakai
Diverse piste ciclabili partono dal centro di Trakai, la capitale medievale della Lituania, famosa per il castello rosso che si specchia nelle acque del lago Galve. Una ciclovia di 14 km: è nota come il sentiero di Vytautas il Grande, il granduca di Lituania considerato ancora oggi un eroe nazionale. Il percorso, costeggiato da statue di legno che testimoniano alcuni dei momenti più significativi della vita di Vytautas, porta al suo luogo natio.
Affacciata sul Mar Baltico e ricca di parchi, fiumi, laghi e riserve naturali, con pianure e colline dolci, la Lituania è un terreno ideale per il cicloturismo. Di seguito cinque itinerari possibili in bicicletta tra coste, parchi, paludi e campi, per scoprire villaggi tradizionali e scenari naturali.
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Il The Hague Bike Tours è una nuova proposta di itinerario ciclabile tra le vie de L’Aia in compagnia della guida turistica più giovane d’Olanda. Brent Meelhuysen, giovane imprenditore tredicenne, organizza infatti tour di tre ore ogni sabato e domenica mattina alla scoperta della sua città natale. Con lui si scoprono tutte le bellezze de L’Aia, come il Palazzo Noordeinde, il Vredespaleis (il palazzo della Pace) e la spiaggia di Scheveningen, oltre a diversi luoghi e cortili nascosti e poco conosciuti dai turisti.
L’Aja nel passato e nel presente
Lungo l’itinerario, Brent fornisce con originalità ed entusiasmo tutte le informazioni necessarie per conoscere a fondo la città, condividendo anche le sue esperienze personali. Dopo un tour con lui avrete una prospettiva totalmente diversa dell’unica grande città olandese con la spiaggia!
Informazioni
I tour iniziano alle 10.00 del mattino e durano dalle due ore e mezza alle tre ore. Il sabato si tengono principalmente in lingua olandese, mentre la domenica in lingua inglese, per gruppi composti al massimo da tredici persone. I partecipanti non avranno soltanto il piacere di aggirarsi con Brent per L’Aia, ma avranno a disposizione anche una bicicletta, oltre ad essere omaggiati di un drink e un dolce durante la pausa presso la più antica pasticceria della città. Gli itinerari guidati sono previsti ogni weekend, ma è consigliabile controllare la disponibilità sul sito di The Hague bike Tours:
https://denhaag.com/en/event/64449/the-hague-bike-tours
http://www.thehaguebiketours.nl/?lang=en
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La rinomata località balneare di Scheveningen, vicinissima a l’Aia, ha recentemente inaugurato una nuova attrazione dal nome “Zipline”. Salendo sulla torre del molo “Bungy Tower”, alta 55 metri e collegata tramite un cavo di acciaio al molo di Scheveningen, si percorrono 350 metri lungo il cavo “Zipline” ad una velocità che va dai 60 agli 80 km all’ora per poi raggiungere il molo di Scheveningen. Con questo percorso da brivido il divertimento è assicurato.
La Zipline è adatta a persone di ogni età, grazie all’imbragatura altamente specializzata. L’unico limite che hanno posto è quello di essere alti almeno 1 metro.
Si può provare questa emozione da soli o in coppia: seguendo i due cavi paralleli è infatti possibile vivere questa esperienza insieme.
Dalla torre Bungy si può anche fare Bungy Jumping direttamente sul mare, da un’altezza di 60 metri si salta individualmente o in coppia.
In primavera la torre è aperta durante i fine settimana e i giorni di festa dalle 11 alle 22, mentre durante i mesi estivi la Zipline è aperta tutti i giorni con gli stessi orari.
http://zipholland.nl
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Il Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso, all’unanimità, di dedicare la campagna di studio, cura e divulgazione della XXVIII edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino al Jardín de Cactus di Lanzarote, parte di una speciale costellazione di cave e crateri coltivati dell’isola che costituisce una testimonianza esemplare di un fertile equilibrio tra natura e cultura.
Lanzarote, la prima isola dell’arcipelago canario che si incontra arrivando dall’Europa, a soli 130 chilometri dal continente africano, sorprende per le grandi distese di lava che occupano un quarto di una superficie di 846 chilometri quadrati e con un’estensione longitudinale di appena 58 chilometri. Su un suolo di scarsa pendenza, l’avanzata lenta e la forma espansa di questo manto di lava, in tempi recenti, a più riprese, ha lasciato dietro di sé un mondo privo di vita, che ha visto emergere venticinque nuovi vulcani.
Investita da numerose eruzioni vulcaniche - la più recente, durata sei anni consecutivi, nel XVIII secolo - l’isola ha saputo più volte ripartire da zero, e cogliere in condizioni di vita estreme - la natura povera del suolo, i venti incessanti, l’assenza di acqua - i motivi
di una sua rigenerazione e gli strumenti per un legame consapevole con il proprio ambiente. L’estensione e la qualità delle sue coltivazioni, in particolare quella della vite, testimoniano oggi questo carattere e questa attitudine a convivere in modo inventivo con un territorio apparentemente inospitale. Un’attitudine che si è espressa anche attraverso sguardi estetici e politiche culturali di grande interesse.
In particolare, nel XX secolo, un artista e abitante dell’isola, César Manrique (1919-1992), ha saputo riconoscere il valore dei propri luoghi e mettere in atto strumenti e pratiche tali da sviluppare una coscienza sociale e politica di un ambiente sino ad allora considerato povero e privo di attrattività. Il contributo di questo artista militante che, a partire dagli anni sessanta, si batte contro lo sfruttamento turistico dell’isola, proponendone un modello alternativo, ci mette di fronte alle questioni irrisolte nel rapporto tra conservazione e trasformazione nel campo del paesaggio. Manrique ha mostrato con il proprio lavoro una possibile strada, costruendo luoghi come il Jardín de Cactus, che nel loro insieme si presentano come il manifesto di un diverso modo di vivere nell’isola e di riconoscerne, con occhi nuovi, la bellezza.
Inaugurato il 17 marzo 1990 nella località di Guatiza, e immerso nel mosaico delle coltivazioni di ficodindia (Opuntia ficus-indica), il Jardín de Cactus si è insediato in una cava di picón (lapilli vulcanici, che nell’isola si usano in agricoltura) abbandonata e poi ridotta a discarica. Al suo interno, un sistema concentrico di terrazzamenti e ambienti che si inseriscono nelle pareti della cava ospita oggi una spettacolare collezione di succulente che diventano, in questo contesto, il punto di contatto dell’isola con altri ambiti geografici e colturali, in particolare con il continente americano. Un progetto che contemporaneamente prosegue, assumendo forme inaspettate e fantasiose, il lavoro di trasformazione delle pieghe e delle cavità del suolo dell’isola, con le modalità di sempre: elevare terrazzamenti, distendere superfici di cenere vulcanica, inventare forme di protezione dal vento.
La sensibilità estetica di Manrique si manifesta qui, in modo particolare, in termini di lavoro di squadra, trasmissione collettiva di sapere, indirizzo di pratiche e capacità manuali animate più che da un sentimento nostalgico o ideologico di riproposizione di paesaggi tradizionali, da un desiderio di lasciare il segno del proprio tempo, compreso il piacere del gioco e di uno sguardo divertito sul mondo. Il giardino dei cactus raccoglie in sintesi, e in uno spazio ristretto, tutti i caratteri di una storia - la cultura del paesaggio di Lanzarote - che qui invita a proseguirne e rinnovarne i caratteri.
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Dal 26 marzo il villaggio di Boxmeer, nel Brabant, provincia in cui Vincent van Gogh nacque e trascorse gran parte della sua vita, ha una fedele riproduzione del celebre dipinto di Van Gogh “La camera di Vincent ad Arles”. Si tratta di una stanza all’interno dell’hotel Richie di Boxmeer trasformata in una copia esatta del dipinto della camera di Van Gogh ad Arles. Dopo il successo della "Camera" che l'Art Institute di Chicago ha ricostruito nel 2016 e della versione itinerante della stanza realizzata dall'artista olandese Cornel Bierens già nel 1989, da oggi ne esiste anche un'interpretazione permanente, dove è addirittura possibile dormire!
Dopo aver scoperto che il famoso letto di Vincent van Gogh era stato portato a Boxmeer al termine della seconda guerra mondiale, a fine 2016 sono iniziate le ricerche del giaciglio originale del maestro. Il fatto che ancora non sia stato trovato non ha impedito al proprietario dell'Hotel Richie di dedicare un'originale ode a uno degli artisti più celebri al mondo, trasformando una delle stanze dell'albergo in una copia esatta del dipinto di Van Gogh del 1888, con gli stessi colori e gli stessi quadri alle pareti. Naturalmente senza dimenticare sedia e comodino!
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“Eurowings goes Bayern“: venerdì 31 marzo alle 6.30 è partito da Monaco alla volta di Edinburgo il primo Airbus di Eurowings basato a Monaco. Si tratta di uno dei quattro aeromobili coi quali Eurowings, la compagnia low-cost del Gruppo Lufthansa, servirà d’ora in avanti i collegamenti con gli “Hot Spots“ di tutta Europa. Il lancio di Monaco è il passo più importante effettuato fino ad oggi nell’espansione di Eurowings. Prima d’ora la compagnia non era mai partita con quattro aeromobili contemporaneamente da una nuova base.
La base nella capitale della Baviera è «un perfetto passo avanti» ha commentato Karl Ulrich Garnadt, CDA di Lufthansa e CEO di Eurowings: «Monaco ha l’aeroporto migliore d’Europa, dai molteplici aspetti d’eccellenza.»
Eurowings ha attualmente 33 Airbus in wetlease da Air Berlin completi d’equipaggio. «Questo accordo di wetlease consente a Eurowings di operare 23.000 voli in più all’anno trasportando ulteriori tre milioni di passeggeri» ha detto Garnadt. 500.000 passeggeri all’anno beneficeranno delle nuove offerte Eurowings da Monaco.
L’apertura quest‘anno di una seconda nuova base dopo Salisburgo è un passo ulteriore anche sotto un altro punto di vista: fino ad oggi a Monaco hanno operato le stesse compagnie aeree che operano da Francoforte, il più grande hub tedesco. Con l’arrivo di Eurowings all’aeroporto di Monaco aumenterà sensibilmente la quota di traffico low-cost, in forte crescita.
La risonanza della nuova offerta in Baviera è stata chiara per Eurowings fin dall’apertura delle vendite lo scorso dicembre: le prenotazioni sulle rotte da/per Monaco hanno superato di gran lunga le aspettative della compagnia.
«Per Pasqua i voli sono praticamente al completo e per l’estate, chi vuole comprare a costi competitivi, deve affrettarsi» dice Garnadt.
Questo sottolinea quanto sia importante la rete di collegamenti a disposizione di una regione economicamente molto forte e dei suoi abitanti. Mentre Lufthansa ha concentrato negli anni la propria offerta su destinazioni business, Eurowings ha lanciato dall’aeroporto Erdinger Moos di Monaco soprattutto mete estive nel sud dell’Europa, oltre alle grandi città.
L’eccezionale domanda da parte dei viaggiatori ha incoraggiato Eurowings a programmare lo stazionamento di altri due Airbus all’aeroporto di Monaco. Con sei aeromobili e la relativa espansione delle rotte da Monaco, Eurowings si candida a diventare per i monacensi la prima scelta fra le compagnie aree a più alta vocazione turistica.
A Monaco Eurowings decolla, come Lufthansa, dal Terminal 2 che è stato recentemente nominato “miglior terminal al mondo” da Skytrax London Institute. Al terminal è presente un check-in dedicato ai passeggeri della low-cost di qualità.
Tra le nuove rotte offerte da Eurowings da Monaco di Baviera ci sono numerose destinazioni leisure e business. Le nuove rotte possono sono già disponibili sia sul sito internet che sull’app Eurowings.
www.eurowings.com
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La primavera è il momento ideale per concedersi un break e vivere a pieno le zone turistiche che compongono il Salisburghese. Con lo scaldarsi dei raggi del sole, le giornate che si allungano e i pittoreschi paesaggi che incorniciano le strutture dedicate alla cura del corpo e della mente, è impossibile non cedere alle tentazioni di uniche esperienze all’insegna del relax. Per tutte queste ragioni il Land è conosciuto anche come il paradiso del benessere grazie alle numerose sorgenti naturali, le saune all’aperto e l’abbondanza di acque cristalline dalle proprietà curative. Sono centinaia, infatti, le strutture alberghiere del Salisburghese che si dedicano al benessere dei propri ospiti, coccolandoli in alcune tra le più prestigiose aree termali alpine d’Europa.
L’offerta wellness nel Land è, infatti, ampia, molto variegata e ancor più ricca di proposte grazie alle strutture presenti nella Valle di Gastein. La zona turistica, circondata dalle cime del Parco Nazionale Alti Tauri, è rinomata per le sue acque termali. Nello specifico le Felsentherme di Bad Gastein chiamate anche le "terme rocciose" perché scavate nella roccia, sono l’ideale per lasciarsi alle spalle la quotidianità.
Nella zona turistica della Valle di Gastein un’assoluta novità è attesa da tutti gli amanti del benessere. La purezza dell’acqua della zona turistica e la bellezza della natura si uniranno per dare vita a una delle opere artificiali dedicate al wellness più spettacolari di sempre. Durante il mese di luglio verranno, infatti, inaugurati due grandi laghi termali di 1.300 e 370 metri quadrati che consentiranno di vivere delle esperienze uniche all’aria aperta in una delle cornici naturalistiche più suggestive d’Austria.
Benessere e modernità trovano ampio spazio anche nei centri termali Tauern Spa Kaprun, Terme Amadé, Aqua Salza e Bad Vigaun che, uniti alle proposte dei centri di Gastein, costituiscono il SalzburgerTermenland, uno dei paradisi del benessere più esclusivi d’Europa. La grande offerta wellness del Land si contraddistingue da sempre per disporre di vere oasi di piacere immerse tra scorci panoramici mozzafiato delle cime montuose che contribuiscono ad assicurare puro relax per il corpo e per l’anima.
Nel Salisburghese anche la natura si rivela un ingrediente fondamentale per assicurare indimenticabili esperienze extrasensoriali. A tal proposito il Lungau, con il suo motto dedicato alla tranquillità e alla qualità della vita, è la perfetta cornice dove concedersi una vacanza all’insegna dei ritmi rilassati, lasciandosi alle spalle il caos cittadino. La zona turistica è, infatti, un angolo del Salisburghese genuino e incontaminato, ricco di musei, santuari e castelli. Nei 15 paesi che compongono questo territorio si coltivano originali usanze popolari e feste tradizionali, in una delle più incantevoli atmosfere.
Tra le montagne sono incastonati circa 60 laghetti alpini che rendono il paesaggio ancora più suggestivo.
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Mancano ormai pochi giorni alla riapertura del parco Keukenhof. Il 23 marzo, dopo aver accolto lo scorso anno più di 1 milione di visitatori da tutto il mondo, ha inizio la sessantasettesima edizione.
Fino al 21 maggio, la più grande esposizione di fiori da bulbo al mondo riapre le sue porte con il tema del “Design Olandese” a Lisse.
Il Keukenhof è il luogo ideale per ammirare la fioritura di milioni di tulipani, narcisi, giacinti ed altri fiori da bulbo. La visita del Keukenhof è un’occasione unica per passare una giornata indimenticabile e assicura ai visitatori l’opportunità di scattare delle fotografie meravigliose ma soprattutto offre un’esperienza percettiva di profumi e colori unica nel suo genere, con ben 20 spettacolari mostre di fiori, sorprendenti giardini di ispirazione e diversi eventi molto interessanti.
Il Dutch Design si ritrova per prima cosa nel grande mosaico raffigurante un dipinto di Piet Mondriaan che misura 250 metri quadrati, per la cui realizzazione sono stati utilizzati ben 80.000 bulbi di tulipano, muscari e crocus. Il mosaico sarà composto da 2 strati di fiori per garantire una fioritura più duratura.
Anche gli spettacoli di fiori nel padiglione Oranje Nassau saranno interamente dedicati al design olandese, mentre due dei giardini ispirazionali avranno come tema: “I Giardini Mondriaan”, che, con le loro macchie di colore quadrate, saranno motivo di grande attrazione per il pubblico.
Il Dutch Design si caratterizza per la tipica sobrietà olandese in combinazione con soluzioni innovative. Famosi artisti e designer come Mondriaan e Rietveld hanno gettato le basi per il Dutch Design e ancora oggi, designer olandesi sono apprezzati in tutto il mondo per il loro contributo a settori quali la moda, il graphic design, l’architettura e gli arredi di design. Essi sono la sorgente d’ispirazione per il tema del Keukenhof di quest’anno.
Per dare al Keukenhof un volto sempre nuovo, il design del parco viene rielaborato ogni anno. I bulbi sono selezionati con cura, per permettere ai visitatori di ammirarli in piena fioritura durante il periodo di apertura. I sette milioni di bulbi provengono da centinaia di fornitori che non possono desiderare un palcoscenico migliore per esporre i propri prodotti.
Il parco stupisce e emoziona per la sua incredibile bellezza ogni volta che lo si visita, e, grazie alla sua varietà, non stanca maia.
Sara Marchesi
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