Ad Anfipoli, antica città greca situata tra la Tracia e la Macedonia, a circa 100 chilometri da Salonicco, è stata scoperta una tomba monumentale macedone. Chi sia sepolto in questo sito funerario è ancora da scoprire, ma molti indizi portano a pensare alla tomba di Alessandro Magno.
Gli scavi hanno riportato alla luce due sfingi, che presidiano l’ingresso, e un leone alto cinque metri, simbolo di Alessandro Magno, che si erge su un tumulo. La tomba, la più ampia mai scoperta nel Paese, è circondata da un muro in marmo di 497 metri di circonferenza ricoperto di affreschi. Gli scavi, inoltre, hanno svelato una rampa di 13 scalini che conduce a un ampio percorso di quattro metri e mezzo di larghezza.
“La terra della nostra Macedonia – ha detto il primo ministro Samaras dopo la visita allo scavo – ci commuove e ci sorprende rivelando le viscere dei tesori che compongono insieme questo mosaico unico della nostra storia greca, per la quale tutti sono ancora molto orgogliosi”.
La Casciubia, una delle regioni più interessanti e variopinte della Polonia, si allarga in Pomerania, attorno a Danzica e penetrando nell'interno per oltre 100 chilometri.
Una rara miscela di folklore, tradizione e cultura incastonati in un caratteristico paesaggio postglaciale – un territorio ondulato costellato di specchi d’acqua e ricoperto di prati e boschi modellato dal grande ghiacciaio scandinavo ritiratosi circa 10mila anni fa – la rende una terra unica, assolutamente da scoprire e visitare in ogni angolo.
La Casciubia è una regione magica, dove il tempo fluisce a un ritmo più rilassato che nel resto del mondo. Ciò forse avviene grazie alla bella cornice naturale e alla lontananza dal frastuono della grande città, o forse grazie alla pacifica serenità dei suoi abitanti. Non importa quale sia la ragione, una cosa comunque è certa: in Casciubia ci si può riposare meglio che in qualunque altro luogo e chiunque sia sintonizzato con la natura e le antiche tradizioni saprà apprezzarlo. I meno attivi possono semplicemente oziare giornate intere sulla riva di un lago, pescando o semplicemente osservando e ascoltando intenti la lussureggiante natura. Gli amanti del riposo attivo possono sfruttare i numerosi percorsi a piedi ben segnalati o le piste ciclabili, noleggiare una canoa o una barca e andarsene a spasso per i numerosi corsi e specchi d’acqua della zona, spesso collegati fra loro. Non resteranno delusi nemmeno gli appassionati di cultura, perché in Casciubia anche questa ha moltissimo da offrire, soprattutto quella legata all’antico e ricco folklore locale. I casciubi sono legati alle proprie radici come poche altri gruppi etnici, e visitando la regione bisogna necessariamente ascoltare la musica locale e ammirare l’artigianato artistico
Una curiosità? Il tabacco da fiuto. In Casciubia questo è uno dei modi più popolari di assumere tabacco, inspirandolo in forma di polvere attraverso il naso. Questa tradizione giunse in Polonia dalla Francia, dove a sua volta era giunta grazie al contatto con gli indiani americani. In seguito in Europa questo modo venne ovunque sostituito dal tabacco masticato e infine da quello fumato. Dovunque, ma non in Casciubia, dove invece questo sistema di consumare tabacco è diventato straordinariamente popolare, al punto che oggi i casciubi hanno rielaborato e fatta propria questa tradizione e il tabacco da fiuto di produzione locale gode di riconoscimenti e apprezzamenti da parte degli esperti e degli intenditori di tutto il mondo. Trovandoci in zona, sarebbe perciò un peccato non chiedere alla persona che ci ospita di versarci un po’ di polvere di tabacco, dal corno in cui in genere esso è contenuto, sul dorso della mano aperta nel punto fra il pollice, l’indice e il polso, da dove viene inspirato con le narici. E ricordate che starnutire rivela il principiante!
Questa regione speciale è famosa anche per i piatti caratteristici della sua cucina casalinga serviti nei numerosi agriturismi. I sapori della Casciubia sono legati alle coltivazioni e agli allevamenti locali, quasi sempre condotti nelle piccole fattorie private. Gli abitanti del posto offrono volentieri i loro prodotti, il pane caldo cotto al mattino, il latte acido e i soffici dolci lievitati, che nell’epoca dell’industrializzazione delle produzioni alimentari rappresentano prodotti ormai quasi di lusso.
Un’ampia e bella veduta della regione la si può ammirare dall’alto del massimo rilievo morenico della regione, la Wie¿yca, poco lontano dalla località di Szymbark. Da una speciale piattaforma in cima a una torre panoramica, la vista che si spalanca davanti a noi è semplicemente straordinaria. Nelle vicinanze, non si può non visitare il Centro per l’Educazione e Promozione della regione che si trova proprio a Szymbark. Questa località infatti è nota per diverse sue insolite attrazioni, oltre che per esposizioni commemorative del passato della Polonia e dei polacchi. Qui si può ammirare per esempio la più lunga asse del mondo, inscritta nel Guinness dei primati. La maggiore attrazione locale, però, è la cosiddetta 'casa a gambe all’aria', un edificio d’abitazione in legno capovolto dentro cui ci si sente autenticamente spaesati e smarriti. Naturalmente da vedere qui c’è molto di più, e al tempo stesso i visitatori qui hanno anche la possibilità di conoscere tutto sul tema della tradizione e della cultura casciube.
Ricordare la caduta del comunismo. È questo l’obiettivo del Memento Park, un piccolo parco nella periferia di Budapest.
Il parco è ingiustamente escluso dal tipico tour della capitale dell’Ungheria ma una visita è un tuffo nel passato da non perdere. Con 15 minuti di bus dal centro della città, è possibile ammirare 42 pezzi dell’arte dell’era Comunista che, tra il 1945 e il 1989, erano esposte nelle vie di Budapest.
Il parco è stato progettato dall’architetto magiaro Ákos Eleõd nel 1991, solo due anni dopo la caduta del regime comunista e fu aperto ufficialmente nel 1993. Dopo il crollo del muro di Berlino, negli stati satellite dell’ex unione sovietica, la maggior parte dei simboli del comunismo furono distrutti, quasi a voler cancellare il ricordo di quest’epoca. Non a Budapest che ha scelto di portare alcune statue in questo parco in cui, con un po’ di ironia, si rivive il passato recente ungherese.
Tra i monumenti è possibile ammirare l’allegoria dell’amicizia ungherese sovietica e i classici soggetti dei monumenti comunisti: lavoratori, soldati dell’armata rossa, leader del partito. Non solo: tra i volti scolpiti è facile riconoscere Lenin, Marx ed Engels .
Simbolo del parco è la riproduzione 1:1 della tribuna che fino al 1956 dominava “Felvonulási tér”, al centro di Budapest. La sua funzione era quella di piedistallo a una statua di bronzo alta ben 8 metri che rappresentava Stalin. Era anche il luogo d’onore da cui i leader comunisti assistevano alle parate. Gli ungheresi che il 23 ottobre 1956 si rivoltarono contro la dittatura rossa segarono la statua all’altezza delle ginocchia e la fecero crollare. Gli stivali del Generale, però, rimasero al loro posto diventando un sarcastico ricordo del dittatore e della sua megalomania.
Come abbiamo detto, l’ironia in questo parco non manca. Alla biglietteria è possibile acquistare scatole di latta che contengono “l’ultimo sospiro di comunismo” o salire a bordo di una Trabant, l’auto del popolo durante il periodo sovietico. Da una cabina telefonica, inoltre, è possibile collegarsi alla COMMUNIST HOTLINE e riascoltare i più celebri discorsi dei maggiori leader comunisti della storia.
Per visitare il parco è possibile prenotare una visita per 15 euro on line che include il tragitto su un bus che ogni giorno parte dal centro città e una visita guidata di 45 minuti. Altrimenti è possibile raggiungere il parco con i mezzi pubblici e visitare autonomamente il parco. Il biglietto d’ingresso è di 5 euro.
Ilaria Brusadelli
Si sono svolte recentemente le elezioni che hanno attribuito all’imprenditore e filantropo milionario Andrej Kiska (foto) il ruolo di Presidente in Slovacchia. Andrej Kiska diventa così il quarto presidente della Slovacchia dal 1993, quando il Paese ottenne l’indipendenza separandosi dall’allora Cecoslovacchia. Succede a Ivan Gasparovic, il cui mandato è scaduto il 15 giugno.
Finora sconosciuto nella scena politica della Slovacchia, il 51enne Kiska ha attratto soprattutto gli elettori stufi della politica tradizionale e dei recenti scandali di corruzione. “Proverò a rendere la politica più umana”, ha detto Kiska nel discorso della vittoria pronunciato davanti a una folla di sostenitori in un hotel della capitale Bratislava. “Starò accanto a ogni cittadino rispettabile di questo Paese”, ha aggiunto. Negli anni ’90 Kiska ha fondato due società di credito di successo, che nel 2005 ha venduto a una banca. Successivamente ha creato la fondazione di beneficenza ‘Angelo buono’, che fornisce aiuti finanziari alle famiglie con bambini ammalati. Il ruolo di presidente in Slovacchia è soprattutto cerimoniale, ma il presidente ha il potere di scegliere il primo ministro, nominare i giudici costituzionali e porre il proprio veto sulle leggi.
Non tutti i divorzi finiscono con il lancio di stoviglie e un astio perpetuo. Questo è il caso di Repubblica Ceca e Slovacchia, sorte a realtà individuali dalla separazione consensuale e pacifica della ex Cecoslovacchia. Nel 1993 il Paese dell’est europeo si è diviso, dando origine a due diverse entità con connotazioni proprie e ben identificate.
Nello specifico la Slovacchia, membro della Comunità Economica Europea dal 2004 offre oggi al turismo internazionale uno scenario spettacolare dalle mille sfaccettature, un prisma fatto di regioni adatte a soddisfare le più esigenti richieste in un’ambientazione sorprendente. Sorprendente è infatti l’aggettivo adeguato a descrivere la zona più a nord della Slovacchia, compresa tra Repubblica Ceca e Polonia, in una parola la Zilina. Suona come il nome di una donna dall’intenso passato, complice di un vivace presente e proiettata verso un promettente futuro. Spesso, sbagliando, pensiamo all’est europeo come a una zona d’ombra, dal carattere triste, grigio e deprimente. Un luogo della memoria dove ripercorrere tappe molte volte controverse di regimi austeri dove ‘democrazia’ era solo una parola sui vocabolari di altri. La Slovacchia e la regione di Zilina in particolare smentiscono questo luogo comune attraverso uno stile di vita dinamico, positivo, aperto all’innovazione, senza dimenticare o cancellare le piccole grandi perle del passato da presentare come tesori a cielo aperto ai visitatori.
Le parole d’ordine che caratterizzano questa fetta d’Europa sono la natura incontaminata, la prepotente e costante presenza del legno e l’acqua. Lontana dal mare la Zilina, come premiata dalla legge di compensazione, gode di laghi, fiumi e soprattutto di fonti termali che, addomesticate dall’uomo, ne fanno un luogo perfetto per il relax, il benessere e la cura di diverse patologie. Prima fra tutte la Slovak Health spa di Rajecké Teplice; già nel 1376 si trova la prima citazione di questo luogo, indicato con il termine di 'thermae'. Lo sfruttamento delle terme si sviluppa in particolare all’inizio del XVII secolo, inizialmente per la cura di reumatismi, edemi e varie malattie dermatologiche. Attualmente il potere delle acque è riconosciuto per il trattamento di malattie infiammatorie e degenerative dell’apparato motorio, le patologie neurologiche e i disturbi professionali. Nel 1996, dopo una certa decadenza avvenuta nel periodo comunista, gli impianti sono stati completamente ristrutturati.
L’aspetto attuale ricorda i fasti dell’antica Roma rivisitati in chiave moderna: attrezzature all’avanguardia, controllo medico preventivo alle terapie e trattamenti personalizzati a prezzi considerevolmente più bassi rispetto a strutture simili presenti nell’Europa dell’Ovest. Una diversa interpretazione delle acque termali è stata studiata a Bešeòová, dove cura fa rima con divertimento. Il Gino Paradise offre infatti un comprensorio enorme fatto di piscine e scivoli degni di un parco acquatico occidentale, adatto ai grandi come ai più piccoli. Una curiosità: nel centro è presente anche una poltrona riscaldata per il relax ricoperta in oro a 24 carati. Le proprietà del metallo prezioso sono infatti riconosciute nella cura di artrite, artrosi e nell’innalzamento dei valori dell’energia vitale.
La regione di Zilina è “vicina di casa” di Repubblica Ceca e Polonia e come tale ospita una buona parte della catena montuosa dei Carpazi. Stazioni sciistiche, possibilità di trekking, mountain bike, cicloturismo e magiche avventure alla scoperta delle grotte. Se ne trovano moltissime sparse nel territorio e alcune sono considerate patrimonio Unesco. Tra queste la splendida Grotta della Libertà Demänovská, aperta al pubblico nel 1924 e la più visitata della Slovacchia insieme alla Grotta di Ghiaccio. 1800 metri di lunghezza e un numero infinito di scalini passano tra stalattiti, stalagmiti, laghetti sotterranei e pareti di ghiaccio; la leggenda narra che un drago abbia abitato tra le alte volte delle grotte, ma la storia reale vuole che nel 1985, in pieno regime comunista, fossero il set di un film (La Signora della Neve) interpretato dall’italiana Giulietta Masina.
Grazie al suo ingresso nell’Unione Europea, anche se recente rispetto a molti altri paesi membri, la Slovacchia ha rinnovato la sua immagine e grazie anche con i fondi stanziati dalla Comunità Economica ha dotato il suo territorio di nuove strade, ponti e infrastrutture all’avanguardia. Questo non le ha impedito di preservare un patrimonio storico inestimabile. Fra i tanti luoghi che compongono questo tesoro dell’Est c’è Cièmany, un villaggio di montagna che affonda le sue radici nel 1272. Nel verde del paesaggio spiccano le piccole abitazioni dipinte di nero e decorate con motivi bianchi ad evocare i ricami tipici di questo luogo. E’ un classico esempio di architettura popolare che non ha sempre avuto vita facile, come i suoi abitanti del resto, costretti a combattere con i rigori dei lunghi inverni e la distanza da altri centri abitati. Costruito completamente in legno, su alcune facciate delle case sono ben visibili ancora oggi i fori dei proiettili sparati nel corso di un conflitto che si è combattuto tra tedeschi e russi durante la seconda guerra mondiale e l’episodio sembra completamente innaturale per questo angolo che trasuda pace e tranquillità.
C’è un’altra eccezione nello scenario fiabesco di queste montagne però; si tratta delle gesta di uomo, diventato eroe nazionale, considerato il Robin Hood slovacco: Juraj Jánošik. Nato nel 1688 e arruolato nell’esercito ungherese, decide a un certo punto della sua giovane vita di stabilire un equilibrio più equo tra la ricchezza di nobili e signorotti e la povertà della popolazione comune, attraverso agguati compiuti con la complicità di un manipolo di amici. Rubare ai ricchi per dare ai poveri però non si dimostra un’equazione vincente per il povero Juraj che a soli 25 anni viene catturato e giustiziato nel peggiore dei modi.
Un eroe da vecchia Inghilterra, fiori alle finestre e nei giardini delle case come in Austria, birre artigianali e di gran pregio degne di Germania e Olanda. Ordine e pulizia (attenzione, gettare un mozzicone di sigaretta per strada può costare una multa di 15 Euro!) come nei più virtuosi paesi che conosciamo. Bellezze naturali, preservazione del patrimonio faunistico, ospitalità. Ma non è ancora tutto. In Slovacchia le sorprese non finiscono mai e si scopre che il suo territorio annovera un numero di castelli capace di competere e forse superare quello francese. Nella regione di Zilina se ne trova un esempio che toglie il fiato: il castello di Orava. La costruzione risale al Medio Evo e si sviluppa su uno sperone roccioso a picco sul fiume omonimo per 520 metri. Passare attraverso le diverse sale è come andare a spasso nel tempo. I secoli, le dinastie che l’hanno posseduto e abitato, si susseguono senza soluzione di continuità. I suoi misteri, le sue leggende e persino lo scherzo di un pittore chiamato a fare il ritratto di uno dei nobili proprietari. Nel dipinto, per un’illusione ottica davvero magistrale, la figura ha una mano dotata di sei dita e l’altra di quattro, a sottolineare quanto l’uomo fosse avido a sottrarre denaro con un arto e poco incline a distribuirne con l’altro. Il castello di Orava è stato anche il set scelto per la realizzazione di molte scene del film “Nosferatu” nel 1922, la prima pellicola con protagonista un personaggio principe del regno dell’occulto.
La Slovacchia è dunque fatta per sorprendere e stupire come un film di cui non si riesce a intuire il finale. Piacevoli colpi di scena insospettabili, dalle città ai villaggi più sconosciuti, come ancora troppo poco valorizzata è la sua capitale, Bratislava, strategico punto di partenza per la scoperta di questo incredibile paese.
Paola Drera
COORDINAMENTO IN REGIONE LOMBARDIA IL 27 GIUGNO.
La Francigena è ormai considerata, dal punto di vista culturale, sociale, economico, infrastrutturale, “spina dorsale” di sviluppo sostenibile dei territori europei attraversati. Essa costituisce un “ponte di cultura” fra Europa del nord ed Europa Mediterranea, un fil rouge di 2.500 km che da Canterbury, nella contea del Kent, in Inghilterra, attraversa Francia, Svizzera, Italia verso la Città Eterna e poi fino alla Puglia per raggiungere Gerusalemme.
Venerdi 27 giugno si svolgerà a Milano, presso la sede della Regione Lombardia, l’importante meeting che vede coinvolte le regioni europee sulla Via Francigena”. Un incontro di confronto sullo stato dell’arte del percorso - segnaletica, infrastrutture, comunicazione, promozione - finalizzato a stabilire una strategia e azioni comuni, attivando un tavolo tecnico europeo di coordinamento. Una occasione importante per condividere gli ultimi sviluppi della Via Francigena, scambiare buone pratiche fra le regioni coinvolte e permettere uno sviluppo diffuso della Via. Obiettivo delle Regioni è di inserire l’attrezzamento della Francigena, e delle vie storiche, nella nuova programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali quale progetto unitario europeo.
Sarà la nuova ‘meraviglia’ di Londra il Garden Bridge, un ponte pedonale lungo 370 metri con alberi e giardini che attraversa il Tamigi e collega le zone di South Bank e Temple? Per ora si tratta di un ambizioso progetto ma viene valutato con grande attenzione dalle autorità municipali che intravedono in questa struttura grandi possibilità.
Secondo fonti giornalistiche, dal Garden Bridge potrebbero passare 8 milioni di persone ogni anno e molti sarebbero turisti desiderosi di ammirare la nuova struttura. A promuovere la costruzione c’è il Garden Bridge Trust che si occupa anche della raccolta fondi per realizzarlo, stimati in 150 milioni di sterline.
L’idea è venuta all’attrice ed ex ‘bond-girl’ Joanna Lumley mentre al progetto ha pensato l’architetto Thomas Heatherwick, che ha realizzato il calderone usato per contenere la fiamma olimpica di Londra 2012.
Lo Stato britannico ha promesso 30 milioni di sterline in finanziamenti per il progetto, 30 arriverebbero invece da Transport for London, ente che gestisce i trasporti della capitale, e 30 da donazioni private. Ma servono almeno altri 60 milioni. I londinesi sono entusiasti dell’idea: l’88% di chi vive nel centro è a favore, se si va in periferia si raggiunge il 94%.
Un gruppo di archeologi ha rinvenuto in Polonia uno scheletro con un mattone bloccato in bocca, prova sufficiente secondo gli studiosi per ritenere che i resti appartengano a qualcuno una volta sospettato di vampirismo. La storia viene raccontata da Lettera43 (quotidiano inline indipendente, direttore Paolo Madron - www.lettera43.it).
La tomba (risalente al XVI secolo) è stata trovata durante gli scavi effettuati nel cimitero accanto alla chiesa del villaggio di Kamien Pomorski. Oltre che per il mattone in bocca, a ritenere che le ossa siano proprio di un vampiro, è un femore perforato: nei secoli scorsi, infatti, la gamba del ‘vampiro’ veniva inchiodata al legno della cassa per evitare che uscisse dalla bara. Chi non ha alcun dubbio è Slawomir Gorka, archeologo e responsabile dello scavo: “Un pezzo di mattone in bocca e una coscia forata sono elementi sufficienti per indicare che si tratta della sepoltura di un ‘vampiro’”.
Ma perchè si inseriva un sasso, una pietra o un mattone nella bocca del cadavere? Era un rituale utilizzato per evitare che il morto mordesse e quindi tornasse in vita. Non è la prima volta che in Polonia si sono verificate scoperte di questo genere. Nel luglio del 2013 un gruppo di tombe sono state rinvenute vicino a Gliwice, nel Sud del Paese, in una zona dove gli archeologi si aspettavano, in realtà, di poter incappare nelle spoglie di soldati periti durante la Seconda Guerra mondiale. Gli scheletri avevano il cranio in mezzo alle gambe, il che indica un tipo d’esecuzione rituale che nella tradizione popolare veniva riservata ai bevitori di sangue, per evitare che ritrovassero la testa al loro risveglio e risorgessero dalle tombe a terrorizzare i vivi. Risalire alla data della morte non sarà facile, dato che non c’è alcun elemento nelle tombe (tipo gioielli o ornamenti) che aiuti nel compito e, nei secoli, la sorte di chi veniva accusato di essere un vampiro è sempre stata segnata: in alcuni casi le persone venivano decapitate; in altri venivano appese alla forca fino a quando la testa non si staccava dal corpo grazie al processo di decomposizione. In ogni caso, i cadaveri dei presunti vampiri venivano sepolti o con un mattone in bocca o col cranio tra le gambe, con la credenza che ciò avrebbe impedito al vampiro di ritrovare la propria testa una volta risvegliatosi. Secondo gli storici, questa pratica era piuttosto comune nei Paesi slavi, soprattutto nei decenni che seguirono la conversione al Cristianesimo.
Pagina 9 di 21